Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 14 Domenica calendario

Ilva, la Cassazione dice no al dissequestro. Urso attacca i giudici

L’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto resta sotto sequestro. La quarta sezione penale della Corte di Cassazione dice no alla ripartenza, ma riaccende la polemica. Il rigetto dell’istanza dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, infatti, non piace al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Esattamente come il 7 maggio di un anno fa, quando la Procura di Taranto ordinò il sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 1 in seguito a un incendio, Urso si scaglia contro la magistratura. «Penso che anche il potere giudiziario sia consapevole che un sequestro probatorio che dura da oltre un anno è un’anomalia – attacca – E credo che sia altrettanto consapevole che questo sequestro così lungo ha già arrecato danni all’azienda per oltre 2 miliardi di euro». Alla stima di 2 miliardi, a giudizio del ministro, si giunge tenendo conto della perdita di capacità produttiva, dei costi della cig e di eventuali interventi successivi per il ripristino. Senza contare, è il ragionamento di Urso, che il perdurare del sequestro dell’altoforno 1 è un deterrente per i potenziali acquirenti. «Cosa hanno percepito gli eventuali investitori? Che vi è un contesto che vuole la chiusura dello stabilimento», si lascia andare.
Un solo altoforno in marcia
Con il provvedimento di ieri, la Cassazione conferma le decisioni della Procura e del gip del tribunale di Taranto. L’ordinanza della Suprema Corte, le cui motivazioni saranno depositate entro 30 giorni, complica ulteriormente la già difficile procedura di vendita degli impianti e impedisce al complesso siderurgico di aumentare la produzione. A Taranto è in marcia il solo altoforno 2. L’altoforno 4 è fermo per manutenzione e potrebbe essere riavviato ai primi di luglio.
Le incognite della vendita
Il fronte più caldo resta quello della vendita. I commissari di Acciaierie d’Italia e Ilva spa proseguono le interlocuzioni con i due potenziali acquirenti, gli indiani di Jindal Steel International e il fondo statunitense Flacks Group. L’obiettivo è provare a strappare condizioni migliori rispetto a quelle contenute nelle offerte depositate sia sul versante degli investimenti e della capacità produttiva sia sul piano occupazionale. La proposta di Jindal, a detta di molti più convincente sotto il profilo industriale, non garantirebbe né l’obiettivo produttivo di 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, fissato dal governo, né livelli occupazionali elevati. Da Flacks Group, invece, si attendono maggiori affidamenti sul piano finanziario.
Il punto con i sindacati
La situazione diventa sempre più complicata. La Regione Puglia, con il presidente Antonio Decaro, invoca l’intervento diretto dello Stato per governare il processo di decarbonizzazione e di rilancio. Il ministro Urso, che domani incontrerà i sindacati, insiste sulla vendita. «L’Ilva dovrà sopravvivere malgrado tutto – dice – Malgrado un contesto avverso, l’eredità che abbiamo ricevuto, i danni che i commissari con i loro periti hanno accertato ammontare con la precedente gestione a 7 miliardi di euro».