Corriere della Sera, 15 giugno 2026
Macron lusinga Trump: cena di gala del G7 a Versailles
Il G7 che si apre oggi a Evian sarà diverso dagli altri, dice l’Eliseo, perché le posizioni dei Paesi che non ne fanno parte sono state prese in conto sin dai lavori preparatori, a livello tecnico e ministeriale. Oltre ai leader dei maggiori sette Paesi occidentali (Stati Uniti, Canada, Giappone, Francia, Germania, Italia, Regno Unito), ci saranno quelli dei Paesi invitati: India, Brasile, Corea del Sud, Kenya, Egitto, Emirati arabi uniti, Qatar.
Si parlerà ovviamente di Medio Oriente e Ucraina, ma il summit è stato preceduto nei giorni scorsi da una videoconferenza con la Cina sulla «convergenza mondiale per la crescita», e a questo tema verrà dedicata una riunione speciale mercoledì mattina. Gli squilibri economici globali preoccupano molto gli Stati Uniti e gli altri Paesi del G7, a partire da una constatazione relativamente semplice: i cinesi producono troppo, esportano troppo e non consumano abbastanza; gli americani importano troppo, consumano troppo, non producono abbastanza; gli europei risparmiano troppo, non producono abbastanza e neppure consumano quanto sarebbe auspicabile. Nella videoconferenza con la Cina, e di nuovo a Evian, si cerca di equilibrare deficit ed eccedenze degli uni e degli altri per evitare una possibile crisi economica e finanziaria globale, «e perché l’Europa non sia solo spettatrice della rivalità tra Cina e America ma continui ad avere un ruolo nell’economia mondiale», dice l’Eliseo.
Nel 1975, quando il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing riunì a Rambouillet i sei Paesi democratici più industrializzati (l’anno dopo si aggiunse il Canada), il G6 poi G7 rappresentava all’incirca il 60% del Pil mondiale. Oggi non supera il 44 per cento, da cui l’attenzione per le grandi economie del Sud. Ma sono cambiati anche i rapporti interni al G7: gli Usa rappresentavano il 45% del Pil totale del gruppo, sono saliti al 57%. Ragion di più per cercare in tutti i modi di tenere l’America agganciata agli altri. Il presidente francese Emmanuel Macron in questi mesi ha cercato di assicurare la presenza del presidente americano Donald Trump, che l’anno scorso se n’era andato in anticipo dalla riunione in Canada. Dopo avere spostato le date del summit tenendo conto del compleanno di Trump, Macron ha organizzato per lui una sontuosa cena di gala a Versailles, mercoledì sera, alla fine dei lavori del G7, per festeggiare i 250 anni degli Stati Uniti nel castello dove nel 1783 venne firmato il trattato che ne consacrò l’indipendenza.
Sul Medio Oriente, gli europei approfitteranno del G7 per offrire la loro collaborazione e assicurare la sicurezza di navigazione nello stretto di Hormuz, una volta firmato l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Domani mattina Macron accoglierà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per cercare di arrivare a una linea comune tra Europa e America sulla questione dei negoziati con la Russia. La soluzione 3+2 ipotizzata nel vertice Putin-Trump di Anchorage (cessione alla Russia dei due oblast del Donbass e della Crimea, e anche di Kherson e Zaporizhzhia) è ormai accantonata perché respinta dall’Ucraina e anche dall’Europa, che puntano invece a un congelamento della linea attuale del fronte.
Aggirando le colossali misure di sicurezza attorno a Evian, ieri i manifestanti «No G7» hanno sfilato in corteo a Ginevra, scontrandosi con le forze dell’ordine svizzere.