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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Nicole Minetti: “Ordine di esecuzione della pena revocato"

Tutto in un giorno. Il caso Nicole Minetti è chiuso. La procura generale di Milano, con la sostituta pg Valeria Marino, davanti al tribunale di Sorveglianza aveva chiesto “il non luogo a provvedere” nei confronti dell’ex consigliera regionale lombarda, che a sua volta aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali per scontare la sua condanna. Ma la condanna non c’è più, manca “la materia del contendere”, visto che nel frattempo è sopraggiunta la grazia nei confronti dell’ex consigliera regionale. E la pena non è più eseguibile dopo la concessione del provvedimento di clemenza. O meglio: è sospesa, e sarà estinta se non commetterà reati nei prossimi cinque anni.
Il caso è chiuso
Minetti doveva scontare 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione (processo Ruby bis) e peculato (per la “rimborsopoli” al Pirellone). L’udienza di oggi, 12 giugno, faceva parte del procedimento aperto per via della richiesta di Minetti di scontare la pena in affidamento ai servizi sociali dopo le condanne definitive. Ma il provvedimento di grazia ha cambiato tutto. I giudici della Sorveglianza (Marcello Bortolato e Maria Paola Braggion) hanno chiuso definitivamente il caso certificando appunto il “non luogo a provvedere”. Precisamente hanno dichiarato il non luogo a deliberare sull’istanza di affidamento ai servizi sociali per l’intervenuta revoca dell’esecuzione della pena a seguito della grazia.
La grazia e le polemiche
L’ex consigliera del Pdl, assistita dagli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi, prima della richiesta di grazia aveva già chiesto di poter accedere alla misura alternativa. L’udienza per valutare quella istanza era stata fissata lo scorso dicembre e poi rinviata. Il 18 febbraio, però, è arrivata la grazia.
Da quel giorno, una lunga scia di polemiche. Dopo un’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano, infatti, il Quirinale ha chiesto nuovi accertamenti a sostegno del provvedimento di clemenza, affidati dal ministero della Giustizia alla Procura generale di Milano guidata da Francesca Nanni.
La conferma della clemenza
A inizio giugno il nuovo verdetto del magistrati milanesi, che in una relazione hanno confermato il loro primo parere positivo (che aveva portato alla concessione della grazia a febbraio) scrivendo che non c’erano elementi per fare marcia indietro.
Le nuove indagini si erano concentrate su due macrocapitoli: la regolarità dell’adozione di un bambino da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani (oltre alla questione relativa alle condizioni di salute del figlio adottivo); e l’effettivo cambiamento dello “stile di vita” di Minetti, visto che l’indagine giornalistica parlava, tra l’altro, di un giro di festini con droga e escort nella villa della coppia in Uruguay.
Le indagini affidate a Interpol e carabinieri non hanno confermato queste accuse e neppure minato i presupposti per la grazia. Una “super testimone” che aveva lavorato a villa Cipriani come massaggiatrice, e che in interviste a giornali e tv aveva gettato altre ombre su Minetti, il 29 maggio si è inoltre presentata col suo legale davanti a un notaio, dove ha rilasciato una dichiarazione giurata per dire che non ha certezze sul coinvolgimento di Minetti in attività di prostituzione.
Il capitolo risarcimenti
Se si chiude il capitolo giudiziario di Minetti, resta in piedi però un altro braccio di ferro in più tribunali. Lei e Cipriani, infatti, chiedono ora i danni al Fatto e alla Rai. A New York i legali pretendono un risarcimento danni da 250 milioni di dollari; a Roma, di 5 milioni di euro.