la Repubblica, 16 giugno 2026
Beatrice Rana parla del suo presente
Beatrice Rana è la pianista del momento. Oltre alla tecnica pazzesca, c’è in lei quel misterioso elemento in più che nutre il carisma. Respiro poetico, vitalità di ogni battuta, potere del tocco. Nella sua generazione è la migliore. Nata nel 1993 a Copertino, provincia di Lecce, è figlia di due pianisti ed è rimasta legatissima al Salento, dove cura ogni estate il festival “Classiche Forme”. Oggi è lanciata in una carriera internazionale sviluppatasi con magica velocità. Suona nelle massime sale del pianeta e collabora coi direttori più prestigiosi. Molto inventiva nelle scelte di repertorio, ha realizzato di recente un’impresa di approfondimento della musica scritta dagli Schumann, Robert e Clara, attribuendo alla parte femminile della coppia il giusto rilievo. Quando Beatrice suona, domina la tastiera con piglio asciutto e regale. In lei la padronanza dello strumento si fonde con una consapevolezza dei significati più ineffabili del brano. È sempre originale il suo approccio al pianismo: vedi il suo Bach, di speciale dolcezza, o il suo Schumann più meditativo che romantico, o il suo Chopin, che spiazza per modernità grazie ai contrasti dinamici.
Beatrice è appena diventata mamma di Margherita, nata in maggio, e ha fatto concerti col pancione che sfiorava il pianoforte. Intanto ha lavorato come consulente per la musica classica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove ha montato un programma ricco e vario. Nell’ambito di questa rassegna, il 3 luglio terrà il suo primo concerto dopo la maternità.
Col maestro Yannick Nézet-Séguin e la London Symphony Orchestra, sarà solista a Spoleto nella “Rapsodia su un tema di Paganini” di Rachmaninoff.
“All’inizio il progetto era questo, poi mi tirai indietro quando m’accorsi d’essere incinta. Ci tenevo che al festival partecipasse Yannick, grande direttore e vero amico musicale per me. Accettò di suonare con lui al mio posto Yuja Wang, che però ha dovuto cancellare qualche giorno fa. Perciò ho deciso di tornare in campo. Evidentemente era destino che ci fossi io a Spoleto con Yannick, insieme al quale ho suonato lo stesso brano a Edimburgo, a Lucerna, a Londra e altrove”.
Cosa può dirci su questo pezzo?
“È musica d’intelligenza straordinaria e coglie il carattere diabolico di Paganini, di cui Rachmaninoff usa un tema esaltando l’aspetto noir del violinista e trasformandolo in qualcosa di lucente e positivo. La Rapsodia è strutturata in 24 Variazioni e nella numero 18 la melodia è invertita, e invece di salire scende. Rachmaninoff compie un capovolgimento speculare dell’andamento melodico che determina un raggio di sole nell’oscurità del brano”.
Qual è l’obiettivo della sua nuova collaborazione con Spoleto?
“Ho cercato di formare un programma che a una qualità elevata unisse la massima offerta. L’idea è stata quella di elaborare una proposta all’altezza dei più blasonati festival europei. Ho rispettato la visione del nuovo direttore artistico Daniele Cipriani, che intende rendere omaggio alle radici della manifestazione fondata dal compositore italo-americano Gian Carlo Menotti. Infatti il concerto finale prevede un tributo alla musica statunitense, con titoli di Bernstein e Menotti”.
È di particolare interesse il progetto che ha realizzato sulla musica degli Schumann.
“Ho inciso per Warner Classics un album con pezzi di Clara e Robert, lavorando a fianco di Yannick Nézet-Séguin, e ho suonato il Concerto per pianoforte e orchestra di Clara coi Berliner Philarmoniker, nella Carnegie Hall di New York, al Festival di Lucerna… Non era conosciuto come meritava e mi spiaceva che fosse visto come la “quota rosa”. Sbagliato catalogare Clara solo come moglie di un genio. Artefice del pregiudizio fu anche lei stessa, poiché dopo le nozze mise da parte la scrittura, che secondo Clara non reggeva il confronto con quella del marito. Lui la incoraggiava a comporre e la stimava al punto che, nel primo anno di matrimonio, pubblicarono insieme Lieder firmati da entrambi, senza specificare chi avesse fatto cosa”.
Com’è stato per lei suonare in gravidanza?
“Il pianista è assai solo in palcoscenico, ma io per un po’ di tempo non ho sentito solitudine e la percezione d’essere in compagnia m’infondeva una gioia immensa. Ho fatto concerti fino all’inizio del terzo trimestre, poi il corpo mi ha chiesto di fermarmi. Tuttavia ho continuato a studiare e a dare master-class, e ho registrato un cd dedicato a Debussy”.
Il suo compagno è un pianista, Massimo Spada. Questo comporta difficoltà?
“No, anzi. Alla base dell’intesa c’è una reciproca comprensione. Il nostro lavoro ha molto a che fare con la sfera emotiva ed è essenziale per il rapporto capirsi pure musicalmente”.
Sarà arduo adesso conciliare vita privata e carriera?
“Con Margherita è in corso un uragano e la vita è esplosa. Ma ci sono musiciste che hanno trovato un ottimo equilibrio con la maternità, come Martha Argerich e Anne-Sophie Mutter. Le guardo con speranza e fiducia”.