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 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

Contraddizione di Anthropic: vuol frenare l’IA ma è quella che la sta spingendo di più

Lo scorso 4 giugno Anthropic, società IA tra le più influenti del mondo con sede a San Francisco, ha pubblicato un documento – firmato dalla responsabile della ricerca interna Marina Favaro e dal capo delle policy Jack Clark – in cui sostiene che sarebbe un bene per il mondo avere l’opzione di rallentare o sospendere temporaneamente lo sviluppo dell’IA di frontiera, per dare a strutture sociali e ricerca sull’allineamento il tempo di stare al passo con una tecnologia che corre sempre più veloce.
Il timore esplicitato nel testo è quello dell’auto-miglioramento ricorsivo, lo scenario in cui un sistema diventa capace di progettare e costruire i propri successori con un coinvolgimento umano minimo.
Cinque giorni tra l’allarme e il lancio
Cinque giorni più tardi, il 9 giugno, la stessa azienda ha lanciato Claude Fable 5.
Anthropic lo descrive come un modello di classe Mythos – l’IA più potente sviluppata finora dall’azienda californiana – reso sicuro per l’uso generale, con capacità che superano quelle di qualsiasi modello mai messo a disposizione del pubblico e prestazioni allo stato dell’arte in quasi tutti i benchmark testati.
La famiglia Mythos era stata svelata in aprile e tenuta sotto chiave: il modello Mythos Preview, privo di freni equivalenti, era riuscito a individuare migliaia di vulnerabilità critiche, comprese falle in tutti i principali sistemi operativi e browser. Proprio per questo era rimasto riservato a un gruppo ristretto di partner, all’interno di un’iniziativa sulla cybersicurezza chiamata Project Glasswing.
La lettura dei critici: allarmismo come strategia
Per gli osservatori più scettici l’alternanza tra catastrofismo e rilascio di modelli ha una spiegazione logica: se chiedi una pausa globale e poi consegni al pubblico la tua arma migliore, l’allarme funziona come una certificazione di potenza. Più il pericolo è grande, più il prodotto appare capace.
Emily M. Bender, linguista dell’Università di Washington e coautrice con Alex Hanna del saggio L’inganno dell’intelligenza artificiale, scrive che l’“AI doomerism”, il catastrofismo sull’intelligenza artificiale, è anche “AI hype”, cioè una forma di promozione dell’IA stessa: descrivere sistemi che generano testo come anticipazioni di una futura AGI capace di conquistare il mondo contribuisce, secondo lei, a farli apparire potenti e quasi magici. La sua critica riguarda l’industria dell’IA nel suo complesso e Anthropic vi rientra alla perfezione come uno degli attori che partecipano a questa costruzione narrativa.
È un argomento da non sottovalutare se si guarda al momento finanziario dell’azienda guidata da Dario Amodei (CEO) e da sua sorella Daniela (Presidente).
Anthropic ha da poco chiuso un round di finanziamento da 65 miliardi di dollari che ha portato la sua valutazione vicino ai mille miliardi, e nella stessa settimana dell’appello alla pausa ha depositato presso la SEC i documenti per quotarsi sul mercato pubblico.
Una società valutata tra i 965 miliardi e mille miliardi di dollari sta chiedendo al mondo di frenare la tecnologia che l’ha resa una delle aziende più preziose del pianeta. In vista di un’IPO attesa a breve, l’allarme ben calibrato è anche il modo migliore per arrivare in Borsa con un racconto di potenza devastante.
Gary Marcus, ricercatore e critico influente dell’AI generativa, ha definito la comunicazione di Anthropic puro hype.
Sul caso Mythos, Marcus ha detto al Guardian che Dario Amodei avrebbe adottato “hype ed esagerazioni” simili a quelle di Sam Altman. Sulla proposta di pausa globale, lo studioso ritiene che si tratti di un’operazione retorica “una proposta a costo zero, perfettamente sincronizzata con la quotazione in borsa”.
Durante un intervento nel podcast Core Memory, Sam Altman – amministratore delegato di OpenAI, l’azienda che ha creato ChatGpt – ha lasciato intendere che il “marketing basato sulla paura” di Anthropic fosse un buon modo per mantenere l’intelligenza artificiale nelle mani di una élite ristretta ed esclusiva.
“Ci sono persone al mondo che, da molto tempo, vogliono tenere l’IA nelle mani di un gruppo più ristretto di persone”, ha detto. “Questa posizione può essere giustificata in molti modi diversi”.
“È chiaramente un marketing formidabile dire: ‘Abbiamo costruito una bomba, stiamo per farvela cadere sulla testa. Vi venderemo un rifugio anti-bomba per 100 milioni di dollari’”, ha aggiunto.
L’accusa, però, riguarda un terreno sul quale anche OpenAI si è mossa in passato.
Nel 2019, al momento del lancio di Gpt-2, la società scelse una diffusione graduale del modello, spiegando che voleva dare a ricercatori e opinione pubblica il tempo di valutarne le implicazioni sociali e i possibili abusi.
E nel 2023, davanti al Senato americano, lo stesso Altman usò toni preoccupanti riguardo la tecnologia che la sua stessa azienda stava sviluppando: “Se questa tecnologia va nel verso sbagliato, può andare molto male”, disse, aggiungendo che OpenAI voleva parlarne apertamente e collaborare con il governo per evitare quegli esiti.
Per David Sacks, investitore e consigliere della Casa Bianca per l’intelligenza artificiale, il catastrofismo di Anthropic[e di OpenAI] è puro opportunismo. Sacks in passato ha detto che l’azienda sta usando l’allarmismo sui rischi dell’AI per influenzare le regole del settore. La sua accusa è che, evocando scenari estremi, la società punti a ottenere norme più favorevoli alle grandi aziende già presenti sul mercato.
Il problema dell’invito a “rallentare” di Anthropic è che i dati dicono esattamente l’opposto.
Nei dodici mesi a cavallo tra 2025 e 2026 Anthropic ha distribuito tra gli otto e i nove modelli pubblici, con una cadenza approssimativa di uno ogni sei-otto settimane.
Un nuovo modello di frontiera arriva più o meno ogni trimestre, ma le versioni minori – 4.1, 4.5, 4.6 – si susseguono molto più in fretta.
Allargando lo sguardo ai prodotti e alle funzioni, il ritmo diventa serrato. Solo nei primi cinque mesi del 2026 l’azienda ha rilasciato ventinove aggiornamenti distinti, circa uno ogni cinque giorni. Sommando la seconda metà del 2025, il totale su dodici mesi si avvicina ragionevolmente a quaranta-cinquanta rilasci tra modelli, prodotti, feature e aggiornamenti significativi: una novità ogni otto, dieci giorni insomma. Difficile chiamarla frenata.
Il confronto con i concorrenti aiuta a inquadrare la corsa.
OpenAI resta ancora l’azienda IA più prolifica, con un ritmo di aggiornamenti di ChatGpt praticamente settimanali e un ventaglio di prodotti continuamente migliorato che include anche la generazione di immagini e video (due cose che Claude di Anthropic non ha mai fatto).
Google negli ultimi dodici mesi ha “consegnato” al pubblico 44 volte tra modelli, prodotti, feature e aggiornamenti di piattaforma Al Google I/O di maggio scorso ha presentato in un colpo solo una nuova famiglia Gemini, occhiali intelligenti, agenti nella ricerca e diversi altri prodotti.
Anthropic è la più focalizzata delle tre aziende, perché va verticale su testo e codice, con meno modelli paralleli e meno filoni.
Ma la conclusione è la stessa per tutt’e tre. Stanno accelerando allo stesso modo, soltanto con strategie diverse.
L’immagine responsabile e il codice scritto dalle macchine
Un punto di forza di Anthropic è sempre stata la sua reputazione. Quella di un’azienda che mette la sicurezza davanti alla velocità.
Eppure i suoi stessi dati interni misurano un’accelerazione irrefrenabile.
Più dell’80% del codice integrato nella base di codice dell’azienda era scritto da Claude, contro percentuali a una sola cifra prima del lancio di Claude Code, all’inizio del 2025. L’ingegnere medio produce otto volte più codice al giorno rispetto al 2024, non perché lavori di più, ma perché è il modello a scrivere mentre lui dirige e revisiona.
Sono le stesse cifre che Anthropic usa per giustificare l’appello alla cautela. Lette in controluce, però, descrivono un’azienda che ha automatizzato il proprio sviluppo a un ritmo che accelera la corsa generale invece di frenarla. Sembra evidente che la prudenza dichiarata e la macchina produttiva tirano in direzioni opposte.
I lavori junior e il modello che li svolge
Nel dibattito sul futuro del lavoro, Anthropic è entrata a gamba tesa.
Amodei in passato ha dichiarato ad Axios che l’IA potrebbe eliminare metà di tutti i lavori junior entro cinque anni, spingendo la disoccupazione tra il 10 e il 20%, con i settori della tecnologia, della finanza e della consulenza tra i più esposti.
Sapendo questo, Anthropic continua a rilasciare modelli sempre più bravi proprio nelle attività che renderebbero quei posti superflui. Fable 5 è l’esempio più lampante: quanto più un compito è lungo e complesso, tanto più ampio è il vantaggio del modello sugli altri, cioè esattamente nelle attività prolungate e autonome che definiscono il lavoro qualificato.
Per Amodei, questa lettura è frutto di un fraintendimento da social network.
Interpellato sul punto da Bloomberg, l’amministratore delegato di Anthropic ha respinto l’accusa di allarmismo strumentale.
Amodei sotiene di parlare in ogni intervista delle possibili soluzioni, dalla politica fiscale e macroeconomica alla natura dei nuovi lavori, e di aver dedicato pagine intere, nel suo post online The Adolescence of Technology, alla differenza tra compiti e mestieri e al perché l’era degli algoritmi è diversa dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche.
La colpa, secondo il CEO di Anthropic, è di una cultura che riduce tutto a clip di tre secondi: “I social media, che detesto come categoria, prendono spezzoni di tre secondi di un anno fa”, dice, riferendosi alle sue dichiarazioni sul futuro del lavoro e rivendicando di aver scritto in modo molto più articolato sui rischi. “L’idea che questo sia marketing a buon mercato è essa stessa marketing a buon mercato”, ha detto Amodei.
Il suo messaggio, insiste, non è che stia arrivando qualcosa di catastrofico, ma che si tratta di qualcosa “che dovremmo vedere arrivare, di cui ci preoccupiamo, e a cui dobbiamo rispondere in modo positivo”.
Sul lavoro la sua tesi è quella del picco di produttività: oggi l’IA rende più produttivi gli ingegneri del software anche se scrive quasi tutto il codice, perché automatizzare il 90% di un mestiere rende le persone dieci volte più efficaci nel restante 10%.
Ma il seguito di questo ragionamento è meno rassicurante, e lo ammette lui stesso: man mano che la quota automatizzata si avvicina al 100%, “bisogna trovare qualcos’altro da far fare a quelle persone”,
e si comincia già a vedere chi non diventa più produttivo, perché conviene che sia direttamente l’IA a svolgere il compito.
Il governo, i documenti classificati e le operazioni militari
C’è poi una questione che sta mettendo duramente alla prova, ormai da mesi, l’etichetta di “IA responsabile” che vanta Anthropic.
Esattamente un anno fa l’azienda ha presentato i modelli Claude Gov, costruiti su misura per i clienti della sicurezza nazionale statunitense, capaci di gestire meglio il materiale classificato. Un mese dopo l’azienda ha firmato un contratto da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa ed è stata il primo laboratorio a integrare i propri modelli nei flussi di lavoro su reti classificate.
Secondo il Wall Street Journal, l’esercito statunitense ha impiegato Claude – distribuito attraverso la partnership con Palantir – durante l’operazione che ha portato alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. Anthropic, da parte sua, dice di non poter commentare singole operazioni e di avere visibilità sull’uso classificato e non, con la certezza che tutto sia avvenuto nel rispetto delle proprie policy.
A febbraio scorso il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto formalmente ad Anthropic di rimuovere dalla sua IA tutte le restrizioni d’uso, compresa la sorveglianza domestica e le armi autonome, e di concedere al Pentagono il diritto di usare Claude Gov “per ogni scopo lecito”. Al rifiuto di Amodei, è seguito un ordine dell’amministrazione di sospendere l’uso della tecnologia di Anthropic.
L’azienda ha tenuto il punto proprio sui due confini che presenta come invalicabili, la sorveglianza di massa e le armi completamente autonome. Resta da capire come un’IA venduta come etica possa stare al servizio dell’intelligence e della pianificazione operativa senza che quei confini diventino, prima o poi, oggetto di trattativa.
La contraddizione di fondo
Un’azienda che chiede al mondo un freno coordinato, e che nello stesso consegna al pubblico il modello più potente del suo catalogo, collabora con il governo a operazioni militari, automatizza il proprio sviluppo all’80% e parla di un futuro del lavoro in bilico per gli esseri umani, in parte a causa della sua tecnologia, sta dicendo due cose insieme: che la corsa è pericolosa, e che intende vincerla.
Il problema è che, anche guardando altrove, questo sembra essere l’unico modo in cui un laboratorio di frontiera può comportarsi oggi: spingere – perché tanto qualcun altro spingerebbe comunque – e nel frattempo gridare al pericolo nella speranza che qualcuno ascolti.
Oppure, come pensano gli scettici, l’allarme e la potenza sono due facce dello stesso prodotto, e funzionano meglio proprio quando arrivano a cinque giorni di distanza.