Corriere della Sera, 12 giugno 2026
Legge elettorale, 770 emendamenti. La «battaglia» del Campo largo
Alla scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti sulla legge elettorale, ieri, se ne contavano 770. Quasi tutti a firma delle forze di opposizione – 326 dei quali, soppressivi, sottoscritti da tutti i gruppi – 4 della maggioranza: si tratta di aggiustamenti per evitare il rischio di eccezioni di incostituzionalità emerso durante le audizioni. Tra questi l’obbligo di doppia candidatura, cioè anche nelle liste proporzionali di chi è inserito nel listino del premio, e la «salvaguardia delle prerogative del presidente della Repubblica, previste dalla Costituzione», nell’indicazione del candidato premier.
Pd, M5S, Avs, +Europa e Italia viva fanno muro contro l’impianto della proposta di legge del centrodestra. Al termine di un vertice a quattro, tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sono però solo i leader di Pd, M5S e Avs a sintetizzare la posizione firmando una nota comune: «La destra, divisa, prova a forzare la mano perché teme di perdere le prossime elezioni politiche. È il tentativo di riscrivere le regole del gioco, introducendo meccanismi che allontanano i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti e concentrano ancora più potere nelle mani dei leader di partito. Con gli emendamenti comuni ci impegniamo in una battaglia comune contro la deriva di una destra che pensa solo alle proprie poltrone. Ormai il governo Meloni pensa soltanto a garantire sé stesso». L’assenza dei dirigenti di +Europa e, soprattutto Iv, in questo documento pare sia dovuto alla posizione sulle preferenze: i renziani avrebbero voluto inserire il tema nella nota, gli altri partiti sono divisi o incerti. Anche se il Pd assicura che voterà «tutte le proposte volte a superare le liste bloccate».
Tra gli emendamenti propositivi delle opposizioni (tra i quali l’attribuzione dei seggi relativi al premio non tramite listone ma scorrendo le liste e quello per incrementare fino al 50% la quota di posti per le donne nelle liste) per ora non c’è traccia di ritorno delle preferenze. Oltre a Futuro nazionale, l’unica forza a formalizzare la proposta è Azione che chiede un ritorno al proporzionale puro. Rimanda il tema, molto divisivo, anche la maggioranza: FdI presenterà la proposta in Aula.
Ora si procede a ranghi serrati verso il dibattito con l’obiettivo di licenziare la legge alla Camera entro luglio. La commissione Affari costituzionali inizierà la discussione sugli emendamenti lunedì e proseguirà senza sosta, inclusi sabato e domenica, fino al 25 giugno, quando è atteso il via libera, anche ricorrendo alla norma antiostruzionismo che farebbe cadere gli emendamenti e rinunciare al mandato ai relatori. Poi si va in Aula a partire dal 26 o al più tardi dal 29 giugno. Anche il timing è ragione di scontro: «Il calendario imposto dalla maggioranza rappresenta una forzatura su una norma fondamentale per la vita democratica» scrivono questa volta tutti insieme i capigruppo delle forze di minoranza, inclusi +Europa, Iv e Azione. E se Matteo Renzi pronostica «voto a maggio con la nuova legge che non ci piace, ma ha il merito di garantire che chi vince governi», +Europa manifesta la contrarietà totale proponendo di rinominare la proposta del centrodestra «nuova legge fascista Acerbo». Chiosa Enzo Maraio, segretario di Avanti Psi: «Settecento emendamenti dimostrano confusione. Diciamo invece tutti sì alle preferenze per ricostruire un rapporto tra cittadini e istituzioni».