La Stampa, 11 giugno 2026
Intervista ad Anna Valle
«È stato un momento di grande confusione, come se, all’improvviso, mi fosse arrivato uno schiaffo. Lì per lì non mi sono resa conto di quello che stava succedendo, ma qualcosa, dentro di me, l’aveva capito. Ho sentito che, da allora in poi, sarebbero potute succedere tante cose belle, che qualcosa sarebbe cambiato». Era il 1995, e Anna Valle, nata a Roma (nel ’75), cresciuta in Sicilia, aveva appena ricevuto la corona di Miss Italia: «Era una svolta, stava iniziando un percorso nuovo e importante». L’ultima tappa l’ha portata sul palcoscenico del Teatro Antico di Taormina dove, ieri sera, in veste di madrina, ha inaugurato il 72° Film Festival diretto da Tiziana Rocca: «Queste occasioni ci ricordano che il nostro lavoro nasce da un’ispirazione, servono per scambiarsi idee, per favorire l’incontro tra persone che condividono la stessa passione».
I primi ricordi di cinema?
«È un mondo che mi ha sempre affascinato, fin da ragazzina andavo al cinema con mio padre, sono cresciuta con Tornatore, Bertolucci, Totò, di cui lui era appassionatissimo. Mi immedesimavo nei personaggi, ero colpita dalle storie, mi emozionavo senza capire bene perché, con tutta l’ingenuità di uno spettatore giovane e acerbo».
Pensa che, nel mondo dello spettacolo, il ruolo delle donne sia cambiato?
«Sicuramente dei passi avanti ci sono stati, non sono femminista a spada tratta, però credo che, negli ultimi vent’anni, qualcosa sia accaduto, tante registe hanno raccontato la realtà in modo diverso e singolare. C’è più consapevolezza, abbiamo superato certi tabù. L’anno scorso sono stata in tournée con Scandalo di Ivan Cotroneo dove sono una donna spudorata, elegante, che porta alla luce un tema ancora in ombra, la paura del desiderio sessuale delle donne. Nonostante tutto, il tabù esiste, come quello sulla differenza d’età che pesa solo quando si parla di rapporti tra donne adulte e uomini più giovani».
Quando ha deciso che questo sarebbe stato il suo mestiere?
«Verso la fine dell’anno da Miss Italia, a Londra, dovevo girare un videoclip con Gianni Morandi in cui ero la sua giovane amante. Era stato lui a volermi, gli era piaciuto il mio sguardo. Mi sentivo a mio agio, animata da una bella energia. Ho cercato una scuola di recitazione, mi sono trasferita a Roma e pian piano ho iniziato il cammino».
Le è mai successo di dover mettere a posto qualcuno ?
«Si, ma non mi sono mai trovata in situazioni da denuncia, di quelle di cui da qualche anno, grazie al MeToo, finalmente si parla. Ho avuto fortuna, mi sono mossa sempre in ambiti protetti, non sono mai andata a un provino in cui qualcosa non mi tornava. Chi mi si è avvicinato lo ha fatto senza prevaricare, ceffoni non ne ho dati, però ho messo a posto qualcuno dell’entourage, questo sì, anche colleghi, ma sempre in modo sereno».
C’è stato nella sua vita un incontro fondamentale, che le ha lasciato un segno?
«Sì, con un mio professore del liceo, ho fatto il classico a Lentini, in Sicilia, era una persona particolare, insegnava arte in modo tutto suo, viveva tra depressioni fortissime e grandi entusiasmi. Aveva la capacità di trascinare noi alunni nel migliore dei mondi, ma anche di non dirci assolutamente nulla per un’ora intera. Nei momenti belli, però, ci dava tantissimo. Ricordo la volta in cui ci portò in un’aula per farci ascoltare musica classica, ci disse di sentirci alberi, con il vento che ci attraversava. Poi proprio a scuola, ha deciso di togliersi la vita. Eppure il nostro addio, quello di noi studenti, è stato festoso, fatto di musica e allegria, quel professore ci aveva investito come un ciclone e credo che sia rimasto dentro molti di noi. L’ho capito dopo».
La bellezza è sempre un dono o può diventare un handicap?
«Qualche volta è successo che qualcuno si fermasse all’aspetto esteriore, che non venissi guardata per quello che realmente potevo dare. Insomma, non è accaduto tanto spesso, però è un dato con cui è necessario fare i conti, anche perché ho cominciato molto giovane, vincendo un concorso di bellezza».
È sposata, ha due figli, è stato difficile tenere insieme tutto, famiglia e lavoro?
«Non è stato facile, e non è vero che nella vita si può avere tutto. Forse mi sono persa delle cose, anche piccole, magari l’ultimo giorno di un percorso scolastico, o un momento di fragilità di uno dei miei due figli, perché non potevo lasciare il set. Mi è capitato di dover dire dei no, magari volevo tanto fare un film con una persona cui tenevo, ma avevo una neonata e ho dovuto rinunciare. Ho anche deciso di fermarmi, di stare a casa perché i miei ragazzi, Ginevra che ha compiuto 18 anni e Leonardo che ne ha 13, stavano vivendo una fase importante. Lasciare casa certe volte è stato pesante e ne ho sofferto, insomma le rinunce, per quanto mi riguarda, ci sono sempre state».
Se sua figlia volesse fare l’attrice, come la prenderebbe?
«È giusto che scelga la sua strada, io e mio marito Ulisse abbiamo instaurato con i figli un rapporto schietto, poco giudicante, anche se restiamo genitori e non migliori amici. Ginevra riconosce la nostra autorità, ha una buona testa, se volesse fare qualcosa nel mondo dello spettacolo la lascerei libera, standole accanto, sostenendola nei momenti complicati, quando succede di ricevere dei no e di sentirsi messi da parte».
Cos’ha in programma ora?
«Una lettura su Giorgio Armani alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi, l’ho conosciuto, mi piaceva molto, ha fatto storia nella moda e nell’imprenditoria italiana. Ho sfilato per lui a Piazza Navona, ne ho un ricordo bellissimo, con me è sempre stato molto accogliente».