Corriere della Sera, 15 giugno 2026
Iran-Usa, scontento generale in Israele per l’accordo
La linea rossa che divide Benjamin Netanyahu dagli avversari politici (e da qualche alleato nella coalizione al potere) diventa più sottile, fin quasi a...... scomparire sulle questioni belliche. Pochi tra i leader in Israele pensano che l’intesa tra la Casa Bianca e Teheran sia accettabile per il Paese, al limite ammettono che in questo momento vada accettata perché è l’amico Donald Trump a imporla. Nessuno pensa di poter lasciare un Hebzollah agguerrito dall’altra parte della frontiera in Libano.
Le differenze sono tattiche, non strategiche. Come ha spiegato Naftali Bennett, in un’intervista alla testata digitale Times of Israel: «L’approccio di Netanyahu è tutto sbagliato. Non possiamo permetterci conflitti prolungati su più fronti». Il principale candidato a scalzare Bibi dalla poltrona di primo ministro nelle elezioni previste in autunno propone invece la «Dottrina della Piovra»: «Un piano da sviluppare in più anni su più livelli per accelerare il collasso del corrotto, vecchio, incompetente regime islamico». Il suo socio Yair Lapid (si sono uniti nel partito BeYachad, Insieme) ripete che «non sarà l’ultimo scontro con l’Iran perché l’accordo è dannoso per noi e per la regione».
Chi va ancora più pesante è Avigdor Lieberman, che di Netanyahu è stato ministro della Difesa e se n’è andato nel 2018 proprio perché riteneva che il premier fosse troppo «morbido» con Hamas: «La vittoria totale degli ayatollah» scrive sui social media riprendendo uno slogan del primo ministro che l’aveva promessa contro Hamas, Hezbollah e l’Iran. Lieberman fa parte del blocco che vuole «licenziarlo» dopo quasi un ventennio al vertice. Pure Yair Golan, l’ex generale che ancora usa la parola sinistra e accenna alla pace con i palestinesi, giudica il patto con Teheran peggiore di quello ottenuto da Barack Obama nel 2015 (e che Trump ha rigettato tre anni dopo proprio su pressione di Netanyahu): «Dobbiamo chiederci come ci abbia potuto portare a un punto così basso».
A destra della destra di Bibi lo incalzano perché non retroceda sul Libano e perché non rinunci all’occupazione di Gaza, dove progettano di ricostruire le colonie: «Inaccettabile un’intesa che limiti le nostre manovre per garantire la sicurezza» commenta la ministra Orit Strock, eletta nell’(ex) alleanza tra gli ultrà fanatici Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.