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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Funerali di Khamenei, la data scelta è il 4 luglio

I funerali di Ali Khamenei, l’uomo che per quasi quarant’anni ha tenuto in pugno la Repubblica islamica, si terranno con quattro mesi di ritardo. La tv di Stato ha annunciato che la maratona funebre si svolgerà tra il 4 e il 9 luglio: camera ardente al Mosalla di Teheran, corteo nella capitale, passaggio per la città santa di Qom, sepoltura finale nel santuario dell’ottavo imam, a Mashhad.
Un copione da Guida suprema, cucito per riempire le strade di fedeli e di bandiere nere, con un dettaglio non casuale: l’avvio delle cerimonie, il 4 luglio, coinciderà con il Giorno dell’Indipendenza degli Usa, che quest’anno festeggiano il 250esimo anniversario. Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio, nelle prime ore dell’attacco di Stati Uniti e Israele che ha colpito il cuore del potere iraniano. Il raid ha polverizzato il suo compound nel centro di Teheran, ferito il figlio successore Mojtaba, che ancora non si è fatto vedere, e ucciso moglie, nuora e nipote. Da allora il corpo della Guida è sparito dai radar.
In un Paese dove la legge islamica chiede che i morti vengano sepolti in fretta, l’attesa è diventata un tema a sé. Nei primi giorni di guerra il rinvio sembrava quasi scontato, ma man mano che altri notabili uccisi negli stessi raid – come Ali Larijani, il capo del Consiglio supremo di sicurezza – venivano accompagnati al cimitero senza grandi cerimonie, il silenzio attorno alla salma di Khamenei si è trasformato in una domanda politica. Sulla tv di Stato i commentatori continuavano a parlare di «preparativi complessi».
Sui social, dove l’ironia è spesso l’unico spazio di libertà, tra i dissidenti girava la stessa battuta: «E quindi, questo funerale quando si fa?». Nessuna risposta ufficiale, ma un’ipotesi condivisa da molti: si aspetta per paura. Un funerale di Stato di queste dimensioni è un invito a chiunque voglia colpire il regime, dall’interno o dall’esterno.
Gli ayatollah hanno buoni motivi per essere nervosi. I media iraniani ricordano che ai funerali di Qassem Soleimani, nel 2020, la calca a Kerman provocò decine di morti schiacciati e mise a nudo l’incapacità del sistema di controllare la piazza. In strada sono attese «diversi milioni di persone», con pullman organizzati da Iraq, Afghanistan, Pakistan, India, Kashmir. Euronews scrive che alcuni funzionari iracheni hanno chiesto addirittura che il corpo fosse portato anche a Najaf e Karbal.
Per il regime, le immagini delle processioni serviranno a mostrare un Paese unito attorno al suo «Leader dei Leader». Fuori inquadratura, però, va diversamente. «Per noi», scrive da Teheran Ghazaleh, «l’uccisione di Khamenei è la fine del nostro aguzzino, di chi ha trucidato, torturato e umiliato milioni di uomini e donne». Il funerale, dice, è solo «un’altra farsa a cui siamo costretti ad assistere», un rito che non parla alla maggioranza degli iraniani che in questi anni ha riempito le piazze gridando proprio «Morte al dittatore».