la Repubblica, 16 giugno 2026
Lite a destra sul raid russo sulla cattedrale di Kiev
L’ennesimo attacco russo contro l’Ucraina riaccende anche in Italia il confronto politico sul sostegno a Kiev. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri ha affrontato il tema durante le dichiarazioni congiunte con la premier giapponese Sanae Takaichi, al termine dell’incontro a Villa Pamphilj, a Roma. «Di fronte ai nuovi brutali attacchi russi contro i civili non possiamo volgere lo sguardo altrove», sottolineando come «la solidarietà sia fondamentale, particolarmente quando gli attacchi e le aggressioni russe non si fermano neanche di fronte a simboli millenari della cristianità e di fronte a pezzi di Patrimonio dell’Unesco».
Parole che si inseriscono nella linea di pieno sostegno all’Ucraina rivendicata da Palazzo Chigi sin dall’inizio del conflitto, ma anche nel contesto di avvio ufficiale dei negoziati di adesione con Kiev in Europa. Ma l’attacco alla cattedrale è diventato anche l’occasione per una stoccata all’interno della stessa maggioranza. «Esprimiamo la più ferma condanna per l’attacco che ha colpito la cattedrale di Kiev, Patrimonio Unesco e uno dei più importanti centri spirituali del cristianesimo ortodosso nell’Europa orientale», dice Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera ed esponente di FdI.
Secondo Mollicone, «questa offensiva dimostra, ancora una volta, lo spirito assolutamente anti-europeo e anti-occidentale di Putin e della Russia». Il passaggio più politico arriva però subito dopo ed è un chiaro riferimento a Roberto Vannacci, la cui linea retorica e politica è molto attenta alle ragioni russe. Problema che in realtà coinvolge anche la Lega di Matteo Salvini. «Sarebbe significativa, oggi, una condanna unanime del bombardamento da quelle “anime belle”, anche a destra, che continuano a giustificare l’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia».
Dal fronte delle opposizioni, invece, torna a emergere la richiesta di rafforzare il profilo diplomatico europeo. «Il sostegno all’Ucraina non può esaurirsi nella dimensione militare e l’Europa deve tornare a esercitare un ruolo politico e diplomatico nel conflitto», sostiene Andrea Orlando (Pd) in un intervento pubblicato da Rinascita. Per l’ex ministro della Giustizia occorre «superare il tabù del confronto con Mosca», perché «una pace stabile richiede un negoziato che coinvolga tutte le parti e una maggiore iniziativa dell’Unione europea, evitando che la guerra resti affidata esclusivamente alla logica delle armi».