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 2026  giugno 11 Giovedì calendario

Il Marocco vuole rendere turistico il Sahara Occidentale

Come Gaza, territorio occupato dalle truppe israeliane, che Trump, Netanyahu e i loro amici vogliono trasformare in una oasi attraente e alla moda, un altro territorio occupato, l’ex Sahara Spagnolo, sta modificando la sua stessa natura: da landa desertica a meta turistica.
Negli ultimi anni Dakhla – la città più importante dell’ex Sahara Spagnolo (ora Sahara Occidentale) – ha conosciuto uno sviluppo turistico non indifferente. In breve tempo sono nati nuovi alberghi e resort di lusso nel centro che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Nei vari depliant delle agenzie di viaggio il comune balneare viene descritto come “La Mecca degli sport acquatici”, primi in lista windsurf e kitesurf.
Viene inoltre precisato che si trova in Marocco, nella regione di Dakhla-Oued Ed Dahab. Da gennaio 2025 è possibile raggiungere questo paradiso anche con voli bisettimanali di Rayanair, con partenza da Madrid e Lanzarote, una delle isole Canarie.
Ma anche altre compagnie aree atterrano regolarmente nell’aeroporto del capoluogo della regione controllata dal Regno: ovviamente quella nazionale, Royal Air Maroc, poi Transavia France e Binter Canarias.
I turisti raccontano che la bandiera marocchina sventola ovunque a Daklah. Infine gran parte dei vettori hanno dichiarato di aver ottenuto le autorizzazioni necessarie da Rabat, anzi, secondo Ryanair e Transavia France, il Sahara occidentale fa parte del Marocco.
Solamente Binter Canarias va controcorrente, definendo la regione semplicemente “Sahara occidentale”, senza nemmeno menzionare “Marocco”.
Grazie ai massicci investimenti e i voli ormai regolari che permettono di raggiungere velocemente il paradiso degli sport acquatici, negli ultimi 7 anni nei territori controllati da Rabat il turismo è quasi raddoppiato.
Il Sahara occidentale, è un territorio conteso da cinquant’anni da Marocco che ne detiene di fatto la sovranità e i combattenti indipendentisti del Fronte Polisario, sostenuti dall’Algeria.
Il vasto territorio desertico, ricco di fosfati, e il suo mare, tra i più pescosi del mondo, fanno gola al regno nordafricano, pertanto Rabat è disposto a concedere lo status autonomo dei territori, ma sotto la sovranità marocchina. Parecchi governi stanno ora sostenendo il piano del re Muhammad VI.
Il Sahara Occidentale è abitato prevalentemente dalla popolazione saharawi, già in lotta dal 1973, anno di fondazione del Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), per l’indipendenza. Nel 1976 la Spagna ha posto fine all’occupazione consegnando il territorio al Marocco e alla Mauritania.
Nel 1979 (dopo 4 anni di guerra) Nouakchott ha rinunciato alle sue pretese e firmato un accordo di pace con il Fronte Polisario, ma il Marocco ha immediatamente occupato la porzione di territorio che era stata lasciata dai mauritani. Da allora il movimento indipendentista continua le sue battaglie per l’indipendenza.
Dopo oltre 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, firmato nel 1991 sotto l’egida dell’ONU, le tensioni tra Rabat e il Fronte Polisario non sono mai terminate definitivamente. E ciò malgrado la presenza della missione dei caschi blu, la MINURSO (Mission des Nations Unies pour l’Organisation d’un Référendum au Sahara Occidental), che avrebbe dovuto anche organizzare un referendum sull’autodeterminazione, che finora non si è mai svolto per l’opposizione del Marocco. Il mandato della MINURSO è stato rinnovato dal Consiglio di sicurezza il 25 ottobre 2025 per un altro anno.
E nell’autunno scorso Marocco, Stati Uniti e anche l’ONU hanno scelto il piano di autonomia marocchino come base credibile per risolvere il conflitto nel Sahara occidentale. Il Fronte Polisario, dal canto suo, sostenuto dall’Algeria, vuole però che gli venga garantito il diritto all’autodeterminazione.
Domenica scorsa, Staffan de Mistura, inviato personale del segretario dell’ONU, Antonio Guterres, si è recato nella regione con l’obiettivo di instaurare un dialogo diretto con il Polisario. Un passo necessario, visto che il processo di negoziati sul Sahara occidentale, avviato da Washington all’inizio del 2026, è attualmente in fase di stallo.
Staffan de Mistura vuole incontrare i vertici della RASD, la Repubblica Araba Sahrawi Democratica, come viene chiamato dagli indipendentisti il territorio ex spagnolo.  L’obiettivo è quello di rilanciare i colloqui, che, a causa dell’irrigidimento delle posizioni di tutte le parti coinvolte, non riescono a raggiungere l’obiettivo, la pace.
Appena l’inviato speciale di Guterress per il Sahara occidentale è arrivato nei campi profughi saharawi, nella zona di Tindouf, in Algeria, si è scatenato l’inferno tra il Marocco e il Polisario.
Tre membri del movimento indipendentista sono stati uccisi dall’esercito del regno mentre tentavano di sferrare un attacco contro il muro di difesa marocchino. Tra il 1980 e il 1987 Rabat ha costruito un muro di sabbia fortificato lungo 2.700 chilometri, che divide il territorio saharawi.
Tra le persone ammazzate figura anche Lahbib Mohamed Abdelaziz (figlio del leader storico, Mohamed Abdelaziz) membro del segretariato nazionale del Polisario e comandante di brigata.
La stampa spagnola attribuisce la responsabilità al Marocco, che avrebbe lanciato un attacco di droni in un’area situata a est del muro di difesa. Finora il Polisario non ha rilasciato conferme e dichiarazioni ufficiali.