Corriere della Sera, 14 giugno 2026
Debutta il partito di Vannacci: «Orgogliosi di essere feccia»
Sorpresa. Il bersaglio di Roberto Vannacci non è quello abituale, non è la Lega. All’assemblea costituente del suo partito, Futuro nazionale, all’auditorium della Conciliazione di Roma, il generale spara a palle incatenate su Forza Italia. Non sarà una candidatura a sostituire gli azzurri al governo, per quello c’è tempo. L’importante è che non si superino le «linee rosse» poste da FnV.
I giornali, soprattutto della destra, lo chiamano «l’utile idiota» della sinistra perché rischia di far vincere Schlein&C(onte)? Sono pieni di appelli al «voto utile»? Lui sbuffa: «Utile a chi? A loro...». E rivendica: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo».
Il generale dedica una bella fetta dell’intervento a una disanima puntigliosa, ai confini del pedante, di tutte le volte che FI «ha votato come il Pd», incluse «le patrimoniali mascherate che boccia in Italia». Per proseguire con le «tasse per aumentare il budget dell’Ue». Ma l’elenco è lungo. Antonio Tajani rincara: «Mi dispiace che Fn abbia scelto di fare la quinta colonna della sinistra, abbandonando il centrodestra e votando sempre contro il governo». Tuona Vannacci: «Con “l’idea” della “stampella” dovrei condurmi a piú miti consigli». Nient’affatto: «O con noi di FnV, guardiani del sovranismo e della cittadinanza, oppure con Draghi, von der Leyen, le multinazionali e il globalismo». Ma nessuna risposta alla premier: «Se avrà una domanda da farmi, me la fa direttamente e avrò l’onore e il piacere di risponderle».
Rappresentanti di FdI, FI e Lega erano presenti, non i rispettivi leader: «Per cortesia li avevo invitati. Non essere venuti è un problema loro, non mio». Di certo non c’è l’arcinemico Carlo Calenda, che ieri ha indicato Vannacci come «una minaccia alla sicurezza nazionale» in quanto «vicino ai russi». Quelli che «hanno fatto 4 mila cyberattacchi contro l’Italia. E hanno degli italiani tutti i dati finanziari». E che aggiunge in serata: «Lo considero solo l’ennesimo buffone populista che promette tutto e il contrario. Del resto se lo dice da solo: “siamo la feccia”. Concordo». Vannacci putiniano? «La Russia l’ultimo anno ha speso 190 miliardi in difesa – dice il generale —. L’Ue più del doppio. Perché temerla?». Semmai, la retorica della minaccia russa giustifica 800 miliardi di spesa militare: «Un feticcio per rilanciare l’industria tedesca affondata dal Green deal».
Nel suo lungo discorso si toglie tutti i sassolini possibili: contro la stampa, con cui esordisce nominando per nome e cognome i giornalisti che non apprezza. E poi, la cosa che più lo irrita, l’accusa di essere un «baby pensionato». Anche qui, smentisce puntigliosamente. E peraltro all’estero «i militari vanno in pensione molto prima che in Italia». Vannacci, nella narrazione che costruisce di sé stesso, però non è mai davvero in congedo: «Non ho visto nascere la mia seconda figlia, ero in Afghanistan. È nata senza un padre, me lo rinfaccia ancora e ha ragione. Ma io le dico che ero nel posto dove dovevo stare: con i miei uomini, a combattere». Oppure quando cita Calenda chiamandolo «Re Mida al contrario»: «Non l’ho mai visto vicino a me sotto il peso dello zaino con un’arma al collo, a portare avanti gli interessi della Repubblica dove fischiano i proiettili, cascano le granate e ogni tanto si perde anche qualche camerata».
Ma Fnv è un partito no euro? «Uscire dall’Ue adesso è difficile. Ma l’Europa, dopo trenta anni, è allo scatafascio. Qualcosa dobbiamo fare». A fine giornata, però, manca qualcosa. Vannacci è intervenuto su tutto quanto lo ha disturbato in questi mesi. Ma oltre alle abituali parole d’ordine, una visione organica sull’Italia non si è sentita. Il programma annunciato? Forse oggi.