ilmessaggero.it, 10 giugno 2026
«Putin ripristina le vecchie basi sul confine finlandese». Svezia in allarme
La Russia sta rafforzando il proprio dispositivo militare lungo il fianco nordico e baltico della Nato. Non c’è una prova pubblica che Mosca abbia deciso un attacco contro un Paese dell’Alleanza, né esiste una data indicata per un’eventuale offensiva. Ma il segnale che arriva da Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Baltici e Polonia è sempre più netto: il tempo per prepararsi non è infinito. A riaccendere l’allarme è una lunga inchiesta giornalistica della tv pubblica danese DR, realizzata insieme alla svedese SVT, alla norvegese NRK e al media estone Delfi. Il lavoro, intitolato “Krigsplan Europa”, ricostruisce il riassetto militare russo lungo il confine settentrionale dell’Europa, dall’Artico al Baltico. Secondo le fonti consultate, Mosca starebbe ampliando basi, depositi, caserme e infrastrutture logistiche, trasformando alcune unità da brigate a divisioni e preparando forze capaci di sostenere operazioni più ampie e prolungate.
Inizio della Rivoluzione Arancione in Ucraina
Il ministro della Difesa svedese Pal Jonson ha detto di non essere sorpreso. «Prendiamo decisamente sul serio questa minaccia», ha dichiarato alla tv pubblica SVT, spiegando che proprio per questo Stoccolma sta aumentando gli investimenti militari più di molti altri alleati Nato. Il punto più sensibile è geografico. Con l’ingresso della Finlandia nella Nato nel 2023 e della Svezia nel 2024, il baricentro della sicurezza europea si è spostato a nord. La frontiera diretta tra Alleanza e Russia si è allungata, mentre il Baltico, la penisola di Kola, la regione di San Pietroburgo e l’ex distretto militare di Leningrado sono tornati al centro della pianificazione militare.
Per i Paesi di frontiera la minaccia non è astratta. La Finlandia condivide un lungo confine con la Russia. Estonia, Lettonia e Lituania sono esposte sul Baltico. La Polonia guarda al corridoio di Suwalki e a Kaliningrad. La Norvegia controlla un’area cruciale per l’accesso all’Artico e per la sorveglianza delle capacità nucleari russe nella penisola di Kola. La Svezia, appena entrata nella Nato, è diventata un attore decisivo nella difesa del Nord Europa e del Baltico.
Attacco possibile in tempi brevi
L’inchiesta nordica indica una possibile “finestra di vulnerabilità” nei prossimi uno-tre anni, soprattutto nel caso in cui la guerra in Ucraina finisca o venga congelata. In quello scenario, la Russia potrebbe disporre di un esercito temprato dal conflitto, di un’industria bellica ancora ad alto regime e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui l’Europa sta ricostruendo le proprie difese. Il timore non è soltanto un’invasione classica. Gli scenari considerati dagli analisti includono attacchi ibridi, sabotaggi, cyberoperazioni, pressione sulle infrastrutture critiche, minacce ai cavi sottomarini, attacchi con droni, operazioni nel Baltico e possibili mosse limitate pensate per testare la coesione della Nato. È proprio questa ambiguità a rendere più difficile la risposta: un’aggressione sotto la soglia dell’articolo 5 può essere meno visibile di un attacco convenzionale, ma altrettanto destabilizzante.
Le debolezze europee sono note.
Le scorte di munizioni restano insufficienti, la difesa aerea è frammentata, la produzione industriale procede più lentamente di quella russa e molte infrastrutture civili e militari non sono ancora protette per un conflitto ad alta intensità. Porti, aeroporti, ferrovie, centrali energetiche, reti digitali e basi militari sarebbero obiettivi centrali in una guerra moderna.
Mosca respinge le accuse. L’ambasciata russa a Copenaghen ha definito una menzogna l’ipotesi che la Russia abbia deciso di attaccare uno o più Paesi Nato nel prossimo futuro. Secondo la versione russa, gli allarmi occidentali servirebbero a giustificare il rafforzamento militare dell’Alleanza e dell’Unione europea. Ma il messaggio che arriva dalle capitali del Nord Europa è diverso: non si tratta di dire che la guerra sia inevitabile, ma di evitare che diventi possibile perché l’Europa non è pronta. La deterrenza, spiegano fonti militari e di intelligence, funziona solo se è credibile. E la credibilità si misura in soldati, munizioni, difesa aerea, capacità industriale, comando integrato e rapidità di risposta. Per questo la Svezia aumenta la spesa militare, la Nato rafforza la presenza avanzata in Finlandia, la Norvegia accelera gli investimenti, i Baltici chiedono più capacità anti-drone e la Polonia continua a costruire una delle difese più robuste d’Europa. Tutti guardano alla stessa domanda: cosa accadrebbe se la Russia, dopo l’Ucraina, decidesse di testare la Nato prima che il riarmo europeo sia completo?
La risposta, per ora, è un allarme che corre da Stoccolma a Helsinki, da Oslo a Tallinn, da Riga a Vilnius, fino a Varsavia. Non è ancora una guerra. Ma è la preparazione a uno scenario che l’Europa non può più permettersi di considerare impossibile.