la Repubblica, 13 giugno 2026
Migranti, l’Italia sui rimpatri rischia l’effetto boomerang
Duecento posti pronti per le procedure accelerate di frontiera. L’Italia si presenta così al debutto del nuovo Patto Ue asilo e immigrazione che il governo Meloni si vanta di aver trainato al traguardo ma che rischia, di fatto, di trasformarsi in un boomerang proprio per l’Italia. Il perché è presto detto: il Patto europeo attribuisce all’Italia l’obbligo di effettuare nel primo anno oltre 16.000 procedure accelerate di frontiera, quelle con cui verranno esaminate le richieste di asilo di migranti provenienti dai cosiddetti Paesi sicuri. Richieste che, nelle previsioni, saranno in massima parte bocciate proprio perché per chi arriva da Paesi inseriti nella lista europea di quelli sicuri non ricorrerebbero i criteri necessari ad ottenere il permesso di soggiorno.
Le difficoltà nei rimpatri
Ma l’Italia oltre a fermare questi migranti alle frontiere d’Europa e a processare nel giro di poche settimane le loro richieste dovrà poi farsi carico del loro rimpatrio. Impresa assai difficile, come dimostrano i numeri che – seppure in costante aumento – sono assai lontani da quelli delle richieste di asilo che prevedibilmente saranno respinte rapidamente nel prossimo anno.
«Più velocità, forse, ma nel produrre irregolari, non nel fare rimpatri – l’analisi di Matteo Villa, responsabile di PolicyLab dell’Ispi – La riforma spinge l’Italia a decidere più in fretta chi ha diritto all’asilo. Nei primi dodici mesi l’Italia si è impegnata ad esaminare in procedura di frontiera 16.000 domande di asilo. Ma una procedura accelerata ha senso se, dopo aver detto rapidamente di no, riesci anche a rimpatriare le persone. E qui c’è il solito problema: l’anno scorso abbiamo rimpatriato 5.000 persone, non 16.000».
Più irregolari sul territorio italiano?
E di questi il numero più alto sono cittadini albanesi, seguiti da tunisini ed egiziani mentre poco più di un centinaio sono quelli provenienti da Bangladesh e Pakistan, da dove arriva la gran parte dei migranti. In altre parole, migliaia di richieste d’asilo bocciate rapidamente senza rimpatri producono solo più persone che diventano velocemente irregolari ma che restano sul territorio italiano.
Due strutture dedicate in Sicilia e l’Albania
E poi c’è il tema dei luoghi in cui, come prevede, il nuovo Patto Ue, questi migranti potranno essere prima trattenuti per 72 ore e poi costretti a rimanere reperibili in attesa della decisione. In Italia, al momento, le uniche due strutture dedicate alle procedure accelerate di frontiera sono i centri di Porto Empedocle e Pozzallo in Sicilia. E poi c’è l’Albania che, al più presto ( ma i tempi non sono stati ancora decisi), il governo intende riaprire al progetto originario: cioè il trattenimento dei richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri soccorsi in mare da navi militari italiane e portati direttamente nei centri di Schengjin e Gjader in attesa di rimpatrio.
Le proteste delle Ong
Le nuove norme entrano in vigore in un momento in cui gli sbarchi in Italia sono più che dimezzati rispetto allo scorso anno ( 12.500). Le Ong protestano: «Mentre il Patto Ue dà priorità al controllo delle frontiere, la società’ civile continua a salvare vite umane», dice Sos Mediterranée che ieri ha soccorso 56 persone in mare. Critica anche Msf: «Il nuovo Patto Ue rafforza detenzione, coercizione ed esternalizzazione mentre protezione, dignità e accesso alle cure non sono negoziabili».