corriere.it, 11 giugno 2026
Iran, impianto idrico colpito nei raid Usa: ipotesi di un crimine di guerra
Secondo un’analisi del New York Times, gli attacchi aerei statunitensi condotti nelle prime ore di mercoledì sull’Iran avrebbero distrutto quello che appare come un impianto per l’approvvigionamento di acqua potabile sulla costa meridionale dell’Iran, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Nelle stesse ore, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato in un messaggio pubblicato su X di aver effettuato operazioni nell’area «con munizioni di precisione» lanciate da aerei da combattimento dell’Aeronautica e della Marina statunitensi.
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Secondo i media statali iraniani, nel mirino sarebbero finiti depositi d’acqua. Un funzionario locale ha riferito che l’interruzione della fornitura idrica ha coinvolto oltre 20 mila persone residenti in una città e nei villaggi vicini. Nella zona, questa settimana, le temperature hanno superato i 38 gradi.
Un’immagine satellitare commerciale scattata la mattina del 9 giugno mostra due piccole strutture idriche nel villaggio di Bemani. Entrambe presentano tubature azzurre, tipiche delle infrastrutture di distribuzione dell’acqua, e sorgono su una collina all’esterno dell’area abitata. Gli edifici corrispondono alla descrizione dei due serbatoi di stoccaggio che, secondo Abdolhamid Hamzehpour, responsabile dell’autorità idrica provinciale, sarebbero stati distrutti.
Non è chiaro se gli Stati Uniti abbiano colpito intenzionalmente gli impianti idrici o se fossero a conoscenza della natura delle strutture presenti all’interno degli edifici. Un attacco deliberato contro infrastrutture civili potrebbe costituire un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.
I video diffusi mercoledì dai media iraniani, compresi quelli statali, e dall’autorità idrica provinciale mostrano il crollo del tetto dell’edificio più piccolo.
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La struttura più grande, poco distante, è ancora in piedi, ma le immagini mostrano un piccolo foro d’impatto al centro della copertura. Il New York Times riferisce di averne verificato l’autenticità confrontando l’ambiente circostante con immagini di riferimento del sito.
Una fotografia di frammenti che, secondo Tasnim, agenzia di stampa iraniana semiufficiale, sarebbero stati recuperati sul posto, mostrerebbe resti identificati dai ricercatori dell’Open Source Munitions Portal come appartenenti a una bomba GBU-39. La GBU-39, una piccola bomba planante a guida di precisione del peso di circa 113 chili, appare compatibile con i danni visibili nel filmato dell’edificio colpito: un foro netto nel tetto e danni da esplosione limitati attorno al punto d’impatto.
Entrambi gli edifici si trovano fuori dal villaggio e non risultano altre infrastrutture nelle immediate vicinanze.
Colpire strutture isolate e centrare il tetto di un edificio sono elementi considerati compatibili con un attacco di precisione. In un messaggio di testo, un portavoce del Comando Centrale ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni sui danni alla struttura, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Hamzehpour ha infine affermato che, nell’immediato, l’acqua è stata distribuita ai residenti tramite autobotti, mentre le squadre tecniche hanno realizzato una nuova conduttura per aggirare i serbatoi danneggiati. L’intervento, ha aggiunto, sarebbe stato completato in 12 ore.