Corriere della Sera, 11 giugno 2026
Lega, clima teso e scelte rinviate
Matteo Salvini al Viminale. Lo chiede la Lega, corale. In cambio della legge elettorale. Accade in un Consiglio federale peraltro difficile. Certo, resta da capire cosa ne pensi Giorgia Meloni. E magari anche il presidente della Repubblica Mattarella. Ma un punto politico del genere può anche trarre in inganno su un partito che ieri si è dimostrato diviso, a tratti anche rancoroso al suo interno. E che presto potrebbe diventare diverso da quello fin qui conosciuto.
Perché il gran consiglio leghista è teso, il presagio sul volo «degli stracci» si avvera. Matteo Salvini entra scuro in volto e ne esce ancor più cupo. La discussione si infiamma, le tre ore filate saranno anche state «un utile sfogatoio» come dice qualcuno. Ma sulla scena ci sono nordisti contro sudisti, salviniani contro governatori, chi parla di Vannacci e chi gli dice «anche basta».
Il punto di caduta su cui tutti si trovano d’accordo è: Salvini deve tornare ministro dell’Interno. Subito, presto, prima delle elezioni qualunque sia la data: «Sarebbe utile anche a Giorgia Meloni per disinnescare il generale», dicono, «perché Salvini in quel ruolo contrasterebbe la narrazione di Vannacci». Lui, modesto, ricorda che al Viminale c’è anche «l’ottimo Nicola Molteni». Ma – è questa la convinzione che prevale – all’Interno Salvini ha saputo anche funzionare come comunicazione, come dimostrano gli anni dell’oltre 30%, a differenza dell’attuale inquilino, Matteo Piantedosi. Lo dice persino Giancarlo Giorgetti: «Quando parla in Consiglio dei ministri non sempre lo capisco». Va detto che non è un discorso contro l’uomo del Viminale, che peraltro ha sempre fatto sapere di essere un tecnico al servizio delle istituzioni, Giorgetti parla solo di comunicazione: «Anche io sono molto meno bravo di altri a comunicare».
Dal punto di vista comunicativo, peraltro, funzionerebbe molto bene anche Luca Zaia come rappresentante del Nord. Ma lì, è tutto da vedere. Certo, al Consiglio si parla anche del possibile sdoppiamento del partito sul modello tedesco Cdu-Csu, come chiesto da Zaia. Ma, dicono, sarebbe impossibile. E dunque il Doge diventerà vicesegretario di una Lega nordista? Certo, Alberto Stefani ribadisce quanto aveva già detto, e cioè di considerarsi in uscita da vice di Salvini. Ma Zaia, arrivato insieme al governatore Massimiliano Fedriga, pare non interessato a sostituirlo senza avere ampia autonomia in vista delle Politiche 2027. Fatto sta che Salvini la chiude annunciando che il suo progetto di rinnovamento arriverà mercoledì (Zaia potrebbe non esserci), sarà ribadito nel «ritiro» di inizio luglio e poi a Pontida. Ma nel partito, come forse mai prima, emergono tutte le tensioni latenti.
Lo scontro si accende tra l’uomo forte di Salvini in Puglia, Roberto Marti, e il presidente lombardo Attilio Fontana e Massimiliano Romeo. Proprio quest’ultimo, capogruppo al Senato e segretario lombardo, fa il discorso più sferzante sulla leadership di Salvini. E ricorda che il modello doppio Lega Nord e Noi con Salvini aveva funzionato. Marti, Claudio Durigon e alcuni senatori del Sud gli gridano contro, Andrea Paganella cerca di riportare la calma. Alla fine i leghisti del Sud sembrano tutt’altro che confortati dalla giornata. Susanna Ceccardi ricorda che la sua regione è stata tra le cofondatrici della Lega Nord e chiede che la Toscana sia considerata in quell’ambito. Prima di definire, pare, «minus habens» i vannacciani ed essere strigliata da Salvini: «Vannacci non dobbiamo considerarlo». E pazienza se molti lo mettono in conto a lui. Su questo Armando Siri suscita le ire dei governatori: «Vannacci lo avete inventato voi, rifiutandovi di aiutare Matteo candidandovi alle Europee». I presidenti, riferiscono, gli «mangiano la faccia». Ma Siri se la prende anche con l’uomo del Mef: «Noi abbiamo fatto tante cose, ma c’è sempre qualcuno che ci frena». Giorgetti non sente: è in commissione per la Rai. Cosa resta? La sensazione che il lavoro per Matteo Salvini non sarà semplice. Lui però non sembra intenzionato ad arretrare. Anzi, presenterà il suo progetto e già avverte: «Se sarà con me il 90% di noi bene, se sarà solo il 65% bene lo stesso».