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 2026  giugno 13 Sabato calendario

E Peggy Guggenheim aprì la prima galleria

Quando nel 1938 Peggy Guggenheim offre in vendita allo zio Solomon un importante dipinto di Kandinsky esposto nella mostra che la sua nuova galleria londinese Guggenheim Jeune aveva dedicato al grande astrattista, riceve in risposta una lettera duramente critica di Hilla von Rebay (all’epoca principale consulente della Solomon Guggenheim Foundation e poi direttrice della sua evoluzione come Museum of Non-Objective Painting) in cui si legge: «È estremamente spiacevole vedere usato per motivi commerciali il nome dei Guggenheim, ora che nel mondo dell’arte ha assunto il valore di un ideale». A stretto giro di posta Peggy ribatte: «La sua lettera mi ha divertito enormemente. Herbert Read ha detto che dovrei incorniciarla e appenderla nella mia galleria». L’episodio è piuttosto significativo perché evidenzia il contrasto fra l’esibita nobiltà dell’amore disinteressato per l’arte del magnate delle miniere, che come i Rockefeller o i Vanderbilt ci teneva a legittimare al massimo livello la sua immagine di mecenate culturale, e il “disonorevole” comportamento dell’eccentrica nipote, che in realtà era una dimostrazione del suo generoso e vitalissimo coinvolgimento in prima persona, anche esistenziale, nel mondo dell’arte. Come collezionista e come gallerista (non certo per lucro) è stata vicina agli artisti astratti e surrealisti, e dal 1942 al 1947 a New York con la sua mitica galleria-museo Art of This Century ha contribuito in modo fondamentale alla nascita dell’Espressionismo Astratto statunitense.
Peggy Guggenheim incomincia a frequentare l’ambiente intellettuale e artistico di punta negli anni venti a Parigi, ma è nel decennio successivo, durante la sua permanenza in Inghilterra, che si precisa veramente la sua passione grazie all’amicizia e ai consigli di figure eccezionali come Jean Cocteau, il critico Herbert Read, l’artista e collezionista Roland Penrose, e soprattutto Marcel Duchamp che (come ricorda lei candidamente nell’autobiografia) la illumina sull’arte contemporanea di cui «a quel tempo non capivo niente», che le insegna «la differenza fra arte astratta e surrealista», che la presenta a tutti i suoi amici artisti, e che la aiuta a organizzare molte mostre. E incoraggiata da questi, e altri amici e amiche (come Mary Reynolds e Wyn Henderson) decide di aprire a Londra nel gennaio 1938 la galleria Guggenheim Jeune, al 30 di Cork Street, la via dove si concentravano i pochi altri spazi d’avanguardia come la Mayor Gallery e la Redfern Gallery, e anche (lì vicino) le New Burlington Galleries dove era stata organizzata due anni prima la International Exhibition of Surrealism. Anche se questa esperienza dura meno di due anni, è di cruciale importanza, perché è a Londra che si delinea in parallelo il progetto (affidato allora a Read) di un museo d’avanguardia basato sulla sua collezione, che sarà poi realizzato nella galleria-museo di New York. La mostra veneziana Peggy Guggenheim a Londra mette a fuoco questo periodo della vita di Peggy, con un meticoloso taglio storico (e testi molto approfonditi nel bel catalogo) che documenta attraverso varie sezioni tutte le principali esposizioni incentrate soprattutto su pittori e scultori dell’astrattismo geometrico e organico, e dell’area surrealista, con personali di Kandinsky, Arp, Tanguy, Paalen, Cocteau, Kern-Larsen, Morris, Van Velde; e varie collettive tra cui quella sui collages di cubisti, dadaisti e surrealisti, e quella sulla scultura contemporanea. Quest’ultima, che proponeva lavori di Arp, Täuber-Arp, Brancusi, Calder, Duchamp-Villon, Laurens, Moore, e Pevsner, suscita una grande polemica sulla stampa perché il direttore della Tate Gallery si rifiuta di considerarle opere d’arte, facendo pagare alla galleria un dazio come merce comune per la loro importazione da Parigi.
Tra le altre mostre è da citare in particolare quella dedicata all’artista russa-francese Marie Vassilieff, personaggio di bizzarra creatività che durante gli anni della prima guerra mondiale aveva trasformato la sua casa-studio in una mensa, luogo di incontro frequentato da tutti gli artisti di Montparnasse tra cui Picasso, Cocteau e Modigliani. Le sue invenzioni più eccentriche, all’incrocio fra arte e artigianato, sono delle maschere, delle bambole e dei pupazzi in vari materiali, che ritraggono in modo caricaturale anche amici come Cocteau e celebrità come Josephine Baker, Marlene Dietrich e Greta Garbo.
Ma l’iniziativa più sorprendente e inedita per una galleria d’arte così elitaria è l’esposizione di centoventi dipinti e disegni di bambini e bambine. Una scelta questa che ha a che fare con l’esaltazione surrealista della spontaneità creativa infantile, ma che dimostra anche l’interesse di Peggy per l’educazione artistica nelle scuole.
In occasione della chiusura definitiva della galleria, nel giugno 1939, il party d’addio viene animato dalla proiezione su schermo di fotografie a colori di Gisèle Freund: una straordinaria serie di ritratti di scrittori e artisti.