la Repubblica, 16 giugno 2026
Ieri, oggi, Mamdani. Tra palleggi e cartellini lo show quotidiano del sindaco di New York
Ti svegli con Mamdani. Vai a dormire con Mamdani. E non sei sua moglie. Sei soltanto un cittadino di New York o uno che ci trascorre i giorni dei mondiali di calcio. Il sindaco lo senti alla radio al mattino, lo vedi allo stadio nel pomeriggio, lo incontri nei bar la sera. Come durante la campagna elettorale che portò alla sua elezione: è pop, è Zelig, è Zohran. Indossa una maglietta colorata in tribuna, un abito con cravatta nel parco, una canotta dei Knicks sopra la camicia nell’ora del trionfo. È un po’ ovunque e un po’ comunque. Vinse le elezioni, sta vincendo i suoi mondiali, perché ne fa le regole. Ma azzeccherà anche le previsioni, del tempo e del calcio?
Il sindaco di New York appassionato di calcio
Mamdani è sempre stato un appassionato di soccer, già a novembre era apparso in un video in cui palleggiava con discreta abilità e annunciava che la coppa del mondo sarebbe stata una grande occasione. In ordine crescente: per gli Stati Uniti, per New York e per lui. La sua strategia mediatica è come sempre accerchiante e al centro della circonferenza c’è lui. Nei giorni delle partite al MetLife Stadium la sua voce dà il buongiorno in un segmento radiofonico chiamato The Morning Pitch in cui offre le previsioni meteo e quelle del traffico per le zone interessate. Sabato scorso (in programma c’era Brasile-Marocco) ha esordito con un diverso pronostico: «Knicks in five!», vinceranno i Knicks alla quinta, che si giocava la sera, e gli è andata bene. Al pomeriggio era sugli spalti, accanto alla moglie, a cui spiegava con pazienza tattiche e regolamento. Indossava una maglietta multicolore con la scritta New York City e il numero 26 sulla schiena. È un’edizione speciale, da lui voluta. La produce un laboratorio di Bedford-Stuyvesant, che è stato a lungo un quartiere per minoranze, ma ora vive l’inevitabile gentrificazione. Lo gestiscono famiglie emigrate dal Sudamerica e viene venduta al prezzo (qui considerabile politico) di 50 dollari e con lo slogan: “Prodotto a New York, da newyorchesi per i newyorchesi”. È un successo. Per gli immigrati, che siano venuti per lavoro o per tifo, ha fatto stampare due cartellini, come quelli che gli arbitri tengono nel taschino, da portare sempre con sé: uno giallo e uno rosso. Quello giallo spiega quali numeri chiamare in caso di problemi con i datori di lavoro, le forze dell’ordine o quelle del crimine. Quello rosso i diritti da rivendicare nel caso l’Ice (la polizia speciale che controlla i non residenti) si presentasse alla porta. Non che non gli piaccia la legalità: in un’intervista televisiva ha dichiarato di aver amato il Var da sempre e per sempre. In un’altra ha fatto le sue previsioni non del tempo, ma del risultato. Qui è caduto nella trappola della valutazione passo dopo passo, dai gironi ai sedicesimi. Gli incroci ti portano dove non ti aspettavi di finire, nel suo caso a una finale tra Francia e Marocco. E chi vince, signor sindaco? «A questo punto, il Marocco». Per scoprire quante ne avrà indovinate (le altre due semifinaliste per lui saranno Inghilterra e Colombia) basterà andare in uno dei cento punti di raduno del tifo da lui voluti. Si stanno moltiplicando, giorno dopo giorno. Nel fine settimana i mondiali sono davvero arrivati a New York, anche senza stadio, nelle strade. Vedi gente seduta sull’asfalto davanti ai dehors che fa il picnic mentre guarda Ecuador-Costa d’Avorio. Venditori di hot dog con il cellulare che trasmette Olanda Giappone comunicano il risultato a chi prende il panino e rimanda con il passaparola a tutta la fila.
Come un gatto tra le pozzanghere
Questa, un po’ sgangherata, colorata, multietnica e risparmiosa è la sua New York e ci sguazza come un gatto tra le pozzanghere. Per la destra delle etichette semplici resta “un islamico comunista”, ma bisognerebbe sforzarsi di distinguere tra islamico e islamista e tra un comunista e un socialdemocratico che fa la politica che può, a macchia di leopardo, inseguendo la luce della visibilità nei giorni in cui i riflettori sono accesi. A tutti i dispensatori di scetticismo che domandano (a sei mesi dall’entrata in servizio) se poi davvero abbia cambiato New York la risposta è ovviamente: no. Non più di quanto Obama abbia cambiato l’America. Il punto non è che cosa lasciano, ma chi lo prende dopo di loro. Come Barack, anche lui fa tentativi, indica esempi, mostra possibilità che da particolari potrebbero trasformarsi in generali, se ci fosse una disponibilità o addirittura una volontà là dove nessun potere politico può forzare la mano senza cadere.
Gioioso e adolescenziale
Fa propaganda, certo. Dà più circo che pane, ma anche le briciole sono qualcosa e la musica nell’aria è meglio del suono delle sirene o del rombo dei caccia militari. Mamdani è gioioso e adolescenziale almeno quanto Trump è cupo e senile. Quello si intitola ogni cosa che può, questo ha ribattezzato la Cinquantesima all’angolo con la Sesta “Thierry Henry Way”, perché amava l’Arsenal, poi lo ha visto giocare in America e gli piace come commenta le partite in tv. I francesi lo rispettano, alzano gli occhi e i cellulari, scattano e sorridono. Oggi gioca la loro squadra, a mezz’ora da Manhattan, contro il Senegal. Mamdani prevederà per l’ora della partita sole pieno, 26 gradi (percepiti 31), umidità al 42%, qualche raffica di vento. Il traffico sarà intenso a partire da mezzogiorno con possibili ingorghi in prossimità e all’interno del Lincoln Tunnel, consigliati percorsi alternativi. Come da precedenti pronostici, la vittoria dovrebbe arridere ai Blues. La sera, festeggiamenti a Little Paris, tra Nolita e Soho. Ci sarà una luna in fondo al blu. Indovina chi viene a cena.