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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Online le carte dal carcere di Santo Stefano

“Il condannato Pertini Alessandro ha bisogno di essere trasferito altrove perché il clima incostante e l’umidità di quest’isola sono nocivi al suo stato di salute”.
È il 4 dicembre del 1930 quando la direzione del carcere di Santo Stefano invia questa comunicazione ai vertici del regime. Da un anno il fascismo l’ha rinchiuso nel penitenziario che si trova a un miglio marino da Ventotene. Ha 34 anni ed è costretto a sopportare condizioni durissime. Nella solitudine della cella 36, al terzo livello del carcere borbonico, patisce l’insalubrità del luogo e le avversità di quell’isolotto in mezzo al mare. I medici ne constatano l’incompatibilità.
Ora queste e altre carte conservate negli archivi, finalmente ordinate, saranno messe online. Vi sono anche quelle relative a Gaetano Bresci, l’anarchico che assassinò re Umberto I. Si potranno trovare sul nuovo portale Archivi nazionali, coordinato dall’Istituto centrale per gli archivi.
Questa catalogazione, che gli esperti chiamano ricognizione archivistica, è stata presentata al ministero della Cultura in occasione della giornata internazionale degli Archivi. Nell’occasione il commissario straordinario di governo Giuseppe Marinello e il direttore generale Archivi del ministero della Cultura, Antonio Tarasco, hanno sottoscritto, presente il sottosegretario Giampiero Cannella, un accordo di partneriato.
Santo Stefano venne edificato a fine Settecento per volontà di Ferdinando IV di Borbone. Fu chiamato anche l’Ergastolo, perché vi venivano rinchiusi i detenuti che dovevano scontare il massimo della pena. È chiuso dal 1965. Ebbe tra i suoi detenuti non solo figure di primo piano dell’antifascismo italiano ma anche patrioti del Risorgimento, come Luigi Settembrini, briganti come Carmine Crocco, il bandito Sante Pollastri, della canzone di Francesco De Gregori. Dopo un lungo periodo di incuria e degrado, dal 2016 è stato avviato a un progetto governativo di recupero di valorizzazione, con l’idea di far rinascere l’intera cittadella carceraria per ospitare spazi museali e aree dedicate all’alta formazione, integrati a percorsi espositivi.
“Il patrimonio di Santo Stefano è ancora poco conosciuto, la mole della documentazione va ben oltre quanto fin qui immaginato e ci restituisce una vitalità impensabile che, attraverso al digitalizzazione, sarà fruibile non solo agli studiosi ma anche ai molti cittadini italiani e europei”, ha dichiarato Marinello. Sono duecento anni di carte che diventano pubbliche. L’esposizione dei risultati della ricognizione archivistica è stata affidato a Marilena Giovannelli e Libera Pennacchi, già direttrici dell’Archivio di Stato di Latina, e a Ferdinando Salemme, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli.
Il 14 dicembre 1930 Pertini venne trasferito a Turi, dove poi conobbe Antonio Gramsci.