Corriere della Sera, 16 giugno 2026
I cacciamine italiani pronti a salpare per Hormuz
Il dilemma su quante – e quali – delle oltre 6 mila mine in loro possesso gli iraniani hanno posizionato nello Stretto di Hormuz è lo stesso del marzo scorso. Solo che se allora era legato a una mera ipotesi di intervento, adesso invece lo scenario appare più concreto. Perché almeno 500 militari italiani delle unità navali sono già nella zona e potrebbero essere davvero impegnati nelle operazioni di sminamento, come ribadito dalla stessa premier Giorgia Meloni e ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Si tratta degli equipaggi dei cacciamine Crotone e Rimini (classe Gaeta), che in attesa dell’ok del Parlamento – un passaggio fondamentale non solo per la copertura politica ma anche per fissare le regole d’ingaggio della bonifica marittima – sono già da giorni all’ormeggio nella base navale italiana di Gibuti, aggregati per il momento ad Aspides. Ovvero la missione che ha il compito di proteggere il naviglio commerciale davanti alle coste dello Yemen dalla minaccia dei razzi lanciati dalle milizie Houthi. Oggi dell’impegno europeo fa parte la fregata missilistica multiruolo (Fremm) Luigi Rizzo della Marina militare (classe Bergamini), armata con missili, cannoni e tre elicotteri, nonché attrezzata per la guerra elettronica, capace anche di far sbarcare reparti di incursori. Con la nuova nave d’appoggio logistico Atlante (classe Vulcano) – anch’essa con avanzati sistemi di sicurezza e di difesa, officine, eliporto e un ospedale – e il pattugliatore d’altura Raimondo Montecuccoli (classe Paolo Thaon di Revel) – armato con missili Aster e artiglieria – la Rizzo potrebbe entrare a far parte della scorta dei cacciamine impegnati nella futura bonifica di Hormuz adesso che l’accordo Usa-Iran è stato raggiunto. Era una delle condizioni indispensabili per la Difesa italiana per poter concretizzare l’impegno della Marina, già allertata da circa tre mesi sulla possibilità di essere coinvolta in un’operazione internazionale per ripristinare al più presto e in sicurezza il passaggio delle navi commerciali in quel tratto di mare strategico lungo circa sessanta chilometri e largo appena trenta.
Le navi Rimini e Crotone fanno parte della flotta di cacciamine all’ancora a La Spezia e sono salpate già nei primi giorni di maggio per avvicinarsi a Gibuti proprio in attesa di un miglioramento delle condizioni di sicurezza a Hormuz. Ora sono impegnate in uscite d’addestramento. Lo stesso avevano fatto unità francesi e britanniche che dovrebbero prendere parte alla stessa missione, assicurando anche loro – non si esclude con il coinvolgimento di altri partner europei – protezione non soltanto alle navi mercantili, alle cisterne e ai portacontainer, ma anche a quelle dedicate allo sminamento. Per svolgere questo compito i cacciamine italiani hanno a disposizione non solo sonar di ultima generazione ma anche due Rov, ovvero veicoli teleguidati a distanza in grado di immergersi fino a 600 metri di profondità e di esaminare qualsiasi genere di oggetto. E quindi anche di ordigno.