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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Gran Paradiso e Monte Bianco, sette alpinisti morti in 24 ore

Sette morti in meno di 24 ore. È un bilancio drammatico quello che arriva dalle vette, superiori ai 4.000 metri, delle Alpi settentrionali. Tra venerdì e sabato l’arco alpino tra Italia – nel versante valdostano – e la Francia è stato teatro di quattro incidenti mortali. Tre nella sola mattinata di ieri, con quattro alpinisti deceduti, a cui si aggiungono le tre vittime registrate venerdì sul Gran Paradiso. Una scia di sangue che svela la fragilità delle nostre montagne già all’inizio della stagione e riapre il dibattito sulla sicurezza in alta quota, anche tra i frequentatori più esperti e attrezzati.
Il primo allarme è scattato ieri mattina sul massiccio del Monte Bianco. Due alpinisti francesi, investiti da un’improvvisa e violenta scarica di sassi, sono precipitati dalla cresta Kuffner al Maudit, a 4.465 metri di quota. I loro corpi sono stati recuperati dagli uomini del Soccorso alpino valdostano e affidati al Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix per l’identificazione.
Poco dopo, un altro intervento drammatico sul Cervino. La vittima è ancora un alpinista francese, precipitato per oltre trecento metri dal Pic Tyndall (4.241 metri) sul ghiacciaio sottostante, sotto gli occhi impotenti della compagna di cordata.
La coppia stava affrontando uno dei passaggi più esposti della parete, lungo la via normale verso la vetta. Al momento della caduta i due non erano legati: la donna è rimasta miracolosamente illesa, per l’uomo l’impatto è stato fatale. Quasi in contemporanea, una terza chiamata è giunta dal ghiacciaio della Brenva, sul versante italiano del Monte Bianco: anche qui un alpinista transalpino ha perso la vita dopo uno scivolone fatale.
Il giorno precedente si era consumato il dramma sul Gran Paradiso. Le vittime sono tre scialpinisti trentini, esperti e molto noti nelle loro comunità: Sergio Martinelli, economista di 29 anni; Maicol Zenatti, informatico di 39 anni; e Antonio Sardano, 49enne, figura storica di Trentino Emergenza.
Una strage che ha spinto il Soccorso Alpino a lanciare un appello alla prudenza. Il caldo anomalo sta cambiando i connotati delle vette: «Le condizioni sembrano buone, ma lo scarso innevamento dice che siamo tecnicamente molto più avanti con la stagione – avverte Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano —. Dobbiamo comportarci oggi come se fossimo a fine luglio: il terreno è secco, c’è ghiaccio vivo dove normalmente si cammina sulla neve, e i rischi cambiano in modo radicale».