la Repubblica, 13 giugno 2026
Tragedia alle Maldive, la mail dell’ateneo: “L’Università vieta le immersioni”
«Cari tutti, il 20 marzo è stato pubblicato un decreto ministeriale che regolamenta in modo molto stringente le attività subacquee... dovremo adeguare tutta la nostra procedura… nel frattempo sono costretta a sospendere ogni attività subacquea. Prego tutti voi, se farete missioni in questo periodo che riguardano attività in mare, di specificare bene che la missione non prevede attività subacquea, in modo che io possa autorizzarla».
Era il 12 aprile 2024 e così scriveva la direttrice Elisabetta Rampone a tutti i docenti del suo Dipartimento di Scienze della Terra, Ambiente e Vita, il Distav di Genova. Dove insegnava anche Monica Montefalcone.
Questa mail è ritenuta dagli inquirenti una delle più rilevanti, fra le tantissime acquisite dalla Procura e della Squadra mobile di Roma che stanno indagando per omicidio colposo sulla tragedia dello scorso 14 maggio alle Maldive.
E riassume tutto il senso dell’inchiesta sulla morte della professoressa Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, dell’assegnista di ricerca Muriel Oddenino, del neolaureato Federico Gualtieri e della guida Gianluca Benedetti. Da un lato quanto scritto in un documento formale.
Dall’altro quel che sostengono diversi parenti delle vittime e, pur senza esporsi, studenti e personale universitario. Ovvero che «l’Ateneo sapeva benissimo ciò che si faceva in quelle missioni».
Che infatti sono sempre state chiamate, fra ragazzi e docenti, le “crociere del Distav”, anche se organizzate da una società privata, la Albatros Top Boat di Verbania. In particolare i legali di Carlo Sommacal, marito di Montefalcone e padre di Giorgia, sono stati netti a riguardo.
Per Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert «queste missioni hanno ricorrenza annuale se non semestrale, e l’Università è del tutto consapevole di quello che viene fatto».
La mail: “Le missioni già autorizzate alle Maldive sono ora sospese”
Nella mail che Rampone ha girato due anni fa a tutti i colleghi è allegato il decreto del 5 marzo 2024 del ministero dell’Ambiente, che ha rivisto alla radice la normativa sulle immersioni. La docente sottolinea che «nello specifico sono a conoscenza di missioni di attività subacquea alle Maldive a maggio per i seguenti colleghi», e il primo nome citato è proprio Montefalcone: «Anche se già autorizzate, tutte queste missioni sono al momento sospese».
Naturalmente il riferimento è alla crociera del maggio 2024, non a quella di un mese fa che ha portato alla morte dei cinque italiani. La stessa università, però, fin dal giorno della tragedia, con modalità che hanno scatenato polemiche accese, ha specificato che «l’attività di immersione subacquea, nel corso della quale si è verificato l’incidente, è stata svolta a titolo personale».
Aggiungendo che le immersioni erano «espressamente vietate dall’Ateneo». Anche il paper pubblicato da Montefalcone e altri nel 2025, con l’esplorazione a 80 metri di profondità, è stato realizzato usando dati raccolti nel 2022.
Proprio Rampone il giorno della tragedia aveva spiegato che Montefalcone in primis «stava lavorando alle nuove linee guida per le immersioni, che però non erano (e non sono tuttora, ndr) ancora pronte».
Verifiche sulla normativa del lavoro
Lo studio della mail dell’aprile 2024 è solo una parte del lavoro, imponente, che sta portando avanti la Procura di Roma. Che vuole valutare attentamente se ci sia una responsabilità dell’Ateneo, in quanto a un’eventuale, mancata sorveglianza, o in generale al rispetto delle normative sul lavoro.
Tanto che nel decreto con cui sono state sequestrate le attrezzature e i pc delle cinque vittime, è messa nero su bianco la necessità di verificare «il rispetto della disciplina della tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro considerando il rapporto di impiego di Montefalcone e Oddenino». L’Ateneo insomma, forte di questa mail, resta comunque sotto i riflettori della Procura.