Corriere della Sera, 16 giugno 2026
Iran, G7 al via dopo l’intesa
Dopo la cena di ieri sera tra i leader, oggi il summit G7 di Evian entra nel vivo con l’arrivo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con un pranzo di lavoro nel quale si approfondiranno le discussioni sul Medio Oriente. Su entrambe le crisi, Ucraina e Iran, la speranza è che si riesca a fare qualche passo avanti, perché il presidente francese Emmanuel Macron vuole convincere il suo «caro amico» Donald Trump a fare maggiori pressioni sulla Russia per arrivare a un cessate il fuoco – «possiamo fare qualcosa», ha detto ieri il presidente Usa; e anche perché i leader europei gli hanno subito offerto collaborazione per garantire la sicurezza di navigazione nello Stretto di Hormuz, dopo l’accordo tra Usa e Iran già firmato elettronicamente e destinato a essere finalizzato venerdì in Svizzera dal segretario americano Marco Rubio alla presenza del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Restano alcuni nodi non secondari: se la ripresa della navigazione dello Stretto di Hormuz sarà libera o sottoposta a pedaggio, come sembrano indicare alcuni media iraniani, e quale sarà il destino del Libano. Su questo in particolare ha preso posizione la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, appena prima dell’avvio dei lavori: «Non può esserci una pace duratura finché il Libano rimane in fiamme. Chiediamo un cessate il fuoco autentico e il pieno rispetto della sovranità del Libano». Trump è chiamato a imporre il cessate il fuoco, anche e soprattutto per quanto riguarda il Libano, all’alleato israeliano con il quale ha cominciato la guerra ma che sembra essere stato preso di sorpresa dalla sua conclusione.
Secondo Reuters, che cita un comunicato dell’esercito statunitense, il blocco nello Stretto di Hormuz rimarrà in vigore fino a venerdì. Ieri Trump appena arrivato a Evian ha detto che «lo Stretto è parzialmente aperto. Togliamo le poche mine rimaste, le navi cominciano a circolare, e venerdì lo Stretto sarà completamente aperto». La premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito la disponibilità a garantire la navigazione, in particolare grazie ai dragamine italiani, e il presidente francese ha detto che questo potrebbe essere il primo effetto concreto del G7 nella vita dei cittadini: se le discussioni riusciranno ad accelerare la riapertura dello Stretto, il prezzo del petrolio si abbasserà e «faremo in modo che questo si ripercuota sul costo della benzina al distributore».
La portaerei francese Charles de Gaulle «potrebbe essere dispiegata entro due o tre giorni» nello Stretto di Hormuz, ha detto Macron, ricordando di avere organizzato «una missione insieme ai britannici».
Il presidente Trump a Evian ha accolto queste offerte senza grande emozione, dicendo di «non avere bisogno di molto aiuto» internazionale, ma ha concesso che «non credo sia una cattiva idea avere una o due navi di alcuni Paesi. Il vostro Paese sarebbe perfetto per questo – ha aggiunto rivolto a Macron —, perché non si sa mai». Il presidente francese ha risposto che «non sarà forse necessaria, ma in ogni caso la missione dimostra la nostra volontà di aiutare», al che Trump ha concluso con «molto bene».
Mentre rimangono molte zone d’ombra sull’accordo Usa-Iran, che verrà reso pubblico solo venerdì, Trump ha risposto alle critiche dicendo che «il prezzo del petrolio cala vertiginosamente, e l’Iran non avrà mai la bomba nucleare, che era lo scopo di tutta la nostra azione». Ma in un’intervista al New York Times, lo stesso Trump ha anche evocato la possibilità che gli Stati Uniti possano diventare una specie di forza mercenaria, che garantisca la libertà di navigazione e la protezione dall’atomica iraniana con il loro «ombrello nucleare»: gli Usa come «guardiani del Medio Oriente», in cambio del 20% degli introiti della regione.