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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Google è legalmente responsabile delle risposte che dà AI Overviews

La prossima volta che incorreremo nell’ennesima allucinazione di AI Overviews sapremo con chi prendercela, legalmente e moralmente. Dalla Germania, infatti, arriva una sentenza storica che potrebbe cambiare le regole dell’intelligenza artificiale. Un tribunale di Monaco ha emesso una ingiunzione provvisoria nei confronti di Google per alcuni risultati errati a discapito di due editori. È la prima volta che viene riconosciuta la responsabilità e paternità delle risposte generate artificialmente.
Il caso: due editori contro Google
Prima di arrivare alla sentenza, bisogna però partire dall’inizio e dai due editori di Monaco che hanno dato il via a questo processo. Il tutto è nato dalle risposte errate di Google, o meglio del suo AI Overviews, il motore generativo artificiale del colosso californiano che permette di riassumere dati e informazioni presenti nel web in un’unica breve risposta. Un modo per velocizzare la navigazione in rete rendendo obsoleti link e collegamenti classici.
Cercando il nome di questi due editori uscivano risultati non lusinghieri nei loro confronti. I nomi delle aziende venivano associati a truffe e tentativi di frode, senza la minima esitazione: «Si l’azienda è conosciuta per pratiche commerciali dubbie», per fare un esempio. Ebbene, niente di quello detto da Google è risultato vero e le due case editrici hanno inviato al gigante del web una diffida e richiesto la modifica. Un tentativo che però non ha portato ad alcun esito, ed ecco che si è passati per vie legali. 
La sentenza
Il tribunale di Monaco non solo ha premiato la temerarietà dei due che hanno osato sfidare il totem dell’internet, ma potrebbe aver tracciato la scia per una nuova regolamentazione delle risposte generate da AI. Qualcosa che potrebbe andare ben oltre il semplice Google, ma essere applicata anche ad altri cervelli digitali, ChatGpt e Claude per citarne alcuni.
Come si legge dagli atti, la decisione sarebbe stata presa perchè le risposte generate da AI «producono dichiarazioni indipendenti e nuove». Non sono quindi un semplice riassunto di quello che è già presente su internet, ma veri e propri testi generati da zero di proprietà del creatore del modello di AI e quindi, in questo caso, Google. Ecco perchè sull’azienda californiana ricade anche la responsabilità di controllare e farsi carico degli errori.
La risposta di Google
Sia durante l’udienza, sia post, la risposta di Google non ha tardato ad arrivare. Davanti ai giudici di Monaco uno dei cavalli di battaglia della difesa è stato: «Agli utenti viene detto di non fidarsi ciecamente e hanno facoltà di verificare le fonti per controllare che sia tutto vero». Argomentazioni che però non hanno convinto, anzi, la corte ha respinto dichiarando che: «La possibilità di confutare le informazioni fornite, non esime in modo automatico chi le fornisce dalla responsabilità». 
Come se non bastasse, facendo una ricerca più approfondita, è emerso anche che alcune delle notizie associate ai due editori, come quella delle frode «non risultano presenti in nessun link o risultato di ricerca». Quindi si tratterebbe di vere e proprie allucinazioni. Successivamente in una nota dell’azienda, Google ha fatto sapere che il suo Overviews è fatto appositamente per riflettere ciò che già è presente su internet e che stanno «esaminando con attenzione questa sentenza, che non è ancora definitiva. Investiamo tanto nell’AI apposta per renderla il più precisa possibile». Un margine di errore c’è sempre e anche se si tratta del 91% di affidabilità (come emerso dalle analisi del New York Times), quando parliamo di un numero così elevato di ricerche, quel 9% può rappresentare milioni di risposte potenzialmente sbagliate.
Il cambio di prospettiva
Per la prima volta cambia il punto di vista per quanto riguarda i motori di ricerca. Se prima essi potevano essere scagionati da accuse simili dimostrando che il loro lavoro è quello di elencare e ordinare, secondo algoritmi, una serie di link e siti, su cui però non hanno doveri o responsabilità. Con l’ingresso in campo dell’AI Overviews il motore di ricerca diventa parte attiva della navigazione e non solo una semplice lista da cui l’utente può scegliere. Proprio su questa transizione si sarebbe basata la giuria di Monaco prima emettere il verdetto costringendo, inoltre, Google a farsi carico dell’80% delle spese legali.