Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 14 Domenica calendario

Dana White, l’amico di Trump che ha portato la Mma alla Casa Bianca

La Mma alla Casa Bianca oggi al cospetto di Donald Trump. Tutto questo perché il presidente degli Stati Uniti compirà 80 anni e per l’occasione ha fatto costruire un’arena da 4.300 posti, sovrastata da una struttura di 27 metri denominata «The Claw» accanto alla Casa Bianca, appunto. Al centro c’è un ring ottagonale dove combatteranno gli atleti. Lavori da 60 milioni di dollari (51,83 milioni di euro al cambio attuale), a spese della Ufc, Ultimate Fighting Championship, l’organizzazione di arti marziali miste.
Tutto questo grazie alla sua grandissima amicizia con Dana White, 56 anni, presidentissimo dell’Ufc. Lui a Trump deve tantissimo. Nato nel Connecticut in una famiglia di origini irlandesi, il numero uno della Mma è cresciuto tra Las Vegas e il Maine. Ed è proprio da Las Vegas, capitale mondiale del gioco d’azzardo, che Dana White ha dato inizio alla sua carriera negli sport da combattimento. Da fattorino ha iniziato da lontano come istruttore di boxe, salvo poi fondare nel 1992 la «Dana White Enterprises». Successivamente con i soldi dei fratelli Frank e Lorenzi Fertitta – suoi amici d’infanzia – ha comprato l’Ufc diventandone il capo indiscusso, il presidente. Ma gli inizi non sono per niente facili. Questi combattimenti in molti casi superano ogni limite ed è per questo che le arti marziali miste vengono emarginate con tanto di esclusione dalle pay tv. Poca visibilità comporta crescita zero.
Galeotto il video di un match visto dal senatore dell’Arizona, il repubblicano John McCain, che li trova ripugnanti tanto da guidare in prima persona una campagna per bandire la Ufc, definita «human cockfighting», «combattimenti di galli umani», e spedendo lettere ai governatori di tutti i 50 stati degli States. Risultato? Sono 36 gli stati – compreso quello di New York – che voltano le spalle a questi combattimenti. Ed è in questo momento che per Dana White si rivela fondamentale l’intervento di Donald Trump. Infatti, il Trump Taj Mahal, casinò di Atlantic City, accetta di ospitare gli eventi Ufc 30 e 31 nel 2001. Nel tempo la Mma diventa «socialmente più accettabile», riguadagna spazio nelle pay tv, ritrova visibilità e promuove spettacoli in chiaro. Così nel giro di pochi anni la Ufc finisce sul network Fox Sport negli Stati Uniti e viene trasmessa in oltre 150 paesi del mondo. In vent’anni cambia tutto: se nei primi anni 2000 la Federazione rischiava la bancarotta, due decenni dopo le arti marziali miste sono diventate uno sport globale. Ma da quell’aiuto Dana White diventa per sempre riconoscente al tycoon. E lo ha sempre sostenuto ovunque fino a essere al suo fianco alla Convention repubblicana e ad appoggiarlo nella sua seconda corsa alla Casa Bianca. Oggi Dana White ha un patrimonio da oltre 500 milioni di dollari (quasi 432 milioni di euro) e a Trump non poteva non concedere l’onore di un combattimento alla Casa Bianca.