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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Ue, per negoziare con la Russia Stubb o Costa?

Chi cena col diavolo, dice l’adagio, deve avere un cucchiaio lungo. È un monito da tenere a mente, ora che l’ipotesi di negoziare con Vladimir Putin sull’Ucraina prende corpo tra gli europei, rimasti da soli a reggere il peso del sostegno economico e militare a Kiev e decisi ad avere il loro posto in una conversazione da cui fin qui Washington e Mosca li hanno deliberatamente esclusi.
Il momento è decisivo, alla vigilia di tre appuntamenti diplomatici di vaglia: il G7 di lunedì e martedì prossimi a Evian, in Francia; il Consiglio europeo del 18-19 giugno a Bruxelles; il vertice Nato del 7-8 luglio ad Ankara. Il conflitto in Ucraina, ormai più lungo della Grande guerra, è entrato in una fase piuttosto negativa per la Russia: l’economia è ferma, il bonus derivato dall’impennata dei prezzi energetici seguiti alla crisi di Hormuz, è stato solo un’effimera boccata d’ossigeno. Sul terreno, Kiev non solo tiene in scacco gli invasori russi, ma grazie alla maestria tecnologica, infligge loro pesanti perdite umane al fronte e danni devastanti in profondità, comprese le città santuario come San Pietroburgo e Mosca.
Certo il vantaggio può essere temporaneo, già altre volte la Russia si è mostrata resiliente e in grado di contrattaccare. Ma non c’è dubbio, parole del presidente finlandese Alexander Stubb, che «politicamente, militarmente ed economicamente, l’Ucraina sia oggi nella situazione più favorevole dall’inizio della guerra». Perfino il segretario di Stato americano Marco Rubio pronuncia una specie di de profundis, dicendo che «i russi forse non saranno capaci di conseguire militarmente gli obiettivi che rivendicano nella trattativa».
Si sarebbe aperta quindi una finestra di opportunità che l’Europa non può e non vuole farsi sfuggire. Tanto più che l’Amministrazione Trump è completamente distratta, per non dire neghittosa sul tema ucraino, concentrando tutta l’attenzione sulla partita iraniana.
Parlare a Putin, dunque, assumendo che sia pronto, come piace credere a Parigi. E senza dare troppo peso al fatto che il capo del Cremlino ha definito «volgare» la lettera inviatagli il 4 giugno da Volodymyr Zelensky, nella quale il leader ucraino gli ha proposto un incontro, provocatoriamente ricordandogli i suoi punti deboli, compresa l’età avanzata.
Quanto lungo sia il cucchiaio, cioè quali dovranno essere i parametri del negoziato con Putin, lo hanno in qualche modo definito gli E3 (Francia, Germania, Regno Unito) domenica scorsa a Londra nella loro dichiarazione congiunta, avallata anche da Zelensky. Ma chi dovrà tenere in mano la posata della cena col diavolo, parlando a nome dell’Europa, è la madre di tutte le questioni. Ieri Giorgia Meloni, finalmente entrata nel vivo del dibattito europeo, ha ribadito «la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri». Una valutazione che trova concorde anche il capo dello Stato.
Erano circolati nelle settimane scorse i nomi di Mario Draghi e Angela Merkel. Ma il primo in realtà non ne ha mai saputo nulla, mentre Merkel pochi giorni fa ha con saggezza centrato il punto: «Basandomi sulla mia esperienza – ha detto l’ex cancelliera alla Faz —, uno può negoziare col presidente russo solo se ha potere e legittimazione politica. Quando abbiamo fatto la trattativa di Minsk, io e Francois Hollande non abbiamo pregato nessuno perché negoziasse al posto nostro».
Il che restringe il campo dei potenziali commensali del diavolo a pochi nomi, esclusi quelli di Macron e Merz – di Starmer a fortiori —, troppo deboli e controversi. Fonti autorevoli di Palazzo Chigi e Farnesina, indicano proprio Stubb e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, come quelli in grado di coagulare il consenso dei Ventisette.
Oltre a non essere sgradito a Trump e per definizione, da finlandese, ben sperimentato con i rituali di Mosca, amico personale di Lavrov almeno fino al 2022, il presidente nordico può vantare un interessante precedente storico: nel 1999 fu uno dei suoi predecessori, Martin Ahtisaari, a negoziare insieme al premier russo Viktor Cernomyrdin, la fine della guerra del Kosovo. Detto altrimenti, c’è un Genius loci nei leader di Helsinki quando si tratta di cose russe.
Quanto ad Antonio Costa, la sua carica istituzionale nell’Ue gli dà peso e autorevolezza. Di più, l’ex premier socialista portoghese è uno specialista del compromesso, sa parlare con tutti e creare fiducia con i suoi interlocutori. Sarà inoltre lui a guidare il Consiglio europeo di Bruxelles, quello nel quale il tema di chi dovrà desinare col diavolo verrà discusso se non risolto.
Restano molte incognite, non meno importanti di quella principale, se cioè Putin il negoziato lo voglia sul serio. Che ne pensa Donald Trump? È disposto a ritirare le concessioni che aveva fatto a Putin meno di un anno fa in Alaska? Vorrà o saprà dominare il proprio disprezzo per gli europei? E non ultimo, riusciranno i leader dell’Unione a ritrovare unità, coraggio e fantasia per gettare il cuore oltre l’ostacolo?