la Repubblica, 16 giugno 2026
Il Basquiat sparito da casa Cecchi Gori: la procura voleva arrestare Rita Rusic
Per la produttrice cinematografica e attrice Rita Rusić erano stati chiesti perfino gli arresti domiciliari. Secondo la procura di Roma avrebbe fatto sparire un Basquiat il cui valore è oggi stimato 18 milioni di euro, trasformando uno dei dipinti più misteriosi del mercato dell’arte – Wine of Babylon – in un intrigo senza fine fatto di cause civili, trattative segrete e inchieste penali. Per gli investigatori il “Basquiat fantasma” non si sarebbe volatilizzato nel nulla. Sarebbe stata proprio Rusić, dopo aver utilizzato il dipinto come garanzia in un’operazione economica, a sottrarlo ai tentativi di recupero trasferendolo all’estero e occultandone le tracce. Gli arresti, comunque, non sono arrivati. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta cautelare.
Ma il caso è tutt’altro che chiuso. Anzi. L’aggiunto Giovanni Conzo e il sostituto Stefano Opilio hanno notificato a Rusić l’avviso di conclusione dell’inchiesta, contestandole i reati di tentata estorsione, autoriciclaggio e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Persona offesa è l’avvocato Giovanni Nappi, che rivendica la proprietà del dipinto dopo averlo ricevuto nel 2010 da Vittorio Cecchi Gori, ex marito di Rusić, in pagamento di prestazioni professionali. Per rientrare in possesso del quadro, Nappi avrebbe dovuto negoziare con la donna fino alla richiesta di milioni di euro.
Al centro della vicenda c’è appunto Wine of Babylon, un’opera di Jean-Michel Basquiat, il genio ribelle della New York degli anni Ottanta, l’artista afroamericano morto a 27 anni e diventato uno degli autori più quotati al mondo. I suoi lavori – come Untitled – vengono battuti nelle grandi aste internazionali anche per centinaia di milioni di dollari.
La storia di Wine of Babylon affonda le radici nel 2010. Quello che all’epoca apparve come un normale trasferimento di un’opera d’arte a compensazione di prestazioni professionali si sarebbe trasformato in una battaglia giudiziaria senza precedenti. Il quadro non è mai stato consegnato al nuovo proprietario. E non solo. Nel corso delle trattative avviate per recuperare l’opera, Rusić avrebbe subordinato la restituzione del Basquiat al pagamento di somme enormi.
In un primo momento avrebbe preteso il 75 per cento del ricavato di un’eventuale vendita. Più avanti, nel corso di un incontro registrato da Nappi, attraverso il proprio difensore sarebbe stata indicata la cifra di quattro milioni di euro come condizione per la consegna del dipinto.
Negli atti spuntano episodi che sembrano usciti da un romanzo. Nel 2018 Nappi e l’avvocato della Rusić, Carlo Arnulfo, si recarono negli uffici romani di Sotheby’s per valutare la possibile vendita dell’opera. La specialista della casa d’aste chiese dove fosse custodito il Basquiat. La risposta del legale fu enigmatica: furono fornite coordinate geografiche, longitudine e latitudine, salvo poi opporre il segreto professionale sull’appartamento in cui il quadro si trovava realmente.
E c’è anche un altro episodio destinato ad alimentare il mistero del dipinto. Nel luglio del 2020 l’ufficiale giudiziario e i legali di Nappi si presentarono nell’abitazione di Lierka Rusić, sorella di Rita, perché secondo i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale il quadro avrebbe potuto trovarsi lì. Il dipinto non venne trovato. Ma la donna spiegò che il Basquiat non sarebbe mai saltato fuori perché Rita lo aveva nascosto bene, definendola «scaltra e più intelligente di tutti».
Eppure, il gip ha detto no ai domiciliari. Nella sua ordinanza osserva che le numerose pronunce civili intervenute negli anni non hanno definitivamente chiarito chi fosse il reale proprietario dell’opera. Insomma, di chi è davvero quel Basquiat? Se non c’è certezza sulla titolarità del dipinto, ragiona il magistrato, anche la lettura delle condotte contestate dalla procura potrebbe cambiare. Troppo poco, dunque, per giustificare un arresto. Così Rita Rusić resta libera. Ma libero continua a essere anche il “Basquiat fantasma”, il quadro da 18 milioni di euro che da sedici anni sfugge a sentenze, ufficiali giudiziari e investigatori. E la domanda che continua ad aleggiare su questa storia resta ancora senza risposta: dov’è finito Wine of Babylon?