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 2026  giugno 15 Lunedì calendario

Prende vita il patto di Maometto

La guerra sta cambiando radicalmente il Medio Oriente: ogni giorno le crepe negli equilibri di potere diventano più profonde. Alla paura per l’Iran, che oggi appare ancora più pericoloso, si è aggiunta la sfiducia verso Trump e Netanyahu. E così l’Arabia Saudita si è messa alla guida di un progetto che potenzialmente è in grado di rivoluzionare l’architettura della sicurezza nella regione: un’alleanza con il Pakistan, la Turchia e l’Egitto.
Stanno disegnando un patto militare con intense ricadute economiche che determina un effetto politico dirompente. Lo chiamano Step, con le iniziali dei quattro Paesi, e qualcuno lo ha già ribattezzato «la Nato araba». A Riad però cominciano a usare un nome molto più evocativo: gli accordi di Maometto. Sottolinea il ruolo propulsore del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman ed evidenzia il legame tra i quattro popoli sunniti ma rende subito chiaro come il piano possa rappresentare la pietra tombale sugli Accordi di Abramo con Israele.
Sulla carta, la coalizione musulmana mette insieme una coalizione in grado di essere autonoma, che un alto ufficiale del Golfo sintetizza in poche parole: «I sauditi hanno i soldi, i pachistani i missili nucleari, i turchi la tecnologia e gli egiziani un esercito formidabile». In teoria, potremmo essere davanti all’alba di una superpotenza. Se non fosse che in passato spesso presidenti, emiri e dittatori mediorientali hanno dato il via ad altre alleanze, sante o progressiste, che si sono rivelate effimere. Ai tempi del baathismo, di Nasser, Saddam Hussein, Hafez Assad e del meno allineato Gheddafi ci sono state addirittura federazioni tra Stati che si sono poi dissolte nel giro di mesi. Ora però la determinazione di Netanyahu a raggiungere gli obiettivi senza tenere in considerazione neppure i veti della Casa Bianca, sommati alla debolezza di Trump e alla sua volontà di riportare a casa le truppe americane, hanno aperto un grande vuoto. Che Mbs intende colmare, garantendo la protezione dell’Arabia Saudita da qualsiasi minaccia, inclusa quella atomica.
L’inizio di questo percorso è stata proprio un’operazione israeliana che ha creato una ferita nei rapporti con le monarchie arabe: il raid dello scorso settembre in Qatar per uccidere i leader di Hamas. Uno shock, a cui il principe Bin Salman ha risposto dopo poche settimane con la firma del trattato con Islamabad che contiene una clausola di difesa reciproca simile all’articolo 5 della Nato. I generali pachistani garantiscono l’ombrello del loro arsenale nucleare e delle loro forze armate, non moderne ma molto efficienti, e in cambio ottengono finanziamenti per puntellare un’economia senza risorse.
L’attacco del 28 febbraio contro l’Iran è stato il secondo trauma, perché i sauditi sostenevano la mediazione omanita ed erano convinti che il compromesso fosse a portata di mano. Sono stati trascinati nel conflitto senza preavviso e senza ricevere rinforzi dagli americani. Da allora, i pasdaran hanno fatto pagare ai sovrani del Golfo il prezzo dello scontro aperto da Usa e Israele.
È stata proprio la volontà di chiudere la guerra a mettere i quattro ministri degli Esteri dello Step allo stesso tavolo il 19 marzo: hanno partorito l’iniziativa diplomatica che ha fermato i bombardamenti americani e portato ai colloqui di Islamabad. Le consultazioni tra i capi della diplomazia hanno assunto un format stabile a cui sono seguiti faccia a faccia tra i leader: la visita di Mbs a Erdogan è attesa a breve. Discuteranno dell’estensione ad Ankara del trattato con Islamabad – i pachistani sostengono che ci sia già una bozza pronta – ma nel frattempo hanno chiuso contratti per costruire ferrovie, centri logistici, infrastrutture di trasporto e sistemi digitali: pure l’oleodotto per portare il greggio dai pozzi sauditi al Mediterraneo sta prendendo forma. Non solo. Il disgelo tra Egitto e Turchia, fino a quattro anni fa acerrimi rivali, ormai si sta trasformando in una fratellanza d’armi: in questo momento le aviazioni dei due Paesi si stanno esercitando insieme e valutano la creazione di uno stormo congiunto di caccia F16 pronto a fare scudo ai cieli sauditi. Infine, pure il Qatar – che ha affidato ai turchi la formazione dei suoi militari – ha manifestato la volontà di entrare nella nuova Lega Araba. Insieme, sarebbero in grado di chiudere o tenere sotto tiro gli stretti chiave del commercio mondiale: Suez, Bosforo, Bab el-Mandeb e Hormuz.