Corriere della Sera, 11 giugno 2026
Ponte, i pm cercano nei telefonini gli agganci con altri magistrati
Ora si vuol sapere se i magistrati infedeli fossero più d’uno. La lettura delle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Catanzaro ai colleghi romani (e confluite in parte nel decreto di perquisizione notificato ai tre indagati), autorizza a pensare che le manovre di «condizionamento» della magistratura contabile chiamata a esprimersi sul Ponte sullo Stretto di Messina fossero più ampie e invasive.
Secondo l’ipotesi investigativa l’ambizione dell’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio, accusato di corruzione, sarebbe stata quella di infiltrare, in qualche modo, l’assemblea dei magistrati addetti ai controlli di legittimità sulla delibera Cipess relativa al Ponte. «In tale contesto si inserisce anche il tentativo di arruolamento agli interessi del gruppo favorevole al Ponte di altri magistrati», scrivono i pm e citano un’intercettazione: «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto io», annunciava l’imprenditore a Tommaso Miele, l’allora presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato e assistito dall’avvocato Pierpaolo Dell’Anno. Miele prometteva di «arruolare» i colleghi alla causa governativa del Ponte sullo Stretto, ma avrebbe potuto rivelarsi una tattica insufficiente. Il magistrato contabile appare, a tratti, più chiacchierone che risoluto e dunque per realizzare i propri obiettivi l’imprenditore reggino avrebbe potuto rivolgersi ad altri. Quello che, ad oggi, appare un semplice ragionamento investigativo domani potrebbe trovare conferma nella lettura dei supporti informatici sequestrati agli indagati. Sulle accuse formalizzate dai pm, a breve, si esprimeranno anche i giudici del Tribunale del Riesame ai quali gli indagati, incluso Virgiglio, assistito dall’avvocato Giuseppe Belcastro, si sono rivolti.
Il caso continua a infiammare il dibattito politico. Pd, M5S e Avs chiedono alla premier Giorgia Meloni una informativa urgente sul Ponte. Il capogruppo Pd in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, chiede «al governo di fare marcia indietro». Sulla stessa lunghezza d’onda Nicola Fratoianni di Avs (che con il collega Angelo Bonelli aveva denunciato a più riprese la problematicità dell’opera): «Si tratta di un’idea sbagliata da ogni punto di vista, da quello ambientale a quello economico. Un gigantesco spreco di risorse pubbliche che peraltro lievitano quotidianamente. L’inchiesta di cui leggiamo aumenta le perplessità».
Le dichiarazioni della maggioranza sono, invece, di segno opposto. «Seguiamo il lavoro della magistratura – commenta il sottosegretario leghista Alessandro Morelli —. Dal punto di vista puramente amministrativo non cambia assolutamente nulla quindi il percorso va pienamente avanti. L’obiettivo è quello di realizzare la più importante infrastruttura del secolo non per il meridione ma per il Paese e l’Europa». Un’ulteriore precisazione viene dai vertici della società «Stretto di Messina Spa» il cui amministratore delegato Pietro Ciucci ribadisce la propria estraneità all’inchiesta: «L’ex consigliere di amministrazione Saccomanno (Giacomo Saccomanno, il terzo indagato, ndr) non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società. Da lui non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Il nostro progetto è valido, strumentali gli attacchi su molta stampa».