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 2026  giugno 11 Giovedì calendario

Csm approva le nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria

Approvata. Passa al Csm, tra divisioni e non pochi toni polemici e preoccupati, la nuova circolare sulla comunicazione delle Procure, che mette al centro “l’insopprimibile diritto al ripristino dell’onore reputazionale” di ciascuna persona coinvolta e poi sgravata da accuse. “Un nuovo passo verso l’affermazione dei diritti della contemporaneità, un atto di civiltà, di cui ringrazio il Consiglio per la ricca discussione”, la promuove il vicepresidente Fabio Pinelli, che vota a favore. Un testo che presenta invece “criticità e punti irragionevoli”, è la bocciatura elegante del Procuratore generale della Cassazione, Piero Gaeta, di cui pure la versione definitiva assorbe (solo parzialmente) alcuni importanti emendamenti, che di fatto riescono a compattare insieme tutti i laici e gran parte dei togati.
D’ora in poi, i pm che – ad esempio, nel caso dell’arresto di un big, imprenditore o politico – convochino una conferenza stampa per dare conto della rilevante notizia indicando “nominalmente”, avranno comunque l’obbligo di dare comunicazione dell’aggiornamento di quella situazione processuale. Rettifiche d’ufficio, sempre, se le novità incidono nel perimetro dell’indagine preliminare (ad esempio se il Riesame facesse cadere delle accuse per quel politico o imprenditore); oppure, su richiesta dell’interessato, anche quando vi sia una modifica nei vari gradi di giudizio, fino in Cassazione.
Le linee guida varate non senza fatica, anche come primo atto voluto dalla destra all’indomani della sconfitta referendaria, rischiano in ogni caso di condizionare pesantemente la capacità della pubblica accusa di assolvere al diritto/dovere di condividere informazioni, secondo i principi sanciti dalla Costituzione.
Dopo quasi quattro ore di dibattito in plenum, dopo un mese di serrati confronti tra gruppi, all’esito di due rinvii e di un terzo tentativo di riportare il testo di nuovo in Settima commissione, (proposta rivolta in extremis dal Primo Presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, e sostenuta da ben 13 consiglieri, tra cui gli indipendente Andrea Mirenda e Roberto Fontana) pesano in plenum i quattro voti contrari finali: dello stesso Primo Presidente D’Ascola, dei togati di Area Tullio Morello, Marcello Basilico e Maurizio Carbone. Cosi come gli astenuti: il Pg della Cassazione Gaeta, e gli altri togati della corrente progressista : Antonello Cosentino e Maria Francesca Abenavoli. Plaudono invece tutti i magistrati e i laici di centro e di destra: dalla avvocata leghista Claudia Eccher, che l’aveva proposta, ai consiglieri di Mi e di Unicost, tra i più determinati a difendere una circolare che, “recependo l’impianto delle linee guida del 2018” su una comunicazione che tutela e valorizza la presunzione di non colpevolezza, “ne rafforza la dimensione culturale e formativa”, incrociandola con i temi “della comunicazione digitale”.
Poco ascolto ricevono le riflessioni emerse dai procuratori, in queste settimane. La circolare porta con sé il rischio di un “bavaglio”, è l’accusa di molti capi degli uffici. In ogni caso, le “linee guida”, con l’intento di dissuadere gli incontri con la stampa, riescono nell’obiettivo lì dove anni di attacco ai pubblici ministeri avevano fallito: insomma «zittirli». Perciò, ragiona in plenum, il Pg Gaeta: “A me pare che vi siano punti irragionevoli nella circolare, laddove si vuole trasformare il procuratore in un eterno comunicatore. E prevedere che lui debba dare conto della modifica del quadro delle accuse, con processi che durano 7, 8 anni, mi sembra inesigibile». Analogamente reagisce il consigliere di Area, Tullio Morello: “Ci vogliamo concentrare oltremisura sulla comunicazione rigorosa della procura, mentre non vogliamo vedere che, al netto di eventuali rettifiche, noi non incideremo mai su quello che i motori di ricerca, ciò che i social network possono mettere in circolazione, sotto il dettato dell’algoritmo. Uno spazio dove le leggi italiane non arrivano». E il collega dello stesso gruppo, Maurizio Carbone: “Ma se un sindaco è stato arrestato, non è solo dovere di un procuratore spiegare come e perché, ma anche diritto del cittadino essere informato. Anche per quella forma di comtrollo democratico sul lavoro della magistratura che deve essere esercitata, e che tocca al ruolo della libera stampa”. Insomma: un provvedimento che integra un bavaglio. Accusa assurda, replica la destra.
"Oggi si è scritta una pagina importante e di portata storica per la tutela dei diritti dei cittadini, della presunzione di innocenza e della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali – afferma Claudia Eccher, componente laica del Consiglio superiore della magistratura e relatrice della delibera approvata – Il Consiglio superiore della magistratura ha compiuto una scelta di grande equilibrio e responsabilità, aggiornando le regole sulla comunicazione istituzionale della magistratura alla realtà del nostro tempo. Nell’ecosistema digitale, infatti, una notizia giudiziaria non si esaurisce più nella cronaca del giorno dopo, ma resta indicizzata, permanente e capace di produrre effetti duraturi sulla vita personale, familiare e professionale dei cittadini. Le nuove linee guida non rappresentano una limitazione del diritto di cronaca, ma definiscono criteri chiari, oggettivi e non discriminatori per garantire una comunicazione corretta, sobria, tracciabile e rispettosa dei diritti fondamentali”.