Corriere della Sera, 16 giugno 2026
Lady Gucci eredita 20 milioni di euro dopo l’annullamento di un lascito a una fondazione
Per Patrizia Martinelli Reggiani, cioè per la 77enne che nel 2017 ha finito di scontare la condanna come mandante nel 1995 a Milano dell’omicidio dell’ex marito stilista Maurizio Gucci, vale un’eredità materna stimata almeno 20 milioni di euro l’annullamento, «per falsità», del testamento di sua madre Silvana Barbieri Reggiani: la IV sezione del Tribunale civile di Milano, infatti, senza che si sia saputo a fine 2025 ha «dichiarato la falsità del testamento pubblico», ricevuto e registrato dal notaio cremonese Alberto Pavesi, con il quale la 90enne madre il 6 novembre 2018 dal letto d’ospedale lasciò gran parte del proprio patrimonio immobiliare non alla figlia Patrizia, di cui temeva la dissipazione dei beni, ma a una neo «Fondazione Fernando e Silvana Reggiani» fatta costituire, presiedere e gestire al proprio avvocato Maurizio Enrico Carlo Giani quale esecutore testamentario. Se diventerà definitivo questo annullamento in primo grado – già impugnato in Appello dai legali della Fondazione gestita da Giani, alla quale Barbieri conferiva un complesso immobiliare da almeno 14 milioni dietro la Stazione Centrale (130 tra appartamenti e negozi e box affittati con un reddito di circa 950.000 euro l’anno), un legato da 4 milioni e un compenso di 100.000 euro —, tutto tornerà nell’ordinario asse della successione legittima che vede unica erede la figlia Patrizia Reggiani, la quale però non potrebbe disporne direttamente in quanto tuttora sottoposta dal Tribunale ad amministrazione di sostegno. E in una prospettiva di lungo termine, quando Patrizia Reggiani non ci sarà più e salvo intervengano suoi testamenti contrari, verrà ereditato da Allegra e Alessandra: cioè dalle due sue figlie, 20 giorni fa contrariate dal fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo avesse ritenuto improcedibile l’ultimo loro ricorso in un differente contenzioso con la madre, transato nel 2023 dando a Reggiani 3,9 milioni al posto di un vitalizio da 35 milioni fondato su un accordo post-divorzio tra i genitori nel 1993.
Attorno al testamento di Barbieri, invece, la Procura di Milano, con le pm Tiziana Siciliano e Michela Bordieri, anni fa aveva già istruito un processo in cui imputava a Giani la «circonvenzione di incapace» della 90enne Barbieri sul letto d’ospedale: ma Giani era stato assolto nel merito (in parte «perché il fatto non sussiste» e in parte «per non aver commesso il fatto») sia in Tribunale sia in Appello, con verdetto penale definitivo. Ora, invece, nella causa civile promossa da Patrizia Reggiani con l’avvocato Giorgio Francesco Molinari nei confronti della «Fondazione Reggiani» difesa dai legali Raffaele Carlo Gorla e Federico Camozzi, quel testamento viene dichiarato dai giudici «falso» per aver «attestato plurime circostanze non vere, come risulta dal confronto tra il contenuto del testamento e la registrazione audiovisiva» del suo svolgersi. Decisivo, infatti, è stato l’audio registrato dall’allora governante straniera, il cui sterminato nome veniva in casa semplificato «Rita»: «La signora Barbieri mi disse di registrare la redazione del testamento. Io lasciai il telefono acceso e andai via. Mi disse che avrei dovuto dare la registrazione a Patrizia, Allegra e Alessandra se fosse successo qualche problema. A un certo punto io l’ho data a Patrizia perché avevo paura a tenerla».
Ai fini del procedimento di querela di falso, che «si limita a verificare la corrispondenza tra ciò che è accaduto (e registrato) ed il contenuto del testamento», i giudici civili Terni-Ricciardi-Salmeri rilevano l’assenza, nell’audio, di almeno 3 delle 5 rilevanti circostanze attestate invece nel testamento: a cominciare dalla mancata rilettura del delicato atto, e dal cruciale incipit su «“Barbieri Silvana, la quale dichiara di non poter sottoscrivere a causa dell’estrema debolezza agli arti superiori dovuta all’età avanzata e all’attuale stato clinico”. Orbene, dalla trascrizione della registrazione – osserva invece il Tribunale civile – risulta che in nessun punto Barbieri ha mai effettuato tale dichiarazione. Ne consegue la falsità di quanto attestato dal notaio».