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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Intervista a Carmen Russo

Nel film che la riporta al cinema dopo anni, La sobrietà di Carlo Fenizi, la 65enne Carmen Russo è una spregiudicata produttrice cinematografica. Nel cast, oltre a Michele Venitucci e Cloris Brosca (dal 1994 al 2002 su Rai1 si trasformò nella Zingara di Luna Park), c’è l’inossidabile Amanda Lear, stavolta nei panni di una bizzarra e spericolata suora cattolica. Insomma, il mondo al contrario. La storia ruota intorno a Kimba, una preparatrice di attori e direttrice di casting la spagnola Eva Basteiro-Bertolì – che a Roma manovra a suo piacimento decine di attrici disposte a tutto pur di raggiungere il successo.
Il suo personaggio, Italia Martinelli, non guarda in faccia a nessuno: nella sua carriera quante ne ha incontrate così?
«Nessuna. Dal 1975 al 1983 ho girato venti film e ricordo di averli fatti solo con produttori uomini. Adesso è diverso, all’epoca nessuna donna faceva quel lavoro, o almeno io non le ho mai incontrate».
Nel suo mondo di gente pronta a tutto, invece, fra cinema e tv ce n’era più in quegli anni o adesso?
«Quel tipo di persone c’è sempre stato. Però bisogna distinguere: c’è chi fa questo mestiere per passione, e si impegna tanto per arrivare, e chi invece è innamorato solo dell’idea del successo. Del glamour e della bella vita che pensa di poter fare».
Lei l’ha fatta?
«Certo, ma non è facile da raggiungere e dura poco. Se vuoi durare devi sempre studiare e fare sacrifici».
Lei in un modo o nell’altro è durata fin qui: poteva avere di più?
«Certo. Un’artista sente sempre di non aver avuto a sufficienza. Sui social, per esempio, mi scrivono spesso per dirmi che non si spiegano perché non ho un programma mio in tv. Molti aggiungono che io ed Enzo siamo i nuovi Sandra e Raimondo e potremmo fare tanto e bene».
E lei come risponde?
«Magari potessi farlo, non lo so».
Forse perché il meglio è già passato?
«No. Il meglio deve ancora venire. Per me conta solo il futuro, non penso mai a ciò che è stato».
Ha chiesto a qualche dirigente Rai?
«Certo. Però c’è sempre un motivo per aspettare, vedere...».
Lei lavora e ha lavorato spesso in Spagna: ha mai pensato di stabilirsi lì?
«No, mai. Non c’è bisogno: con due ore di aereo si arriva. Adesso, comunque, con mio marito portiamo in giro uno spettacolo con otto ballerini che piace molto. Pensi che ad Avellino, due anni fa, in una grande piazza vennero a vederci 70 mila persone, una cosa che non avrei mai immaginato».
Ufficialmente gli abitanti sono poco più di 51 mila.
«Mah! Non saprei. Così mi disse l’assessore».
La giovane Carmen a Genova cosa sognava di fare esattamente?
«Essere su un palco, o in uno studio tv. Volevo esibirmi e avere il mio pubblico. Mi chiamavano per fare tre pose in un film e correvo, per presentare uno spettacolo estivo e partivo. Non perdevo un’occasione. E continuavo a studiare danza e dizione».
Nella casella “Sacrifici” ci sono anche i film erotici girati alla fine degli Anni Settanta con lo pseudonimo di Carmen Bizet?
«Quello fu un errore di gioventù, colpa dell’inesperienza. Purtroppo a Genova incontrai un agente di quelli pronti a tutto, che poi in realtà era un professore di ginnastica, che tra l’altro mi è costato anche tanti soldi. Quando me ne liberai so che fece altrettanto con Sabrina Salerno. Non ne parlo volentieri anche perché è morto e, per fortuna, è roba del passato che vorrei solo dimenticare».
A 18 anni si trasferì a Roma: i suoi genitori provarono a fermarla?
«No, mai. Sapevano che quello era il mio sogno e mi assecondarono. Sapevano che ero disciplinata e motivata. A scuola, nonostante gli impegni di lavoro presi molto presto, non fui mai bocciata né rimandata. Una brava ragazza. Sempre molto responsabile».
Sì, ma è vero che a 14 anni pur di partecipare a Miss Italia per il regolamento per essere iscritte bisognava averne almeno 16 – falsificò i documenti?
«Sì. Fu una sciocchezza adolescenziale. Mi sembrava una grande idea e infatti funzionò».

Sua figlia Maria, 13 anni, per caso vorrebbe seguire le orme sue e di suo marito, il ballerino e coreografo Enzo Paolo Turchi?
«Per niente».
Nemmeno la danza?
«Appena gliel’abbiamo proposta ha detto: “Mai"».
E allora?
«Suona il pianoforte e la batteria, gioca a tennis e adesso anche a calcio».
C’è qualcosa che non rifarebbe di quegli inizi?
«Io non ho mai rifiutato i lavori che mi hanno offerto. Ho sempre pensato che fossero un’opportunità per crescere. E anche dopo le commedie sexy che girai per anni erano molto impegnative: si giravano in tre settimane e bisognava arrivare preparatissimi. E poi da Renzo Montagnani, Lino Banfi c’era solo da imparare. Per me andò bene, ma sul mercato c’erano già superstar come Edwige Fenech e Barbara Bouchet. Per fortuna arrivò la tv di Silvio Berlusconi».
Infatti nel 1983 per lei la svolta arrivò con “Drive In”, grazie al Cavaliere: dove lo incontrò la prima volta?
«Negli studi di TeleMilano. Il presidente fu cordiale e sorridente. Un gentiluomo».
Tutto qui?
«Con me fu sempre molto galante e corretto. Si capiva che aveva una visione molto chiara di quello che voleva costruire con le televisioni».
La scelse lui?
«No. Antonio Ricci. E ci tengo a precisare che in quel programma non ero soltanto una ragazza in costume. Studiavo. Lavoravo. La danza era il mio mestiere».
Si vedeva soprattutto la bellezza: non vorrà mica parlare di pregiudizi?
«Un po’, sì. Tanti pensavano che una donna bella com me non poteva essere anche intelligente e preparata. Oggi la mia rivincita è sapere che mi seguono tantissime donne. Qualcosa, oltre al corpo, è arrivato anche a loro».
A proposito, se nel 2001 il giovane Alessandrò Gassmann con i soldi del calendario sexy si comprò la casa, lei nel 1982 con le copertine di Playboy e Playmen quanto guadagnò?
«Non me lo ricordo».
Non ci credo.
«Giuro. Però quei giornali, che all’epoca andavano benissimo, fecero il record di vendite. Comunque, sono genovese: i miei soldi li ho spesi bene».

Per il sex symbol degli Anni Ottanta il sesso è ancora importante o a 65 anni non ci pensa più?
«Ovviamente cambia tutto con il tempo, ma per me anche a quest’età il sesso è molto importante. E non mi piacciono quelli che fanno finta che certi argomenti non esistano».

Parlando di età, e di cinema, su Netflix ha visto la serie “Inganno” con Monica Guerritore? Lei recita senza veli la parte di una donna di più di 60 anni, che vive una travolgente storia d’amore con un uomo molto più giovane.
«Confesso di non averla visto, anche se stimo molto Monica Guerritore».
Lei accetterebbe un ruolo simile?
«Diciamo che oggi rispetto a quando ero giovane ho una sensibilità diversa. Sono una mamma e le cose cambiano. Ogni età ha la sua bellezza e la sua dignità...».
Sì o no?
«Non mi ci vedrei proprio. C’è un tempo per tutto, dai».
Lei è una sorta di regina dei reality show, ne ha fatti tanti, anche in Spagna: è vero che le hanno fatto scoprire l’autostima?
«Assolutamente sì. Fino al primo reality, L’Isola dei famosi del 2003, pensavo di avere bisogno di trucco, vestito, luci perfette. Poi l’ho fatta e mi sono presentata a tutti semplicemente, senza sovrastrutture. E ho scoperto che il pubblico mi apprezzava ugualmente. Una conquista, visto che pensavo di essere solo un’immagine».
Il grande rimpianto della carriera?
«Non ne ho, sono sincera. Però c’è una storia che ogni tanto mi torna in mente e ha a che fare con l’Argentina».
Si spieghi meglio.
«Nel 1993 feci una trasmissione a Buenos Aires che ebbe un successo clamoroso. Mi proposero di restare e costruire lì una nuova carriera. Avrei dovuto passare un lungo periodo nel Paese. Rifiutai».
Perché?
«Avevo già preso un impegno con Rai1 per condurre uno show chiamato Stelle sull’acqua. Avevo dato la mia parola, non potevo tirarmi indietro».
Mai pensato a come sarebbe andata se avesse accettato?
«Certo, spesso. Ma la vita non si vive con i se».
Oggi quando accende la tv che cosa vede?
«Molta omologazione. Vorrei che ci fossero più varietà, più coraggio, più sperimentazione».
E lei in tv che cosa vorrebbe fare?
«Un programma dedicato alle donne».
Perché così mirato?
«Perché credo di avere qualcosa da raccontare. Un po’ ne ho viste».