Corriere della Sera, 16 giugno 2026
No, l’azzardo non è un gioco
Le perdite degli italiani al gioco d’azzardo valgono una manovra finanziaria annuale e due volte le risorse che il governo ha recentemente promesso di impegnare, ma in un decennio, per realizzare il Piano casa. I numeri fanno paura. L’azzardo online nel 2025 ha sfondato il tetto dei 100 miliardi di euro giocati, mentre l’azzardo fisico vale oltre 64 miliardi, per un totale di risorse giocate che, l’anno scorso, ha raggiunto la stratosferica e inquietante cifra di 165 miliardi 324 milioni di euro (+5% rispetto all’anno precedente). Nello stesso periodo, le perdite dei giocatori, a livello nazionale, hanno invece raggiunto i 21 miliardi 878 milioni di euro (+1,3% rispetto al 2024). Detto in altre parole, è come se ogni cittadino maggiorenne, in Italia, spendesse ogni mese per il gioco d’azzardo quasi 300 euro. Una cifra che complessivamente diventa mastodontica, e che potrebbe essere investita diversamente. I numeri arrivano dal ministero dell’Economia e sono stati elaborati da Libera. In termini assoluti, in testa alla classifica di chi spende più in azzardo troviamo una regione del Nord, la Lombardia, con 26 miliardi di euro. Seguono la Campania con 21 miliardi e 562 milioni, il Lazio con 17 miliardi e 449 milioni e la Sicilia con 16 miliardi e 231 milioni.
Nell’azzardo on line, i giochi di sorte a quota fissa e i giochi di carte in solitario si confermano la categoria predominante, raggiungendo nel 2025 i 77,2 miliardi di euro, con un incremento del 12,9% rispetto all’anno precedente. Seguono le scommesse sportive a quota fissa su eventi differenti dalle corse ippiche, che totalizzano 19,1 miliardi di euro, registrando però una flessione del 3,2% rispetto al 2024. In aumento anche le scommesse a quota fissa su eventi simulati, cresciute del 9,2% e capaci di superare i 5 miliardi di raccolta. Per quanto riguarda il gettito destinato all’erario, nel 2025 l’azzardo ha generato in Italia 10 miliardi e 372 milioni di euro. «Agli inizi del secolo il gettito fiscale arrivava quasi al 30% del volume d’affari del comparto, oggi siamo abbondantemente sotto il 10%. È politicamente, ma anche moralmente discutibile, che un comparto che provoca tanti guasti sociali contribuisca in modo tanto esiguo, e per di più decrescente, a sostenere la spesa pubblica e l’interesse collettivo» dice Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale delle fondazioni antiusura di matrice ecclesiale e della Fondazione San Bernardino, promossa dalle Diocesi e dalle Caritas di Lombardia.
E proprio sulla Lombardia – regione in testa a questa drammatica classifica – si è concentrata la ricerca della Caritas Ambrosiana. Nella regione il volume delle giocate nel 2025 ha proseguito la sua folle corsa all’incremento, superando i 26 miliardi di euro (+4,67% rispetto al 2024) e i 15 miliardi nei 440 comuni della diocesi di Milano (+6,26%), gonfiato da un’incessante e iper-pubblicizzata offerta di nuovi giochi e bilanciato parzialmente dal parallelo incremento delle vincite. Il valore assoluto delle perdite continua a rimanere spaventoso, avendo raggiunto i 3 miliardi 828 milioni di euro nell’intera Lombardia e i 2 miliardi 167 milioni di euro (esattamente un decimo di quanto si perde a livello nazionale) nella diocesi ambrosiana. A fronte di tutto questo, ha aggiunto Gualzetti, «è politicamente e moralmente inaccettabile la tendenza a “normalizzare” l’azzardo, come fa per esempio il decreto di riordino del gioco fisico presentato dal Governo, senza che si ascoltino le vittime di un sistema che per molti significa dipendenza, disperazione, sovraindebitamento e, come su un piano inclinato, ricorso agli usurai. Non siamo per chiudere il comparto, ma per regolamentarlo seriamente. Lo Stato torni a fare lo Stato, tutelando salute e risparmio dei cittadini, come da Costituzione».
Troppi minorenni
Quello che preoccupa, come evidenziato dalla relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze della presidenza del Consiglio (2025), è il fatto che nel gorgo dell’azzardo ci finiscono molti giovani: circa 1 milione e 530 mila ragazzi, pari a circa il 62% degli studenti, riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, mentre oltre 1 milione e 420 mila ragazzi lo hanno fatto nell’ultimo anno. Anche il mondo dei videogiochi rappresenta una criticità: più di 290 mila studenti minorenni hanno mostrato comportamenti a rischio con i videogame, spesso associati a reazioni emotive forti quando era preclusa loro la possibilità di giocare. Per quanto riguarda l’uso di Internet, invece, oltre 320 mila studenti hanno fatto uso sbagliato del web, trascurando gli amici o perdendo ore di sonno per rimanere connessi. Una percentuale, quest’ultima, cresciuta nel periodo post-pandemia e rimasta stabile fino a oggi portando disagi nelle relazioni e nella salute.