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 2026  giugno 16 Martedì calendario

Omicidio Ravasio, tre ergastoli: fine pena mai per la mantide di Parabiago

Ergastolo per Adilma Pereira Carniero, la 50enne brasiliana a processo davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio di Fabio Ravasio, 52 anni, ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago da quello che inizialmente era sembrato un incidente causato da un pirata della strada.
La sentenza
La Corte ha inoltre condannato Igor Benedito a 23 anni, Massimo Ferretti a 24 anni, Mirko Piazza a 14 e 4 mesi, Mohamed Dahibi a 22 anni, Fabio Lavezzo e Marcello Trifone all’ergastolo, Fabio Oliva a 14 anni. Accogliendo in parte le richieste formulate dal pubblico ministero Ciro Caramore che aveva chiesto cinque ergastoli e che aveva definito Adilma, sacerdotessa del culto afro-brasiliano del Candomblè, fidanzata con Ravasio e soprannominata la mantide, “un abisso di immoralità, capace di manipolare chiunque per i suoi scopi”. La sentenza è arrivata intorno alle 23.30, dopo una camera di consiglio durata 12 ore.
La dinamica del delitto
Ciascuno dei condannati ebbe un ruolo preciso nell’omicidio di Ravasio. Benedito guidava l’auto con Trifone al fianco, Oliva riparò la macchina usata per l’omicidio, Ferretti pianificò con lei l’uccisione di Ravasio, Piazza faceva da ufficiale di collegamento, Lavezzo, compagno della figlia di Pereira, avvisò Benedito del passaggio della vittima affinchè questo potesse investirlo, Dahibi finse un malore in strada per fermare il traffico. A tutti, tranne che a Oliva, è contestata la premeditazione. Per Pereira, Dahibi e Lavezzo le difese avevano chiesto l’assoluzione. Per tutti gli altri i difensori si erano rimessi alla corte per la determinazione della pena.
La famiglia della vittima
"Siamo soddisfatti dalla sentenza, è una sentenza giusta” è il commento degli avvocati Francesco Arnone e Vincenzo Moltalbano, legali di parte civile che assistono Annamaria Trentarossi, Mario Ravasio e Giuseppe Ravasio, i genitori e il cugino di Fabio Ravasio. “La sentenza – aggiungono – ha rispecchiato l’andamento del processo e siamo contenti che sia stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione”.