Corriere della Sera, 12 giugno 2026
Lo stato degli studenti universitari secondo Almalaurea
Più veloci negli studi e più consapevoli di quello che valgono, i laureati italiani alzano la testa e iniziano a farsi valere. O almeno ci provano. Poco meno di due studenti su tre riescono a tagliare il traguardo nei tempi previsti, quasi tutti sono contenti di quello che hanno scelto di studiare e, quando è ora di entrare nel mondo del lavoro, hanno le idee più chiare: i laureati 2025 sono sempre meno disposti ad accettare lavori sottopagati e sono anche più restii a prendere in considerazione offerte di lavoro che non richiedano il loro titolo di studio o che comunque siano incoerenti rispetto a quello in cui si sono specializzati.
Il trend
Una condizione, quest’ultima, che ancora affligge un laureato su tre (il 39,4% tra quelli di primo livello e il 32,5 di quelli magistrali). La coerenza fra studio e lavoro è assicurata soprattutto per chi, seguendo le orme dei genitori, continua a beneficiare di reti familiari che garantiscono un atterraggio morbido. Resta il fatto che la «postura» dei laureati di fronte al mercato del lavoro è cambiata: mentre dieci anni fa l’87,2% avrebbe accettato comunque un impiego in un settore diverso, oggi sono disposti a farlo solo tre intervistati su quattro. Lo stesso vale per gli stipendi: due laureati su tre non accetterebbero uno stipendio inferiore a 1.500 euro netti per un lavoro a tempo pieno. È una quota più che raddoppiata rispetto a dieci anni fa e dimostra che, anche se il sistema ancora fatica a riconoscere il valore della laurea – in altri Paesi «vale» molto di più – gli studenti sono determinati a rivendicare il giusto ritorno del proprio investimento in istruzione.
Sono questi alcuni dei dati principali del XXVIII Rapporto AlmaLaurea 2026 che ha coinvolto 335 mila laureati nel 2025 e quasi altrettanti che avevano finito gli studi nel 2020 (per la valutazione degli sbocchi lavorativi a distanza): «L’indagine segnala un dato che da qualche anno è alla nostra attenzione – ha spiegato la direttrice Marina Timoteo —. Oggi i laureati guardano alla qualità del posto di lavoro: l’incontro fra domanda e offerta non è un incrocio fra due quantità ma fra due insiemi di qualità».
Migliora rispetto agli ultimi anni il tasso di occupazione, che a cinque anni dal conseguimento del titolo è superiore al 90% (91,7 per le triennali e 94,4 per le magistrali). A tirare la volata sono medici, ingegneri e farmacisti, che hanno anche gli stipendi più alti. Mentre i tanti psicologi e laureati in Legge arrancano.
I problemi
Ma le buone notizie finiscono qui. Restano infatti i divari di genere nelle retribuzioni (agli uomini vanno in media 67 euro netti al mese in più) e nell’occupabilità: i maschi hanno il 13,7% in più di probabilità di trovare lavoro. A fronte di percorsi universitari più spediti e con voti di laurea più alti, le donne continuano ad essere ulteriormente penalizzate in presenza di figli. Un altro dato preoccupante riguarda la diminuzione della percentuale di laureate in materie Stem, dove la componente femminile era già nettamente più bassa che negli altri settori: nell’ultimo anno si è scesi dal 41,1 al 40,5%. Uno squilibrio tanto più significativo visto che le donne rappresentano ormai il 60% di tutti i laureati.
Il divario territoriale si conferma a favore delle regioni settentrionali: un laureato del Nord ha il 34,8% di probabilità in più di trovare lavoro rispetto a chi risiede al Sud e la sua retribuzione fa segnare un +68 euro netti al mese rispetto ai colleghi delle altre regioni. Infine il divario sociale: la quota di chi ha almeno un genitore laureato è salita al 34,7% (era al 32,2 lo scorso anno) e indica il persistere di forti diseguaglianze di accesso all’università e l’importanza di investire in modo più incisivo sul diritto allo studio. Il fatto che la quota di studenti che si laurea in tempo sia in lenta crescita dovrebbe in prospettiva contribuire a migliorare il tasso di laureati, che resta tra i più bassi del continente: fermo al 31,1% dei 25-34enni, lontano anni luce da qualsiasi traguardo europeo