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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Afghanistan, rivolta delle donne: “I talebani ci vietano tutto, ora basta”

L’editto è arrivato sabato scorso, diffuso dalle moschee di tutto l’Afghanistan: il capo talebano intimava alle donne di rimanere completamente confinate in casa e di coprirsi dalla testa ai piedi con un abito di tipo e colore specifici, disegnato dalle autorità, pena il carcere. L’ennesimo decreto per renderle invisibili aveva spaventato cosi tanto le famiglie che persino alle bambine non è più stato permesso giocare per strada. Troppo. E così a decine sono scese in piazza a Herat, martedì, sfidando con coraggio incredibile la ferocia dei barbuti. La risposta è stata solo violenza, botte e spari ad altezza uomo: almeno una persona è stata uccisa, conferma l’Onu, altre ferite, e molte manifestanti sono state arrestate. Oggi sono previste nuove manifestazioni a Herat, ma anche a Kabul e Mazar I Sharif.
Parwana vive a Herat, la città dell’Ovest dove per anni, durante l’operazione “Enduring Freedom” e poi nel lungo interregno del governo filoamericano, faceva base il contingente italiano. Si nasconde in casa e dietro un nome di fantasia per parlare con noi. Racconta del suo gruppo di scuola clandestino, del terrore ma anche dell’esasperazione delle ragazze verso un regime brutale. «Respiriamo ancora ma non possiamo dire che siamo vive – dice al telefono Parwana, che ha 27 anni –. L’obiettivo finale dei talebani è la completa cancellazione delle donne dalla vita pubblica».
L’elenco di divieti e soprusi ai quali sono state sottoposte da quando 5 anni fa gli studenti coranici hanno ripreso il potere è impressionante: niente scuola, niente università, niente parrucchiere, palestra, parchi o uscite senza un uomo accanto. «Sebbene alle ragazze sia ufficialmente consentito frequentare la scuola fino alla sesta elementare, le ispettrici visitano le classi e valutano le studentesse in base allo sviluppo fisico. Se vengono considerate “mature”, ovvero adatte al matrimonio, non devono più frequentare le lezioni. Alle donne era già vietato l’accesso alla maggior parte dei luoghi di lavoro misti. Molte si sono dedicate alla sartoria, all’artigianato clandestino per guadagnarsi da vivere. Ma adesso i talebani hanno anche costretto le venditrici ambulanti a spostarsi in vicoli isolati, così da non essere viste: non ci sono clienti e chiudono».
Ai matrimoni è vietata la musica, la sposa non può andare dall’estetista nemmeno il giorno delle nozze. Chi si oppone, paga. Parwana descrive uno stato di polizia, con i talebani che fanno irruzione nelle case a caccia degli attivisti, minacciano medici e infermieri che volessero curare i feriti delle proteste. «I manifestanti vengono identificati e portati in luoghi sconosciuti e le loro famiglie non ricevono alcuna informazione sulla loro sorte. Telecamere di sicurezza monitorano i movimenti in tutta la città. I telefoni vengono perquisiti, le gallerie fotografiche e i messaggi privati passati al setaccio. Molte persone hanno smesso del tutto di portare con sé lo smartphone quando escono di casa». E molte donne hanno smesso definitivamente di uscire.