corriere.it, 11 giugno 2026
Alla Camera mozione della maggioranza per la rimozione graduale delle sanzioni alla Russia
Mercoledì sera di festa nella residenza dell’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov. Calici, musica e un nuovo attacco frontale al Quirinale: «Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati», ha detto il diplomatico nel suo discorso davanti agli ospiti riuniti.
L’attacco al Colle
«La Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa». Accuse che «non corrispondono al vero», secondo Paramonov, anzi «palesi falsità». Tant’è, ha aggiunto l’ambasciatore, che solo grazie ai «numerosi amici italiani» – e in sala ce n’erano almeno cinquecento, pronti all’applauso e accorsi a celebrare la Giornata della Russia – il «barometro delle relazioni tra i due Paesi non è slittato verso la “tempesta totale”».
Il Colle non commenta. Così come sceglie di fare la Farnesina da cui pure filtra un «silenzio gelido». Del resto, sono veleni non nuovi da parte del Cremlino e dei suoi emissari, che vedono in Sergio Mattarella il nemico politico numero uno in Italia. Per una ragione evidente: il capo dello Stato è stato uno dei critici più fermi della guerra in Ucraina.
Oggi la risoluzione in vista del Consiglio Ue
La stilettata al Quirinale è ancora più stonata alla luce di un dato politico. Ieri la maggioranza ha modificato la risoluzione che presenterà oggi in parlamento dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno. Inserendo, su spinta della Lega, almeno tre passaggi più morbidi nei confronti della Russia. Uno soprattutto: nel nuovo testo si chiede al governo di «iniziare a costruire un phase-out dell’impianto sanzionatorio a seguito del termine del conflitto, suggerendolo anche come leverage negoziale». Tradotto: l’eliminazione graduale delle misure restrittive contro la Federazione russa. Per la prima volta prospettata in maniera esplicita in una mozione del governo. È del Carroccio anche l’input a rimuovere, rispetto alla prima versione circolata lunedì, il riferimento alla difesa «dell’integrità territoriale dell’Ucraina». Espressione già superata nella mozione presentata a maggio, fanno notare i leghisti che hanno contribuito alla stesura della risoluzione, il senatore Claudio Borghi e il deputato Stefano Candiani. Nel punto, il secondo del documento, rimane solo il «pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza».
Com’era già previsto nella prima bozza, il testo non parla esplicitamente dell’adesione dell’Ucraina all’Ue, ma solo della necessità che l’allargamento dell’Unione sia un «processo basato sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati». Anzi «con particolare attenzione ai Balcani occidentali». Candidati di più lunga data rispetto a Kiev.
La posizione della Lega
Il Carroccio ha voluto anche un’altra aggiunta: è necessario «informare il Parlamento delle conseguenze economiche di qualsiasi nuovo ingresso». È un’idea di Borghi: non a caso proprio ieri il senatore ha pubblicato nella sua newsletter un pezzo su quanto siano costati finora, a Bruxelles, i prestiti a Volodymyr Zelensky. Le istanze leghiste sarebbero state accolte da FI e FdI con meno resistenze del solito: «Il ministro Foti ha fatto un ottimo lavoro di cesello», è il commento soddisfatto di Candiani.