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 2026  giugno 13 Sabato calendario

Nato, il «piano tagli» del Pentagono: caccia e flotta ridimensionati

I segnali in arrivo da Washington sono sempre più netti: l’amministrazione Trump è pronta a ridimensionare la presenza militare nella Nato. L’ultima mossa, secondo le anticipazioni del quotidiano tedesco Die Welt, ampliate dal New York Times, riguarda soprattutto la deterrenza aerea. Il Pentagono sta preparando quattro tagli importanti.
Primo: ritiro di un terzo dei jet da combattimento F-16 ed F-35. Oggi sono circa 150, ne rimarranno un centinaio. Secondo: riduzione da 25 a 15 dei velivoli per la ricognizione in mare e contestuale rientro di tutti gli otto aerei cisterna per il rifornimento in volo. Terzo: ricollocazione al di fuori dell’Europa di un sottomarino lancia missili e di una flotta composta da una portaerei e altre navi da guerra. Quarto: stop all’invio di due gruppi di bombardieri già assegnati al Vecchio Continente.
Per il momento, non ci sono annunci ufficiali. Potrebbe essere uno degli argomenti principali dell’incontro tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, in programma lunedì prossimo, 15 giugno, a Washington.
Nei giorni scorsi. Alexus Grynkewich, Comandante supremo delle forze armate alleate in Europa (Saceur), aveva affermato pubblicamente: «c’è un’insana dipendenza dal modello delle forze armate americane. Il presidente Trump, il segretario alla Difesa Hegseth e altri hanno chiarito che ciò deve cambiare. E cambierà. Lo esige la potenziale realtà di conflitti simultanei in diversi teatri».
Da Bruxelles, arriva una reazione informale, riportata dall’Ansa: il piano non è completo; l’Alleanza lavora per colmare i vuoti mentre Ursula von der Leyen annuncia per il 15 giugno l’apertura dei negoziati sull’adesione di Ucraina e Moldavia all’Ue.
Tra gli esperti, invece, prevale la cautela. L’’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, già vice segretario generale della Nato, dal 2001 al 2007, dice al Corriere: «Suggerisco di esaminare con grande prudenza questa notizia. I documenti di lavoro non sono piani operativi. In ogni caso, molto dipenderà dai tempi con cui si prenderanno le decisioni. La riduzione delle forze aeree può essere gestibile in un arco di uno o due anni».
Il fattore tempo può risultare decisivo. Al momento è difficile prevedere quando i principali Paesi europei saranno in grado di colmare il vuoto, soprattutto nello schieramento degli F-35 ed F-16. Peraltro, l’azienda che li costruisce, l’americana Lockheed Martin è oberata dagli ordini e, quindi, non può garantire consegne rapide. Sarà complicato anche fare a meno degli otto aerei cisterna, visto che gli europei praticamente non ne hanno. Se ne parla poco, ma la loro funzione è essenziale per garantire l’esecuzione di missioni a lungo raggio.
C’è poi la questione delle truppe di terra. Il 13 maggio, il Pentagono aveva bloccato la partenza della «Second armored brigate combat», la «Black Jack» composta da 4 mila unità e destinata a rilevare i commilitoni schierati in Polonia. Ma il 22 maggio, Trump aveva promesso l’invio di 5 mila militari in Polonia. Al momento non c’è alcun seguito concreto a quell’annuncio. Nel frattempo, i governi occidentali prendono nota delle parole di Vladimir Putin. Il presidente russo riconosce che gli attacchi ucraini stanno provocando danni all’economia nazionale, ma assicura: «Tutto si ripristina rapidamente, non saranno in grado di crearci seri problemi».