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 2026  giugno 14 Domenica calendario

Iran, verso la firma a distanza

Fino a ieri sera non era chiaro se il memorandum d’intesa con l’Iran sarebbe stato firmato oggi. Donald Trump lo aveva ribadito con un messaggio sul suo social Truth: «La firma dell’accordo è prevista per domani (oggi per chi legge, ndr)». E il premier pachistano Shehbaz Sharif aveva scritto ieri mattina su X che la «finalizzazione» del testo era in programma entro 24 ore, ma il ministero degli Esteri iraniano aveva negato che la firma sarebbe stata oggi, pur lasciando aperta la possibilità che avvenga nei prossimi giorni. La firma verrà apposta in forma elettronica in un collegamento virtuale tra Stati Uniti e Iran insieme ai mediatori pachistani e qatarini: farlo di persona era complicato perché il vicepresidente JD Vance non sarebbe potuto ritornare in patria prima della partenza del presidente per il G7, oltre che per il rischio comunque che l’intesa deragliasse all’ultimo momento. L’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della rivoluzione, affermava che la «strana insistenza» di Trump sulla firma proprio oggi stava diventando «un test per i negoziatori».
Qualcuno ipotizzava che gli iraniani non volessero dare al presidente americano la soddisfazione di celebrare questa firma per il suo ottantesimo compleanno, oggi, circondato da 4.000 invitati mentre guarda la lotta di arti marziali miste sul prato della Casa Bianca. Né gli Stati Uniti né l’Iran hanno diffuso il documento completo. È chiaro che non si tratta di un accordo finale ma di un accordo per fare l’accordo. Il memorandum dovrebbe aprire lo Stretto di Hormuz, estendere la tregua per 60 giorni, nei quali ci saranno i veri negoziati tecnici sul programma nucleare iraniano, che potrebbero avere successo o fallire (persistono posizioni distanti). Nel memorandum l’Iran ripeterebbe il suo impegno a non sviluppare né acquisire un’arma nucleare, ma per il resto le versioni del testo fatte trapelare dalle due parti contenevano differenze su aspetti cruciali come lo scongelamento dei fondi iraniani; non era chiaro ieri se si trattasse di propaganda interna o di elementi che potevano fare deragliare l’intesa. In un post diffuso ieri Trump ha detto che, oltre ad aprire subito lo Stretto, l’accordo impedirà che l’Iran ottenga un’arma nucleare «acquistandola, sviluppandola o in ogni altro modo». Ha aggiunto che «al momento opportuno, quando tutto è tranquillo» gli Stati Uniti «diluiranno e distruggeranno, in Iran o negli Stati Uniti» quella che lui chiama «polvere nucleare», ovvero le riserve di uranio arricchito ad alto livello sepolte in profondità dopo i bombardamenti americani di un anno fa. Secondo la Cnn, non sarà semplice recuperarlo, in base a informazioni dell’intelligence Usa secondo cui l’Iran avrebbe sigillato i tunnel e piazzato mine per mettere in sicurezza quel materiale nucleare.
Il presidente americano ha minacciato che, se Teheran non rispetterà i termini dell’accordo «velocemente, facilmente e senza problemi», gli Stati Uniti potrebbero usare di nuovo la forza militare. Su Truth Trump ha affermato ancora una volta che il suo accordo sarà assai migliore del «Jcpoa» di Obama, l’intesa del 2015 con l’Iran dalla quale l’attuale presidente si ritirò unilateralmente nel 2018: «Sarà un muro contro l’arma nucleare», «non ci sarà passaggio di mano di soldi» all’Iran, ha scritto il presidente. Entrambi i Paesi stanno cercando di «vendere» questo memorandum come una vittoria alla propria opinione pubblica.
Anche per gli iraniani, dopo che gli americani hanno ucciso il loro ayatollah, firmare un accordo di pace non è facile. La tensione resta alta nell’area: nella notte, il Centcom americano ha rivendicato di aver abbattuto droni lanciati dall’Iran «nel tentativo di colpire navi commerciali in transito» nello stretto.