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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Ambasciatori a Mosca per trattare sull’Ucraina, la Russia: “Distruttivi”

Germania, Francia e Regno Unito hanno compiuto ieri un passo ulteriore per riavviare un negoziato per la pace tra Mosca e Kiev. I loro tre ambasciatori in Russia sono stati ricevuti a Mosca dal viceministro russo degli Esteri Mikhail Galuzin. Dopo l’incontro tra i diplomatici russi ed europei – caso più unico che raro dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina – Galuzin ha raccontato di aver espresso ai suoi interlocutori le solite rimostranze contro le presunte «politiche distruttive» di Kiev e dei Volenterosi. Mosca ha reiterato la sua pretesa di affrontare «le radici del conflitto», la sua rodata formula per insistere sulle richieste massimaliste di Putin, a partire dal ritiro delle truppe ucraine dall’intero Donbass. Ma l’ambasciatore francese Nicolas de Riviere ha parlato invece di «una buona discussione». E un suo portavoce ha riferito che i colloqui sono serviti agli europei per «esprimere rammarico per la recente escalation militare russa e l’intensificarsi delle sue campagne di disinformazione sull’aggressione in Ucraina».
L’incontro era stato chiesto dagli europei, ha fatto sapere il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. E arriva dopo il vertice di domenica a Londra tra Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer. I capi di Stato e di governo di Germania, Francia e Regno Unito hanno rilanciato il formato E3 nella convinzione che la Russia si sia messa in un vicolo cieco dal punto di vista militare e politico e che il momento sia propizio, per l’Europa, per risedersi al tavolo della trattativa, dopo la defezione di Donald Trump. I tre avevano ribadito domenica la posizione della Ue, elaborata in accordo con l’Ucraina: servono un cessate il fuoco lungo l’attuale linea di combattimento, garanzie per la sicurezza per l’Ucraina del dopoguerra e un congelamento degli asset russi parcheggiati in Europa finché Mosca non avrà acconsentito alle riparazioni di guerra. Ieri la portavoce del ministero degli Esteri Zakharova ha tuonato, a proposito della stranota posizione europea, che si tratta di richieste «inaccettabili».
I colloqui di ieri a Mosca dimostrano che Berlino, Parigi e Londra continuano a insistere sull’E3. Un formato che intende agire in stretto coordinamento con il resto della Ue, ma senza essere allargato a singoli Paesi. E anche se da Bruxelles trapelano reazioni irritate dalla Commissione europea, è anche vero che la fuga in avanti di Merz, Macron e Starmer consente di dribblare le divisioni in seno alla Ue – i Baltici, ad esempio, sono contrari tout court ad aprire un canale con Mosca – e a riconquistare una sedia, intanto, al tavolo del negoziato snobbato dagli Usa.
L’E3 vuole anche accontentare quella parte di elettorato europeo che accusa i governi di non muovere un dito per riaprire un negoziato con Mosca per una pace in Ucraina.
Il formato E3 è anche pensato in prospettiva per un altro conflitto che si sta impantanando, quello in Iran. Dal punto di vista di Berlino il formato a tre rappresenta la parte europea del vecchio “5+1” che negoziò per due anni l’accordo sul nucleare iraniano, ai tempi della presidenza Obama. Allora i Paesi erano quelli del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) più la Germania. E in futuro, se Donald Trump dovesse finalmente raggiungere un accordo con Teheran, dovrà chiedere agli europei di sospendere le sanzioni all’Iran. E l’E3, il vecchio nucleo europeo del “5+1”, potrebbe insomma rappresentare il formato più adatto per negoziare con Washington.