il venerdì, 12 giugno 2026
Storia di Jeffrey Epstein
A Jeffrey Epstein piacevano da morire i massaggi. Almeno due o tre al giorno. Se li faceva fare anche al cinema da una piccola squadra di ragazze. Il libro di James Patterson si apre con Mary, la paziente zero dell’inchiesta. Ha pochi anni (quattordici) e pochissimi soldi. La vediamo in jeans bianchi canticchiare Britney Spears per distrarsi, nell’attesa di massaggiare i piedi – così gliel’hanno venduta – a un signore molto ricco. La cui casa, oltre a un armadio di sex toys, ha pareti lastricate di foto di donne nude. E una di una bambina con un sorriso angosciato, girata di tre quarti, mentre si abbassa le mutandine. Quasi un remake della vecchia pubblicità della Coppertone, se l’avesse disegnata un maniaco pedofilo. È lì che Mary capisce che non se la sarebbe cavata con un massaggio ai piedi e che i trecento dollari concordati erano un pessimo affare. Ma ormai è troppo tardi. Patterson, giallista da oltre quattrocento milioni di copie, si imbarca in questa inchiesta perché Epstein è suo vicino di casa a Palm Beach, in Florida. Oltre al fatto che la sua storia, compresa l’ascesa da figlio di giardiniere a centimilionario amico di miliardari, è un enigma avvolto da un mistero. E nei misteri gli scrittori fanno il nido. Per chi non avesse letto i giornali nell’ultimo anno ecco un agevole riassunto.
La scalata
Il newyorchese Epstein, nato il 20 gennaio 1953, inizia come insegnante di matematica e fisica all’esclusiva Dalton School. Un genitore lo raccomanda alla banca d’affari Bear Sterns, dove si fa notare. Talento coi numeri che poi mette a reddito con un suo fondo da oltre un miliardo di dollari. La prima avvisaglia criminale è del ‘96. La sua consulente per gli acquisti di arte moderna ne denuncia all’Fbi la passione per la pornografia minorile. Ignorata. Bisognerà aspettare altri nove lunghi anni di abusi ripresi da videocamere nascoste. Fantasie di trasformare un suo ranch nel luogo dove mettere incinte venti donne per diffondere il suo Dna. L’ossessione di farsi crioconservare testa e pene (deforme, “ovoidale”, grosso alla base e sottile in punta, come da molteplici testimonianze). Nove anni così prima che venga arrestato con l’accusa di aver pagato la quattordicenne Mary per fare sesso. Scoperchiata la botola, ne escono decine di minorenni con denunce simili. Patterson descrive la tigna dell’agente Michele Pagan e del commissario Michael Reiter. Che però hanno la peggio col procuratore di Stato Barry Krischer prima e poi con quello federale Alexander Acosta che, nel 2008, apparecchia un patteggiamento favorevolissimo al finanziere: 18 mesi di carcere, di cui ne sconterà solo 13, con permessi giornalieri da 12 ore per andare in ufficio. Più l’immunità federale per i reati. La sua vita continua come prima. Decine di vittime presentano cause civili contro l’accordo, di cui non sono state nemmeno informate. La più celebre diverrà Virginia Giuffre, testimone chiave nel secondo tempo giudiziario che si farà attendere dieci anni.
Il secondo arresto
A riattizzare il caso, nel 2018, è un’inchiesta del Miami Herald. Sta di fatto che, nel luglio del 2019, Epstein viene ri-arrestato per traffico di minorenni. Nella casa di Manhattan l’Fbi trova centinaia di foto allusive di ragazze. Cd registrati da lui con descrizioni accurate del contenuto sessuale. 48 diamanti. 70 mila dollari in contanti. Un passaporto austriaco contraffatto. E una pistola. Finisce così nel Metropolitan Correctional Center, il carcere federale di massima sicurezza che aveva già ospitato Bernard Madoff e “El Chapo” Guzmán. La sua cella, con feroce nemesi, viene descritta come infestata da parassiti. Ed è lì che viene trovato, senza vita, la mattina del 10 agosto 2019. Il referto parla di suicidio per impiccagione. Ma Epstein, con la sua grandiosità, era davvero tipo da farla finita? Non è più probabile che uno che sapeva così tante cose su ricchi e potenti – da Trump a Clinton, da Musk a Gates, solo per citarne alcuni – sia stato fatto fuori? Le teorie del complotto superano in numero le ragazze adescate. Era un agente sotto copertura del Mossad? Ed è custodendone i segreti che Netanyahu controlla Trump? Di certo sappiamo che le telecamere della sua cella erano fuori uso. Che le guardie che dovevano controllarlo ogni mezz’ora avevano saltato sei turni per poi falsificare i registri. Il procuratore del contestatissimo patteggiamento, Acosta, premiato da Trump con la carica di Segretario al Lavoro, non resiste alla pressione mediatica e si dimette. Dicendo che Epstein era «above my paygrade», sopra il suo livello. Una frase che allude ad alte protezioni. Ma sopra un ministro chi ci può essere? Giusto il Presidente.Intanto, siamo nel 2020, viene arrestata Ghislaine Maxwell, l’ape regina dell’harem adolescenziale di Epstein. Specialista nello scovare ragazze vulnerabili – quella di «avere un istinto da coccodrillo per prede inerti, preferibilmente moribonde» è la dote maggiore di Trump secondo Martin Amis – le reclutava per massaggi che non lo erano. Salvo poi convincerle, con lusinghe o minacce, a non denunciare nulla. Nel 2022 viene condannata a vent’anni di carcere.
Lo scandalo
Il caso diventa globale il 30 gennaio del 2026. Quando il dipartimento di Giustizia americano rende pubbliche oltre tre milioni di pagine e 180 mila immagini legate alle indagini. Da quella famigerata in cui si vede Clinton in una vasca con una donna dal volto pixelato a varie che lo immortalano con Trump, come quella scelta per l’edizione italiana del libro. Il quale figura migliaia di volte nei file e al New York Magazine nel 2002 diceva: «Conosco Jeff da quindici anni. È un tipo fantastico. Con lui ci si diverte sempre. Si dice che gli piacciano le belle donne quanto a me, e molte sono piuttosto giovani. Non c’è dubbio: Jeffrey si gode la vita». Però ha detto di aver troncato i rapporti con lui ben prima dell’interessamento della polizia perché il suo staff era troppo sfacciato nella ricerca di ragazze a Mar-a-Lago.Essere nella lista, ovviamente, non significa aver commesso reati. Resta che la pubblicazione travolge molte carriere. Il principe Andrea, figlio di Elisabetta e accusato di aver abusato di Virginia Giuffre, viene arrestato nel febbraio del 2026 per aver rivelato segreti di Stato a Epstein. I suoi titoli reali vengono revocati. Nello stesso mese arrestano anche Peter Mandelson, protagonista con Blair della “Terza via” del Labour britannico. In Francia si dimette dalla presidenza dell’Istituto del mondo arabo Jack Lang, ex ministro della Cultura. L’ex ministro delle Finanze americano Larry Summers lascerà Harvard. Dietro al divorzio tra Gates e la moglie Melinda c’era la frequentazione del filantropo di ragazze russe procacciate da Epstein. Ne escono malissimo in tanti, a partire da Woody Allen che – ingiustificabile se non separando l’uomo dall’artista – fino all’ultimo gli manderà lettere spiritose. Addirittura Noam Chomsky, il più grande linguista di tutti i tempi nonché fustigatore del capitalismo che Epstein personificava, aveva con lui una non trascurabile corrispondenza. «Grazie per il saporitissimo pastrami che mi hai regalato», gli scrive. Deplorando, già che c’era, «l’isteria intorno agli abusi sulle donne».Il libro di Patterson, scritto con l’aiuto di due giornalisti investigativi, è stato originariamente pubblicato nel 2016, data in cui si ferma la cronaca degli eventi. Rimedia parzialmente con una robusta Postfazione che arriva ai giorni nostri. È lì che apprendiamo di quando Melinda Gates definisce «abominevole» e «il male personificato» Epstein. E che Bill ammette di essere «stato stupido a trascorrere del tempo con lui». O che Musk, pur avendo chiesto nel 2012 «in che giorno si terrà il party più sfrenato sulla tua isola?», anni dopo rifiuta una serie di inviti nell’atollo privato di Little Saint James. Alla fine un centinaio di donne si sono fatte avanti con la polizia per denunciare il celebre molestatore/stupratore, ma gli inquirenti sospettano che le vittime siano molte di più. Il suo, ha detto qualcuno, era «uno schema piramidale sessuale». Nel frattempo la testimone chiave Giuffre aveva raggiunto un accordo milionario con Epstein e un altro col principe Andrea. Soldi che, purtroppo, non si godrà affatto. Nel marzo 2025, appena quarantunenne, riappare insanguinata e malconcia: sono stata investita da uno scuolabus, dice e mi restano pochi giorni di vita. C’entra piuttosto una violenza subita dal marito, ma il risultato non cambia: si suicida il mese dopo.
In attesa di un sequel
E l’adescatrice-in-capo Maxwell? Ha provato a chiedere di uscire di galera invocando l’immunità del primo patteggiamento, ma non le è andata bene. Nell’agosto 2025, mentre infuoca la polemica sulle relazioni che Trump non avrebbe mai chiuso del tutto, gli viene in soccorso affermando sotto giuramento di non aver mai visto il presidente fare qualcosa di inappropriato. E viene subito trasferita in un carcere di minima sicurezza, da reati di colletti bianchi, a Bryan, Texas. Circondato da quindici ettari di verde, con corsi di ogni genere, grandi televisori e impianti sportivi, dove ha detto di sentirsi «molto più a suo agio». Jen Shah, ex star televisiva che ha condiviso il carcere con lei, ha dichiarato che – a dispetto di una dichiarazione formale al momento della condanna – non ha mai mostrato alcun rimorso per le vittime. Restano altri tre milioni di documenti da desecretare. Se fosse una serie tv, immaginate quante altre stagioni da scrivere.