repubblica.it, 12 giugno 2026
Domenico, il giudice sospende il primario e la seconda operatrice
Sospesi dalla professione il primario dell’ospedale Monaldi Guido Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni. Sono accusati di falso (oltre che di omicidio colposo) nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo al quale, il 23 dicembre scorso, fu trapiantato un cuore gravemente danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano.
Il provvedimento, eseguito dai carabinieri del Nas diretti dal colonnello Alessandro Cisternino, è lungo 75 pagine e dispone l’interdizione di un anno per il primario e sette mesi per la collega.
Dunque il giudice Mariano Sorrentino ha accolto la richiesta di misura interdittiva avanzata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci che ipotizzano nei confronti dei due indagati, oltre all’accusa di omicidio colposo, contestata anche ad altri cinque medici del presidio napoletano, di aver attestato due circostanze non vere nella documentazione clinica: la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo al Monaldi dell’equipe proveniente da Bolzano e la contestualità dell’inizio dell’espianto del cuore nativo del bimbo con l’apertura del contenitore con l’organo da trapiantare.
Tesi che i due medici hanno respinto nei due interrogatori preventivi sostenuti davanti al gip: il primo alla fine di marzo, il secondo il 21 maggio scorso, ma che contrasta con altri documenti e con le dichiarazioni dei testimoni sentiti durante le indagini.
La cartella Cec compilata dalla perfusionista fissa delle 14.18 del 23 dicembre il “clampaggio dell’aorta”, vale a dire l’avvio dell’espianto del cuore nativo del bimbo. Il contenitore con l’organo da trapiantare arriva in sala operatoria al Monaldi intorno alle 14.30. Gli infermieri ascoltati come testi confermano l’orario delle 14.18. La cardiochirurga Gabriella Farina e il medico Vincenzo Pagano, componenti dell’équipe che andò a Bolzano a prelevare l’organo e ora indagati per omicidio colposo, concordano nel dichiarare che, quando ci si rese conto il contenuto nel box proveniente da Bolzano era congelato, il cuore nativo del bimbo era già stato espiantato.
Entrambi aggiungono di non aver mai risposto affermativamente alla domanda “tutto ok con la cardioplegia del cuore da trapiantare” che sarebbe stata rivolta da Oppido. Anzi, mette a verbale Farina, «Non è mai stata formulata questa domanda mentre ero in sala sterile». Nei due interrogatori, il primario ha invece ribadito di aver ricevuto un primo ok quando l’équipe era a Bolzano e un altro all’arrivo al Monaldi del contenitore, e ipotizza errori nella ricostruzione dei testi, anche tenuto conto del video che ritrae il cuore nativo di Domenico ancora pulsante alle 14.34.
Il giudice ha confrontato le diverse posizioni e tratto le sue conclusioni. Per il primario e la seconda operatrice scatta la sospensione. La difesa, con gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes per Oppido, comunicano che depositeranno una estesa impugnazione, non condividendo la ricostruzione posta a base del provvedimento del Gip. Anche l’avvocato Vincenzo Maiello per Bergonzoni prepara ricorso al Riesame.
Patrizia, la mamma di Domenico: “Sono commossa”
"Sono commossa. È un primo momento di verità” sono le prime parole di Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico. La donna, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi aggiunge: “È un momento di verità sancito da un giudice terzo e imparziale e stiamo soddisfatti del risultato, perché il fatto che sia stato applicato il massimo della misura a Oppido ci dà grande speranza che la misura regga anche davanti al tribunale del Riesame. La notizia di oggi per me è solo una piccola battaglia vinta, perché mio figlio non me lo ridarà nessuno indietro. Però, comincerà a riposare in pace. Una piccolissima vittoria, ma la strada è molto lunga. Noi andiamo avanti, non molliamo”.
"Così si impediranno ulteriori illeciti”
La misura interdittiva, spiega il giudice, “impedirà la perpetrazione di ulteriori illeciti della stessa specie”. Secondo il gip nella documentazione è stata “rappresentata una ricostruzione temporale ideologicamente falsa di fasi nodali e cruciali dell’operazione”. Al primario Oppido viene contestato di aver tenuto nei confronti del personale infermieristico, nei mesi successivi “una discutibile condotta volta a imporre la propria versione dei fatti, denotando una personalità prevaricatrice”.
Il materiale probatorio, sia con riferimento alle testimonianze che ai documenti raccolti, viene ritenuto “strutturato”. Per il gip, “non appare ipotizzabile” che più testimoni, anche oculari, abbiamo voluto mentire. Al contrario, pur ritenendo “apprezzabile” che Oppido e Bergonzoni si siano sottoposti a due interrogatori, il giudice ritiene “inattendibili” le loro dichiarazioni. Per il gip deve essere esclusa la contestualità “sia tra l’inizio della cardiectomia e l’arrivo in sala della équipe di espianto, sia tra l’inizio della cardiectomia e l’apertura del contenitore”. La cardiectomia, scrive il giudice, “venne anticipata rispetto all’arrivo della équipe da Bolzano e quando si scopriva che il cuore era ghiacciato era troppo tardi per tornare indietro perché il cuore del piccolo paziente era ormai stato irrimediabilmente espiantato”.
Ad avviso del gip sarebbe “manifestamente falsa la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo al Monaldi della equipe proveniente da Bolzano. La Cec iniziava alle 14.02, l’equipe arrivava tra le 14.22 e le 14.23”, si legge nell’ordinanza
Il giudice sottolinea come “un evento felice per il bambino e la sua famiglia” si sia trasformato in un “insuccesso medico” concluso in un “lutto” per il quale non esistono aggettivi. Nella interpretazione del gip, questo falso era “orientato ad anteporre gli interessi personali all’esigenza di accertamento della ferita pretesa dalla collettività e in primis dai familiari di Domenico che avevano diritto di avere completa conoscenza degli eventi”, così come i familiari del piccolo donatore del cuore. Il giudice stigmatizza la “inadeguata informazione” fornita ai genitori di Domenico.
A Oppido si contesta anche di essersi espresso a febbraio nei confronti di alcuni infermieri con toni definiti “verbalmente aggressivi e intimidatori, strumentalizzando la posizione di preminenza gerarchica occupata nel reparto”.