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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Karen Di Porto ricorda Galliano Juso

Galliano Juso era cinema. Quello antico, giocoso, a tratti surreale, composto da sapienza ed espedienti, fantasia e gioco, tratti di follia e grandissimo intuito. Anni fa al Fatto ha spiegato: “Come imprenditore faccio schifo”. Questo perché riuscì a vendere (anzi, svendere) i diritti delle pellicole del “Monnezza”, Tomas Milian protagonista, poco prima del successo.
Galliano Juso è morto il 10 novembre 2024, povero. Prima però è riuscito a realizzare il suo ultimo sogno, il film su Tanio Boccia, un regista sfigatissimo, deceduto nel 1982, considerato il peggiore del cinema italiano, celeberrimo per le sue trovate, il suo ingegno, la sua tenacia. Lui lo amava, “in realtà ci si rivedeva”, racconta Karen Di Porto, la regista de Il Grande Boccia.
Come vi siete conosciuti?
Anni fa vado da lui con la sceneggiatura del mio primo film, Maria per Roma, storia di una ragazza che sogna di diventare attrice e si mantiene grazie all’affitto di case ai turisti. Lui legge e sentenzia: ‘Niente di nuovo, però il mestiere delle chiavi mi interessa’.
Il film ha vinto il Globo d’Oro.
È costato appena 85mila euro.
Alla Galliano Juso.
Era già povero ed è morto peggio; per girare quel film ci siamo organizzati in ogni modo: alcune location le ho trovate io, magari case di amici, mentre Galliano è riuscito a trovare un’intera troupe.

Come?
Era fenomenale nell’impossibile; al momento del budget estraeva dei foglietti di carta, segnava le cifre standard e poi le decurtava del 50 per cento; sembrava un po’ Aldo Fabrizi in C’eravamo tanto amati davanti a Gassman: ‘Quanto te chiedono? Di’ la metà’.

Perfetto.
Galliano arrivava da un’altra epoca, quando era possibile girare i film ‘scommessa’, quelli che costavano 90 milioni e magari incassavano 2 miliardi.
Aveva grandi idee.
Era pieno di idee, poi viveva così, alla perenne ricerca di un acconto per realizzarne alcune; nel film c’è una battuta messa in bocca a Boccia, quando un possibile finanziatore gli domanda ‘qual è l’idea?’ e Boccia risponde: ‘Se c’è una cosa che non mi manca sono le idee e al cinema sono tutto’. Questa battuta racconta chi era Galliano, per questo sostengo che Il Grande Boccia è il suo testamento.
Per lei, scuola di vita.
Un uomo di grande cultura e fuori dagli schemi borghesi, libero nel pensiero e nei giudizi. Viveva per il cinema.
I problemi erano stimoli. Il film su Boccia è stato girato, per necessità, alla Boccia.
Quindi?
Galliano ha impiegato 33 anni per terminare il film e non so quanti registi e quanti possibili protagonisti sono stati contattati; anzi, prima di me, Il Grande Boccia doveva girarlo un grande regista, che alla fine ha rinunciato per il basso budget. Così mi ha chiamata per il mio spirito da kamikaze.
E…?
La costumista, Sandra Cardini, un genio, è andata per mercatini alla ricerca dei vestiti.
Artigianale.
Con lui si aveva un rapporto fisico con il film; sempre visto il budget, l’ho montato io: non c’erano soldi per il montatore; (ride) un giorno sono andata da un allevatore di Tarquinia e l’ho convinto a prestarci due cavalli a 100 euro e per mezza giornata di lavoro.
Galliano veniva sul set?
Molto poco, però un giorno si è presentato, ha visto e mi ha consigliata di cambiare la persona su una battuta. Risultato: è diventata la scena che fa maggiormente ridere il pubblico.
Chi lo ha visto?
È stato proiettato alla Festa di Roma e poi in tre carceri; (ci pensa) il film parla di cinema, ma in realtà è la storia di uno che si arrangia, che vive di espedienti, ma non si arrende alle difficoltà. Per questo una ragazza del carcere di Latina mi ha ringraziata: ‘È una lezione importante per noi’.
Torniamo al punto: Boccia è Galliano.
Totalmente.
Per questo ci teneva.
A progetto avviato siamo rimasti due anni fermi e in quei due anni magari mi chiamava per sognare un altro film. E io urlavo: ‘Che dici? Dobbiamo terminare Boccia! Mi stai distruggendo la carriera!’. Lui niente, era bulimico di idee, seminava progetti, aveva sempre ragazzi per casa, anche fino all’ultimo, magari li trovavo seduti sul suo letto a scrivere.
Fanciullesco.
La passione lo manteneva bambino.
Quanto le manca?
Tantissimo; poi con lui litigavano tutti e in continuazione incontro persone che mi ripetono: ‘Cacchio, è morto e non ho fatto in tempo a farci pace’. E io: ‘Non ti preoccupare, con lui era normale’.
Provocava.
Era un modo per sentirsi vivo, amava andare contro, sostenere l’opposto delle tue tesi, testarti; (pausa) che nostalgia.
Il film è al cinema.
Il grazie va a Rai Cinema e a Ennio De Dominicis, che ci hanno permesso di concluderlo. Galliano ha visto solo la copia montata, non quella definitiva.
Juso, maestro.
Nessun produttore della sua generazione ha iniziato nei primi anni Settanta ed è arrivato al 2024. Questa è passione. Fino all’ultimo respiro.