Corriere della Sera, 12 giugno 2026
Miele lascia il Csm e un altro ruolo
Il lungo addio a incarichi strategici e consulenze remunerative è già iniziato. Tommaso Miele, l’ex magistrato contabile indagato per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, oggi sotto accusa per le manovre lobbistiche sul ponte dello Stretto di Messina, fa un passo indietro e formalizza la propria rinuncia. La pensione, maturata a febbraio, lo ha forse salvato da provvedimenti più aspri e ora sceglie di dismettere i panni del superconsulente, il professionista a caccia di incarichi.
Lascia, ad esempio, la nomina al Csm che, negli ultimi anni, più dei soldi (27 mila euro l’anno), gli aveva fruttato relazioni spendibili. Quindi, con qualche rammarico in più forse, abbandona anche il ruolo di garante di un’opera monumentale in Veneto, la tratta dell’alta velocità che impegna il consorzio Webuild (lo stesso interessato al ponte) e Rfi nella realizzazione della Verona- Vicenza-Padova. Quest’ultimo impegno – assunto a cavallo con la pensione – fruttava trecentomila euro l’anno ed era vissuto come una gratificazione personale, un punto di arrivo. L’esperienza del collegio consultivo tecnico (cct) del Veneto si conclude così su suggerimento del suo difensore, l’avvocato Pierpaolo Dell’Anno.
Resta, invece, la consulenza da quarantamila euro l’anno (lordi) come esperto della Regione Abruzzo per la ricostruzione «dei territori fra Chieti e Bucchianico». Il governatore Marco Marsilio, al telefono, contestualizza la nomina ma, in simultanea, la rivendica sotto il profilo politico: «Una Regione ha necessità di esperti che sappiano, all’occorrenza, come gestire somme nel modo migliore. Miele è il migliore. Non avessi avuto lui avrei dovuto pescare comunque tra i magistrati della Corte dei Conti. Infine: la presunzione di innocenza vale ancora in questo paese, no?»
È certo che i carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, studiano attentamente il perimetro degli incarichi di Miele. Una verifica necessaria alla luce di due buone ragioni: comprendere meglio il capitale relazionale del magistrato e stabilire se, in virtù di quello, Miele influì sulle decisioni che riguardavano il ponte.
Un ulteriore incarico a Leonardo, da mille euro a seduta del consiglio di amministrazione, si era concluso nel 2025. Anche qui un impegno regolare, previsto dalla legge che sottopone Leonardo al vaglio contabile.
I gettoni passano, le relazioni restano. Forse con questo convincimento Miele aveva sommato su di sé nomine e incombenze e, per utilizzare, le parole dei pm che indagano si mostrava «interessato a continuare a rivestire cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al collocamento a riposo». Ma le accuse sono severe e le indagini lo costringono, ora, a dolorose rinunce.