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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Gli Usa deportano nel Centrafrica un’attivista iraniana

I suoi avvocati la definiscono un’«attivista per la democrazia». È una donna iraniana che aveva cercato protezione negli Stati Uniti dopo aver lasciato l’Iran e che – fino a ieri – si trovava su suolo statunitense. Ma l’altra notte è dovuta salire su un aereo che l’ha portata in Repubblica Centrafricana, un Paese che gli stessi Usa classificano tra più pericolosi al mondo. A bordo con lei c’erano altre venti persone migranti, tra cui alcune di nazionalità afghana e siriana. L’operazione è una delle numerose deportazioni volute dall’Amministrazione Trump e realizzate grazie ad accordi da decine di milioni con Paesi terzi, soprattutto africani. A tracciare il quadro della situazione dell’attivista iraniana sono i suoi legali e l’Iranian American Legal Defense Fund, un’organizzazione che si occupa di assistenza ai cittadini di Teheran negli Usa, citata dal New York Times. Secondo quanto ricostruito, la donna non aveva precedenti penali; aveva fatto una prima richiesta di asilo negli Usa che era stata respinta non per ragioni di merito ma solo per una clausola burocratica. Tanto che i giudici avevano valutato comunque «credibile» la sua testimonianza e le avevano dato un’altra tutela: il divieto di rimpatrio in Iran, dove la donna rischierebbe persecuzioni e torture. L’attivista avrebbe poi dovuto presentare una seconda richiesta d’asilo in queste settimane. Ora, il timore dei legali è che «venga comunque costretta a tornare a Teheran dalla Repubblica Centrafricana», Paese con cui la donna non ha alcun legame e che è segnato da conflitti armati, criminalità, disordini civili e rapimenti. Ci sono dei precedenti: a inizio giugno, Reuters ha raccontato che nove migranti deportati dagli Usa in Repubblica democratica del Congo sono stati costretti a tornare nei Paesi d’origine da cui erano scappati.
Tra i deportati ci sarebbero dovute essere anche altre due donne iraniane con una situazione simile. Ma, spiegano ancora i legali, le due sono riuscite ad ottenere una sospensione temporanea della misura, che permetterà ai giudici di capire se ci siano margini per bloccare del tutto i due trasferimenti forzati. «Quando hanno saputo dell’espulsione erano sconvolte», hanno sottolineato gli avvocati. La decisione di deportare una persona iraniana impegnata per la democrazia sta suscitando polemiche a livello internazionale: in questi mesi di guerra contro Teheran, il presidente americano Donald Trump ha più volte invitato i cittadini iraniani a ribellarsi contro il regime degli ayatollah e ha spesso citato – strumentalizzandole – le azioni dei movimenti di protesta.