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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Stasi lascia il carcere

«Gli elementi evidenziati dagli operatori concorrono nel delineare un percorso trattamentale che può sfociare nell’avvio di un pieno reinserimento nel tessuto sociale in considerazione di una progressione trattamentale fondata sulla accettazione della condanna, nonostante la posizione negatoria circa la sua responsabilità nonché sulla assoluta adesione alle regole anche in semilibertà, sperimentata per un congruo periodo di tempo». Sono le motivazioni, riportate in un’ordinanza di cinque pagine con la quale i giudici del Tribunale di Sorveglianza hanno dato il via libera all’affidamento in prova ad Alberto Stasi, condannato a 16 anni per il delitto di Chiara Poggi e rinchiuso nel carcere di Bollate dal 12 dicembre 2015.
Nel provvedimento si fa anche cenno alla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco ad opera della Procura di Pavia e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Per i magistrati, presieduti da Marcello Bortolato, «Stasi ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza; d’altro lato, il condannato ha dimostrato equilibrio e doti di resilienza nel fronteggiare l’emotività che ha certamente provocato la riapertura dell’indagine, così come l’eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica che essa ha suscitato».
Non solo, perché come sottolineato dagli esperti del carcere e dagli educatori nelle loro relazioni, «il ripresentarsi dell’attenzione mediatica ha comportato una inevitabile attivazione emotiva che, però Stasi ha saputo gestire al meglio, attraverso strategie contenitive delle emozioni. La possibilità che possa emergere la sua estraneità ai fatti gli permette di vivere in modo meno faticoso l’invadenza dei media». Secondo il Tribunale «il semilibero ha proseguito “senza sbavature” la misura alterativa concessagli, proseguendo con serenità l’espiazione della pena che ha dimostrato di aver accettato e che gli ha consentito un graduale reinserimento del tessuto sociale, fino a sfociare nella misura più ampia».
Il via libera verso una definitiva libertà – Stasi lavorava come contabile fuori da Bollate da tre anni e da un anno ha ottenuto la semilibertà – è arrivato dopo il parere positivo dalla Procura generale diretta da Francesca Nanni (la stessa magistrata che insieme all’avvocato generale di Corte d’Appello Lucilla Tontodonati dovrà valutare sulla futura, eventuale, revisione della condanna alla luce delle nuove indagini) all’istanza presentata dai suoi legali, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Per il Tribunale «l’adattamento alla detenzione è stato costante dalla fase intramuraria, così come quello al clamore mediatico che negli ultimi mesi si è acuito per la nuova indagine in corso sul reato e che lo costretto a mettere in atto strategie di evitamento dei giornalisti, che più volte hanno messo in atto veri e proprio appostamenti. Benché questo abbia limitato le sue possibilità di spostamento, Stasi ha mantenuto un “profilo basso”, ha evitato ulteriori interviste e sta mantenendo una evidente lucidità anche rispetto ai possibili sviluppi futuri».
Secondo i giudici «non emergono, invero, vissuti rancorosi né repertori narrativi screditanti verso coloro che lo hanno posto in questa condizione. La semilibertà, con i suoi più ampi margini di movimento, ha, di fatto, confermato l’assenza di profili di pericolosità, che in una fase emotivamente sollecitante come quella attuale avrebbero potuto trovare spazi di slatentizzazione».
Nel suo percorso Stasi «ha sempre manifestato empatia e sofferenza verso» la vittima. «Proprio nel costante rapporto con gli operatori (che ha mantenuto anche durante la misura), il semilibero ha potuto sperimentare relazioni “normali”, estranee dalla costruzione del personaggio mediatico».