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 2026  giugno 11 Giovedì calendario

Cile, polemiche per il museo dell’estrema destra

In Cile c’è un progetto che in questi giorni sta sollevando proteste e indignazione: si sta discutendo la creazione del “Museo della verità”, un museo che dovrebbe raccontare “l’umiliazione, la fame e gli abusi subiti dal popolo cileno a causa del governo socialista guidato da Salvador Allende”. Il progetto è stato presentato alla Camera dei deputati lunedì scorso da un gruppo composto da sette deputati del Partido Nacional Libertario, l’ala più estrema della destra cilena.
Nel museo i deputati vorrebbero raccontare la loro “verità” (oggi ancora sostenuta da una parte della popolazione cilena) sul fatto che quello portato avanti da Pinochet e dai militari non sia stato un colpo di Stato, ma un’operazione di “salvataggio” per la popolazione cilena dal governo socialista di Allende. Il museo, nell’idea dei deputati, dovrebbe rappresentare una contrapposizione al Museo della memoria e dei diritti umani, che ricorda le brutalità del regime e le storie dei desaparecidos e che è uno dei centri più visitati e prestigiosi della capitale cilena. Nel “Museo della verità” si punterebbe anche a riscrivere questa parte della storia, appoggiando completamente l’operato della dittatura e negando che siano esistiti desaparecidos nell’epoca di Pinochet.
Nel testo presentato alla Camera si indica che l’intenzione del “Museo della verità” sarebbe quella di “preservare la memoria storica completa e veritiera delle vittime della penuria di beni essenziali, della violenza politica, della sospensione dello Stato di diritto e del caos economico che hanno caratterizzato gli anni del governo guidato da Allende, ed educare le nuove generazioni di cileni sulla totalità della loro storia recente”.
Il progetto politico di Allende e il colpo di Stato di Pinochet
Allende fu eletto e assunse come presidente nel 1970. Il progetto politico di Allende, che ha preso vita dal 1970 al 1973, era stato battezzato la “via cilena al socialismo”; il presidente mirava a realizzare una transizione dal capitalismo al socialismo, attraverso una serie di riforme sociali ed economiche. Allende non ha mai sostenuto la lotta armata come forma di rivoluzione nel proprio Paese, puntava a una rivoluzione che lui stesso definiva “gentile”, una rivoluzione che – secondo le sue stesse parole – avesse il sapore del “vino rosso e delle empanadas”.
Il progetto di Allende era molto difficile da realizzare, soprattutto in piena Guerra Fredda, e sicuramente sono stati commessi errori da parte del suo governo. Ma ad oggi è stato ampiamente provato che buona parte dei disordini avvenuti durante la presidenza di Allende siano stati provocati dall’infiltrazione degli Stati Uniti, una destabilizzazione provocata in larga parte per volere di Richard Nixon che vedeva il governo socialista cileno come una minaccia.
Il governo di Allende finí con il colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet, avvenuto l’11 settembre del 1973. Il regime di Pinochet è stato uno dei più sanguinari e spietati della storia moderna, con migliaia di cittadini sequestrati, torturati, uccisi e fatti sparire. Nonostante la coraggiosa resistenza dei cittadini cileni e le forti pressioni internazionali, la dittatura di Pinochet è andata avanti nel Paese per ben 17 anni e il regime ha lasciato una forte impronta in buona parte della popolazione, con un numero cospicuo di cileni che ancora oggi minimizza o nega i crimini della dittatura.
L’eredità di Pinochet
Anche durante il 50esimo anniversario del golpe, celebrato l’11 settembre del 2023, nei mesi precedenti si sono susseguite in Cile trasmissioni televisive, radiofoniche e panel in cui si dibatteva se fosse giusto definire quanto accaduto ai danni del governo di Allende un “colpo di Stato”. Ancora oggi, nonostante ci siano stati numerosi processi per i crimini commessi dai militari e nonostante i familiari lottino da anni per ottenere verità e giustizia per i loro cari scomparsi, la storica marcia che si realizza a Santiago in concomitanza dell’11 settembre in memoria della vittime del regime – conosciuta come la “Romería” – viene repressa ogni anno dai carabineros cileni.
Nonostante siano passati diversi decenni dalla fine della dittatura di Pinochet, il regime e i crimini commessi dai militari sono stati spesso al centro della campagna elettorale per la corsa presidenziale dello scorso anno. I due candidati favoriti erano Jeannette Jara, politica del partito comunista, e José Antonio Kast (attuale presidente cileno), politico di estrema destra proveniente da una famiglia fortemente legata alla dittatura e noto simpatizzante di Pinochet. Ma a correre alle presidenziali c’era anche un candidato che si collocava a una destra ancora più estrema rispetto a Kast: Johannes Kaiser, ex youtuber che difende tutto ciò che ha fatto il regime, compresi i sequestri e le sparizioni dei cittadini. Alle ultime elezioni presidenziali Kaiser ha ottenuto solo il 13,9%, guadagnando il quarto posto.
I sette deputati che hanno presentato il progetto sul “Museo della verità” appartengono proprio al partito di Kaiser. Ma questo non è stato il primo attacco alla memoria da quando José Antonio Kast ha iniziato il proprio mandato lo scorso marzo. Due giorni prima della presentazione del progetto sul museo, migliaia di persone hanno manifestato nel centro di Santiago per i sostanziosi tagli statali ai principali organi che si occupano di ricercare la giustizia per i desaparecidos e per la volontà – più volte espressa da Kast – di voler concedere la grazia a diversi torturatori del regime di Pinochet.