La Stampa, 10 giugno 2026
Carissima Scala
Ma allora non sono delle necropoli! Negli ultimi tempi, i teatri d’opera italiani ribollono di polemiche e di scontri, quindi di vita. Dopo la guerra dei sette mesi su Venezi alla Fenice, adesso c’è la rivolta del loggione della Scala. Con un grande classico che fa sempre Senso (quello di Visconti): lunedì, alla prima di Carmen, dall’alto è caduta in sala una pioggia di volantini. I loggionisti si ribellano al rincaro dei prezzi per i posti più popolari, cioè i loro: rincari semplici ma anche la «subdola» riclassificazione delle 36 sedie migliori della seconda galleria, quelle centrali, che sono passate dalla tariffa fucsia, abbonamento a 800 euro, a quella verde, 1.050 euro, più 31,25 per cento. «Aumenti che gravano sul pubblico popolare storico di un teatro che vive per circa un terzo di risorse pubbliche e che la legge vincola alla formazione culturale e sociale della collettività», come recita il volantino.
«Vuole uno slogan? No alla gentrificazione della Scala», dice Elena Sarati, consulente aziendale, 57 anni, prima volta alla Scala a tre e mezzo, «introdotta di nascosto dai miei, era una Carmen anche allora». E prosegue: «Non è vero che sono aumentati tutti i prezzi. Sono aumentati solo quelli delle fasce più alte e delle gallerie. E allora i casi sono due: o è un semplice caso di sciatteria, o si vuole espellere dalla Scala il pubblico tradizionale (e competente, quindi critico) per fare posto a quello turistico. Niente contro gli stranieri, per carità: ma la forza della Scala è sempre stata quella del suo zoccolo duro di appassionati, che oltretutto si sta pure rinnovando perché stanno arrivando tanti giovani. Abbiamo già dovuto difendere la tradizionale coda per i biglietti venduti prima della recita, che è un’occasione di socialità, incontri, amicizia. Ah, e aggiungiamo pure il posto della carrozzina per disabili a 270 euro: ci hanno garantito che è un refuso del sito, speriamo che sia così». D’accordo, ma adesso che succede? «La protesta continuerà finché non ci daranno una risposta».
La parola alla difesa. Nel caso, Paolo Besana, capo della comunicazione del teatrone. «Sulla carrozzina, è davvero un errore che correggeremo: il posto costerà 130 euro, inclusa la gratuità per l’accompagnatore, e dal ’26-27 tornerà al prezzo del ’24, 80 euro. Poi faccio presente che parliamo di 36 posti su un totale di 531. In media, un posto in galleria costava 45,56 euro nel ’25-26 e ne costerà 46,94 nel ’26-27: la crescita media è di 1,48 euro. Sui 450 mila spettatori della Scala, ce ne sono 150 mila che hanno un accesso agevolato. E dalla prossima stagione i milanesi che potranno dimostrare di non essere mai andati alla Scala avranno uno sconto del 50 per cento. I prezzi non aumentavano da dieci anni e non aumenteranno più finché Fortunato Ortombina sarà sovrintendente». Altre due obiezioni, però. La prima: la Scala è in attivo, perché i rincari? «Perché siamo alla vigilia della ridiscussione del contratto di lavoro e del trasferimento dei laboratori al Rubattino: la nuova sede è stata pagata dallo Stato, ma al trasloco dovrà pensare il teatro». Seconda obiezione: di più caro della Scala, in Europa, c’è solo il Festival di Salisburgo... «Andiamo a vedere quanti contributi pubblici ricevono i teatri tedeschi o francesi. Questa è una battaglia che potremmo fare insieme, la Scala e chi protesta».
Fin qui, il muro contro muro. Piccola chiosa: Milano è una delle due città del mondo (l’altra, Vienna) dove di fatti e misfatti del teatro d’opera ti parla anche il tassista che magari non c’è mai entrato. La forza della Scala è di essere sempre stata il luogo dove si trova tutta la comunità, i sciuri ma anche il popolo: basta leggere Porta, o Stendhal. Questo rapporto simbiotico con la città si sta perdendo, ed è la vera grande questione che la Scala deva affrontare. Alla Carmen gli spettatori attorno a me, e tutti, leggevano sul display la traduzione del libretto in una lingua che non era l’italiano. Se la Scala diventa una Disneyland per turisti ricchi, è morta. Il pericolo è più concreto di quel che si pensa e aumentare i prezzi proprio al loggione non sembra il modo migliore per scongiurarlo. Delle tariffe differenziate per i residenti potrebbero essere la soluzione, tanto più che i milanesi (tutti, anche chi non ci va) la Scala la finanziano già con le loro tasse statali e comunali? Le regole Ue lo vieterebbero, ma forse un tentativo si può fare: una scala mobile per la Scala. Altrimenti sarà la conferma che in questa città per molti, per troppi, è sempre più difficile continuare a fare quel che si è sempre fatto: come, appunto, andare alla Scala.