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 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

Decaro trema: salta assessore al Turismo

La sinistra si spacca, finisce in un guaio giudiziario e la mafia festeggia. Benvenuti a Foggia, feudo di una mafia fortissima “più che in Calabria o Sicilia”, come ha detto nei giorni scorsi il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo perché “qui non è ancora avvenuta in maniera aperta, definitiva, la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime dei reati prettamente mafiosi”, aveva sottolineato il magistrato foggiano.
E la mafia vince quando la politica è debole, pensa alle poltrone o agli affari suoi. Come l’assessore al Turismo della Regione Puglia Graziamaria Starace, indagata per concussione dalla Procura foggiana in concorso con il sindaco di Vieste (che è anche presidente della provincia di Foggia) Giuseppe Nobiletti e al dirigente dell’ufficio tecnico comunale Vincenzo Ragno. A loro la Starace avrebbe fatto indebite pressioni per far revocare la concessione balneare ad uno stabilimento in uso all’ex marito dell’assessora a seguito di una serie di ispezioni. A far scoprire le trame dei tre sarebbe stato l’assessore ai grandi eventi Gaetano Paglialonga (a cui sono state subito tolte le deleghe da Nobiletti), che avrebbe registrato di nascosto le loro conversazioni e quelle avute con altri esponenti. La Starace si dice “vittima di una dolorosa vicenda familiare”, tutti i tre indagati professano la loro estraneità alle accuse, negano qualsiasi intento persecutorio o ritorsivo, ma questa tegola si abbatte sulla giunta del governatore Antonio Decaro, ex delfino di Michele Emiliano – che di tornare a fare la toga non vuole saperne – che però in conto aveva messo qualche contraccolpo dopo aver preso le distanze politiche e personali dall’ex presidente della giunta regionale pugliese, visto che il dicastero del Turismo era già stato investito dall’inchiesta per peculato di 1,3 milioni di euro dei Fondi di Pugliapromozione, usati secondo la Gdf e gli inquirenti per uso personali dopo essere stati ripuliti e reimpiegati acquistando beni strumentali in attività economiche, secondo i magistrati da una serie di indagati tra cui persino il dg dell’Agenzia regionale del turismo.
Anche le dimissioni del sindaco di Foggia Maria Aida Episcopo stanno spaccando il campo largo. Eletta nel 2023, l’altro giorno si è accorta di non avere i numeri per approvare il Bilancio 2025, visto che il Consiglio comunale è andato deserto. Galeotta ancora una volta la fame di poltrone dei suoi dopo la revoca delle deleghe a due assessori (Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano) e la “promozione” di altri due, Giuseppe Galasso e Luigi Iorio. Chi conosce la realtà locale racconta che a innescare questo risiko sarebbe stato un potente politico locale uscito rafforzato proprio dalle Regionali che avrebbe chiesto maggiore peso in giunta.
La sinistra trama, la città affonda. Nei giorni scorsi ha fatto discutere la lettera appello di Giuseppe Ciuffreda, figlio di un imprenditore ucciso nel 1990 per il no al pizzo. “Lei ci disegna una mafia forte, pericolosa e letale – ha scritto Ciuffreda a Melillo – ma ci suggerisce di affrontarla a mani nude, come se bastasse presentarsi in Questura. Mio padre lo fece e gli costò la vita”. Rapine ai negozi, estorsioni e violenza urbana a opera di diverse baby gang sono all’ordine del giorno. L’agricoltura è in mano a spregiudicati capolarati, le mafie negli ultimi anni sversano rifiuti speciali e materiali di scarto in discariche abusive a cielo aperto come cave in disuso, aree agricole e capannoni, come ha scoperto recentemente la Dda di Bari.
"L’espansione affaristica e le ricchezze accumulate dalla mafia foggiana hanno letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania”, aveva sottolineato lo stesso Melillo, capace però di strappare il Foggia Calcio dagli appetiti mafiosi. E ora che la politica latita, i boss si fregano le mani...