Corriere della Sera, 11 giugno 2026
Le bombe di Trump sull’Iran. Attacco ai porti e alle città
Come aveva minacciato il presidente Trump gli americani, nella notte, hanno lanciato nuovi attacchi all’Iran contro molteplici obiettivi. «Gli attacchi costituiscono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione da parte dell’Iran» ha spiegato il Centcom.
Anche durante la giornata si erano susseguiti i raid, alimentando i timori di un allargamento del conflitto mediorientale. Gli Stati Uniti avevano colpito una ventina di obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz, mentre Teheran aveva risposto con missili e droni. Sul fronte libanese, intanto, almeno 13 persone sono morte nei raid israeliani nel sud del Paese, mentre proseguono gli scontri tra l’Idf e Hezbollah. Nella notte i nuovi attacchi Usa. Si sono sentite esplosioni a Sirik, affacciata sullo Stretto di Hormuz e nell’isola di Kish. A Teheran allertata la difesa aerea.
La nuova escalation era arrivata dopo l’abbattimento da parte di Teheran di un elicottero Apache americano sullo Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale americano (Centcom), i raid avevano preso di mira anche sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo e radar iraniani. Venti gli obiettivi colpiti.
La risposta di Teheran
La reazione dei Guardiani della Rivoluzione era stata immediata: colpite installazioni militari americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. Amman ha dichiarato di aver intercettato cinque missili diretti verso la base di al-Azraq, mentre le autorità di Manama e Kuwait City hanno riferito di aver neutralizzato obiettivi aerei ostili. Secondo Washington non si registrano vittime né danni rilevanti alle strutture statunitensi.
La giornata è stata scandita dalle dichiarazioni di Trump, che ha accusato l’Iran: «Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un’intesa che sarebbe stata eccellente per loro, ora dovranno pagarne il prezzo», ha scritto su Truth, annunciando successivamente che gli Stati Uniti avrebbero colpito Teheran «molto duramente». Per il tycoon l’intesa era ormai pronta e che mancasse soltanto la firma finale, affermando che la Repubblica islamica aveva accettato di rinunciare all’arma nucleare. Allo stesso tempo non ha escluso possibili attacchi contro ponti e infrastrutture energetiche iraniane, pur continuando a sostenere che un accordo fosse ancora possibile.
Uno dei principali teatri dello scontro resta lo Stretto di Hormuz. Ieri il Centcom ha annunciato di aver messo fuori uso per il secondo giorno consecutivo una petroliera accusata di trasportare greggio iraniano in violazione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti. La nave, la M/T Settebello battente bandiera di Palau, è stata colpita con munizioni di precisione nella sala macchine dopo che l’equipaggio avrebbe ignorato le indicazioni delle forze americane. Washington sostiene che dall’avvio del blocco siano state fermate otto navi e reindirizzate oltre 130 imbarcazioni. Trump ha, anche, rivendicato una «missione segreta» che avrebbe consentito il transito attraverso Hormuz di oltre 100 milioni di barili di petrolio e più di 200 navi commerciali.
La diplomazia è in affanno. Ieri una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran per tentare di mantenere aperto il dialogo. Ma l’Iran ha rifiutato un incontro trilaterale con gli Usa. Secondo Axios, negli ultimi due giorni funzionari americani e iraniani hanno avuto colloqui paralleli con la mediazione qatarina. Intanto Ebrahim Azizi, presidente della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha avvertito che in caso di nuovi attacchi americani «questa volta la guerra non sarà limitata alla regione».
La risoluzione dell’Aiea
Ieri il Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di approvare una risoluzione che chiede all’Iran di fornire informazioni complete sulle proprie scorte di uranio arricchito e di consentire nuove verifiche agli ispettori. Teheran ha definito il provvedimento «politico» e «controproducente», mentre Israele lo ha accolto come la conferma delle violazioni iraniane degli obblighi internazionali. L’ambasciatore iraniano all’Onu ha confermato la linea dura: «Non negoziamo sotto minaccia».
Sul fronte libanese, infine, l’Idf ha dichiarato di aver colpito membri e infrastrutture di Hezbollah nel sud del Paese. Secondo fonti libanesi, i raid hanno provocato almeno 13 morti. Il ministero della Salute di Beirut afferma che dall’inizio dell’offensiva israeliana del 2 marzo il bilancio complessivo è salito a 3.696 vittime. Davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, il segretario generale Antonio Guterres ha lanciato un nuovo appello alle parti affinché rispettino il cessate il fuoco e tornino alla via diplomatica.